Leopardi, l'Infinito e la speculazione "brutta e cattiva"

15 Giugno Giu 2012 1623 15 giugno 2012 15 Giugno 2012 - 16:23

Ieri cadeva l'anniversario della morte del poeta Giacomo Leopardi, scomparso a Napoli il 14 giugno 1837. La mia professoressa di lettere - vedi post "I Maestri esistono ancora?" - me lo ha fatto amare.

 In particolare l'Infinito, 1819:

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

E le morte stagioni, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare

 Quando leggo e rileggo L'Infinito penso al ruolo fondamentale di disciplina della speculazione, che è dipinta dai giornalisti come un mostro infingardo pronto a colpire indiscriminatamente i Paesi europei.
Ma non è vero!

Come Leopardi ci invita a guardare al di là della siepe, ad alzare lo sguardo sul mondo, così la cosiddetta speculazione, i mercati, sono un formidabile incentivo alla disciplina per Paesi e persone che non sanno darsi dei limiti.
Ricordo il titolo di un paper fondamentale di Giavazzi-Pagano del 1988: "The advantage of tying one's hand: EMS Discipline and Central bank credibility", la politica delle mani legate. La politica del vincolo esterno (copyright Guido Carli).
Un popolo indisciplinato come il nostro deve avere vincoli e mani legate, altrimenti facciamo disastri.

L’origine etimologica di speculare è decisamente positiva: dal latino specula, che significa “luogo dal quale si osserva”, esplorare, fare progetti, tentare imprese commerciali. Il termine speculazione nasce dalla voce latina specula (vedetta), da specere (osservare, scrutare), ovvero colui che compiva l'attività di guardia dei legionari. Da qui deriva il senso etimologico di "guardare lontano" e "guardare in profondità con attenzione", e così in senso traslato "guardare nel futuro" o "prevedere il futuro". 

Quando sento parlare di "dittatura dello spread" mi va il sangue alla testa. Ha perfettamente ragione Panunzi che scrive su Lavoce.info : "Lo spread alto riflette solo il rischio che viene percepito dagli investitori per titoli di Stato di paesi che hanno alti deficit (come ad esempio la Spagna) o elevato debito pubblico (come l’Italia). Senza un adeguato compenso, gli investitori non sono disposti a prestare...In realtà, gli Stati hanno una discrezionalità che i soggetti privati non hanno. Possono non ripagare il debito senza che i loro beni vadano in mano ai creditori".

Se non ci fossero i mercati, non avremmo Mario Monti Presidente del Consiglio e saremmo già andati in default.

Guardare al di là della siepe, guardare lontano, immaginare il futuro. Lunga vita alla speculazione!