Ma è Travaglio che intervista Grillo, o Vespa che intervista Berlusconi?

13 Giugno Giu 2012 1020 13 giugno 2012 13 Giugno 2012 - 10:20

Pagina due e tre de Il Fatto Quotidiano. Intervista a tutta pagina a Beppe Grillo. Di fronte, Beppe, ha un osso duro, un vero watchdog del potere: Marco Travaglio. “Povero Grillo” penso iniziando a leggere con una certa voluttà: questa volta non l’ha passata certo liscia. Travaglio non si sarà certo fatto scappare l’occasione di fargli pelo e contropelo e di zittire chi – l’ultimo è stato Luca Telese, che se n’è andato sbattendo la porta dal Fatto – dice che il quotidiano diretto da Antonio Padellaro e vicediretto da Travaglio è ormai un house organ di Grillo.

E quindi inizio a leggere. Immagino due o tre temi che Travaglio non si lascerà scappare: la condanna per omicidio colposo subita da Grillo nel 1988. Le recenti improvvide affermazioni di Grillo stesso, che ha equiparato Equitalia alla Mafia ma ha detto che Equitalia è un po’ peggio. Il chiacchierato rapporto di Grillo con il fisco italiano: quantomeno per dare a Grillo la possibilità di dire una volta per tutti che lui non ha mai evaso un solo euro di tasse.

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E insomma, leggo e leggo. Saranno comodamente 10 mila battute per ogni pagina, e capisco che Travaglio parte soft. Molto soft. Un bel ritratto di interno di casa Grillo: fratello maggiore, moglie e figli che “arrivano alla spicciolata”. E Rocco, il figlio 18enne, “che non sopporta che il padre venga riconosciuto per strada”. Che tenerezza diremmo, se fossimo Marco Travaglio. Che invece ci informa che a Ciro, 11enne, la popolarità non dispiace. Crescerà. “Ma cosa scrivi, è presto per le interviste, facciamo due chiacchiere e basta”. E invece, visto che l'intervista ce l'abbiamo in mano, ci immaginiamo che sia del tutto unprotected: contro il parere e la volontà di Grillo. Accidenti.

E invece. A domanda tre Travaglio piazza la prima aggressiva zampata da par suo: “Il rischio è che tra qualche mese scavalchiate pure il Pd”. Giustamente Beppe se la gode, e descrive uno scenario con “Cinque Stelle primo partito”. Ma Travaglio, indomito, rilancia: “Napolitano ti chiamerà a formare il governo”. A Grillo tocca difendersi strenuamente: “Io non mi candido”. Anche perchè i pregiudicati non possono candidarsi con il Movimento5Stelle. Ma questa notazione la facciamo qui, Travaglio preferisce sorvolare, ed è strano lasciar correre su una condanna per chi, come il vicedirettore del Fatto, non dimentica mai neanche un avviso di garanzia. 

Travaglio preferisce, improvvisamente, la politica: meglio quella della cronaca giudiziaria (noi lo abbiamo sempre detto, del resto). Ci vorrà un programma, dice. Grillo spiega chiaramente che per lui si poteva anche evitare di andare in Parlamento, ma la gente li vuole davvero (ed è ovviamente vero)... Travaglio non molla l’osso: "Il programma?”. Grillo di fatto non risponde, parla del rinnovo del blog e del fatto che il programma arriverà. A Travaglio basta così. 

Insiste invece sulla struttura interna, parla di qualche dissidio coi meetup, l’espulsione di Tavolazzi, il marchio nelle mani di Grillo e Casaleggio, Europa, riforme costituzionali, penali da pagare per non fare l'inceneritore di Parma: tutto a volo d’uccello, in punta di penna. Una battuta su Prodi, una su Berlusconi, una su Bersani, una su Vendola. Grillo, del resto, la battuta ce l’ha sempre, e non sorprende. Quel che sorprende è vedere Travaglio che non fa le domande. Come inizio di Terza Repubblica, non è niente male.

Per leggere tutta l'intervista, cliccate qui

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Il giorno dopo l’intervista e questo mio commento, Travaglio a Un giorno da Pecora, su Radio 2, spiega che lui ha già votato due volte per il Movimento 5 Stelle e considera di farlo anche alle prossime politiche. Se non sarà all’altezza nella scelta dei candidati, invece, confermerà il suo voto a Di Pietro (che notoriamente i candidati li sceglie bene). Qui sotto il video di Travaglio.