Sulla pedofilia il Vaticano tira le orecchie alla Cei (e non solo)

8 Luglio Lug 2012 0943 08 luglio 2012 8 Luglio 2012 - 09:43

E’ da leggere tutta l’intervista che mons. Charles J. Scicluna ha concesso al mensile dei Paolini Jesus. Cordiale e sorridente nonostante l’argomento di cui si occupa – in quanto “promotore di giustizia” della congregazione per la Dottrina della fede è il responsabile della Santa Sede per i casi di pedofilia del clero – il prelato maltese non parla spesso in pubblico. E quando lo fa le sue parole, ben calibrate, lasciano il segno. Tanto più ora che giunge a conclusione un processo iniziato quando il Vaticano ha inasprito, due anni fa, le pene canoniche in materia di abusi sessuali sui minori. In quell’occasione l’ex Sant’Uffizio ha chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di promulgare nuove linee-guida contro la pedofilia. La scadenza per la consegna era maggio e Scicluna traccia, senza asprezza ma senza giri di parole, un bilancio in chiaro-scuro.

Parecchi episcopati, innanzitutto, sono inadempienti. “Senza contare il continente africano, che è una realtà particolare, in grande difficoltà nelle strutture ecclesiastiche, più della metà delle Conferenze ha risposto”. L'altra metà, dunque, non lo ha fatto. Per le conferenze episcopali che non hanno risposto “è in partenza una lettera di sollecito”. Ad ogni modo, “questo dato parziale non indica una battuta di arresto: valutiamo quelle ricevute e le altre le vagliamo man mano che arriviamo. E' incoraggiante il dato del mondo anglosassone, ma anche Europa, Asia e America latina hanno alte percentuali di risposta. Ci vorrà almeno un anno per valutare tutti i testi”.

L’Italia è in regola ma non brilla. Presentando le proprie linee-guida, a fine maggio, la Cei aveva affermato che il testo aveva avuto un “passaggio informale ma autorevole” dalla congregazione per la Dottrina della fede, che aveva “preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente” le richieste vaticane. “La Congregazione per la Dottrina della Fede – precisa ora Scicluna – non è in grado di dare un giudizio sulle linee-guida della Cei perché questa valutazione non è ancora stata fatta. Dopo l'estate verrà fatta con l'aiuto di esperti. Per tutte le linee-guida se il caso lo richiede saranno dati suggerimenti molto concreti per l'integrazione di alcuni punti o la revisione di alcune enfasi”. Non solo. Il documento Cei scrive che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito agli abusi. Scicluna non entra nel dettaglio, ma, mantenendosi sul generale, afferma: “Se una Conferenza episcopale per quanto riguarda il rapporto con le autorità statali, cita la legge dello Stato solo in relazione alla tutela dell'autonomia della Chiesa, senz'altro converrà completare il quadro con una descrizione attenta di come viene recepito il delitto di abuso sessuale nell'ordinamento particolare di quello Stato e specificare anche che, nel pieno rispetto del diritto statale, la Chiesa si impegna a non agire mai per dissuadere le vittime dal loro diritto di denuncia allo Stato. E' un impegno che è bene esplicitare, perché così il quadro è più completo e giusto”. Quanto all’obbligo di denuncia, “ci sono varie opinioni. Negli Usa c’è l’obbligo di denuncia, e questo rende la vita facile, non bisogna nemmeno discutere. Dove non c’è la facoltà di non denunciare bisogna senz’altro aiutare le persone che vorrebbero denunciare e in ogni caso impegnarsi a non creare ostruzionismo alla ricerca legittima della giustizia”.

Mons. Scicluna sottolinea il valore del bel convegno internazionale che si è svolto lo scorso inverno alla pontificia università Gregoriana. “L’esperienza di chi ha avuto l'opportunità di essere presente ai lavori del Simposio in Gregoriana è stata molto incoraggiante: alcuni prelati hanno testimoniato, con commozione, che l'impatto è stato forte. E’ questa la mia speranza: non è che in queste poche settimane abbiamo visto una rivoluzione di mentalità, ci vorrà tempo e pazienza, ma sotto la guida umile e coraggiosa del Santo Padre il seme giusto è stato messo nel solco della Chiesa. La gente richiede un atteggiamento vigile dei pastori, questa è una battaglia contro il peccato e contro i crimini. E noi non possiamo perderla: l’innocenza dei nostri bambini e dei nostri giovani sono tesori troppo preziosi per la Chiesa”. Niente affatto scontata neppure la risposta all’ultima domanda: la stampa l’ha aiutata? “La giustizia rispetta la dignità delle persone coinvolte. Alcuni fenomeni di spettacolarizzazione non aiutano. Ma è anche vero che alcune denunce sono state fatte dopo un lavoro investigativo dei giornalisti, che in questo senso hanno fatto un servizio alla società e alla Chiesa”. Chapeau!