Aurelio, l'autista di Bossi nella notte dell'ictus, si candida al consiglio della Lega

30 Giugno Giu 2012 1945 30 giugno 2012 30 Giugno 2012 - 19:45
...

Era lo storico autista di Umberto Bossi, ex leader della Lega Nord. C'era lui la notte dell'11 marzo 2004, quando il Senatùr si sentì male e fu portato di corsa in un ospedale di Varese, tra la neve, il freddo e la paura della moglie Manuela Marrone. Aurelio Locatelli in questi anni è spesso rimasto in disparte, non ha mai concesso interviste, ma ora ha deciso di candidarsi al consiglio federale della nuova Lega di Roberto Maroni. «Quello è un matto simpaticissimo, ma non ce la farà mai», spiega un leghista bergamasco che lo conosce bene. «Idolo l'Aurelio», chiosa un altro militante padano. Ora sembra provarci: entrare nella stanza dei bottoni del movimento.

Umberto Bossi3

Del resto, Locatelli fu allontanato proprio dalla Marrone dopo quella notte del marzo del 2004, ma poi fu di nuovo riportato in Bellerio dall'ex segretario nazionale lombardo Giancarlo Giorgetti. Ha svolto per lui le funzioni di autista per qualche anno, poi ha trovato un incarico come segretario in una circoscrizione leghista nella bergamasca. Ora punta al federale. Quello che stabilisce la linea politica del Carroccio. «Con quello che so potrei scrivere un libro», va ripetendo in questi mesi. Perché di certo, lui, di cosa ne sa. E tante. Soprattutto su quella notte, sul malore del Capo, l'ictus e la leggenda-poi più volte smentita-della notte passata con la showgirl Luisa Corna. Parlerà mai l'Aurelio? Non si sa.

Al momento, si limita a sfidare gli altri sei candidati al congresso. Insieme con lui ci sono Giacomo Stucchi, Gianni Fava, Marco Desiderati, Simonetta Bordonali e Andrea Mascetti. «Difficile che ce la faccia, ha dovuto chiedere le firme per la sua candidatura fino all'ultimo», ci spiegano. Del resto, Locatelli non è l'unico tra gli autisti della Lega ad essersi ritagliato una pagina storica del movimento leghista. Pure Pino Babbini viene ricordato spesso e volentieri. Senza dimenticare gli ultimi, come Alessandro Marmello, che ha raccontanto in lungo e in largo la vita agiata del Trota Renzo, il figlio del Senatùr.