All’università con la mamma. Ma non è ora di crescere?

18 Luglio Lug 2012 1159 18 luglio 2012 18 Luglio 2012 - 11:59
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Come ogni anno, alla vigilia del nuovo anno accademico, mi trovo a riflettere su una questione spinosa che non mi fa dormire la notte: perché i ragazzi che devono fare i test di ammissione all’università si fanno accompagnare da mamma e papà?
Sono anni che, dietro la mia bella scrivania anteguerra, prendo nota di nomi e cognomi di giovani di belle speranze, che però – ahimè – si presentano con la famiglia. Perché? Perché?

Quando mi sono iscritta io all’università – era il 1995, alla radio impazzava ancora Corona ed io ero bella e abbronzata come solo le diciannovenni spensierate sanno essere – mai e poi mai avrei concesso a mia madre di accompagnarmi a Milano a farmi da balia per i corridoi dell’università. Piuttosto ci sarei andata strisciando, ma guai ad avere dietro un genitore. E le mie amiche uguale. Siamo venute tutte insieme per i fatti nostri, senza nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi mammà.

Poi, col passare degli anni, deve essere successo qualcosa. Non so cosa, ma qualcosa. Perché io, ogni santo anno, mi ritrovo dei genitori che, come schegge impazzite, mi chiedono in quale aula deve andare il figlio, dove è la figlia, se ha finito, se è ancora dentro, se so come è il test (ma secondo te lo saprò?), se – per caso – c’è un bagno nei paraggi.
L’anno scorso – giuro che è la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità – è addirittura successa una cosa che ha dell’incredibile: un’intera famiglia è arrivata alla spicciolata dalla Valcamonica per fare una sorpresa ad una (povera) ragazza che stava facendo il test per le professioni sanitarie. È arrivata anche la nonna, che a momenti non si reggeva in piedi, perché l’è isè braa la me s'cèta (ok, è bergamasco, ma questo so).

Perché vengono? Non certo per allietare la mia giornata e quella dei miei colleghi, anche se, lo confesso, a volte è terribilmente divertente vedere tutti questi cinquantenni in ansia per il loro adorato pargolo.
Solo che l’adorato pargolo ha quasi vent’anni, non va in prima asilo.
E a vent’anni c’è davvero bisogno di farsi ancora accompagnare a scuola da mamma e papà?
Qualcuno mi sa dare una risposta?
Of course, Mama's gonna help build the wall.

Mother