Se voi foste finlandesi, investireste in Italia?

21 Luglio Lug 2012 0943 21 luglio 2012 21 Luglio 2012 - 09:43

Cerchiamo di capire in questo articolo se lo spread italiano è colpa dei “cattivi speculatori internazionali” o dei cattivi politici italiani, lista in cui occorre includere Monti, Berlusconi, Di Pietro, Vendola, Grillo, Bersani, Bossi (eventuali omissioni non sono interpretabili come indicazione di voto).

Mi concentrerò su Monti perché è l'unico tra questi ad avere (nonostante il suo operato) credibilità riformista. Quindi tutto ciò che dirò varrà a fortiori per gli altri leader politici (escluderei Bersani perché secondo me è un’invenzione della stampa: anche i miei amici del PD non hanno prove della sua esistenza).

Supponiamo che non siano i grandi fondi istituzionali a prendere decisioni finanziarie, ma direttamente i lavoratori finlandesi che risparmiano per la pensione. Cosa vedrebbero guardando l’Italia?

  • Un paese in crisi fiscale, con una spesa enorme, un debito enorme, e dei servizi pubblici mediocri e una corruzione pubblica da primato, che cerca di uscirne con aumenti delle tasse da 40-50 miliardi e tagli di spesa da 3 miliardi in tre anni: ne dedurrebbe che se la crescita potenziale del paese era 1% reale in passato, sarà lo 0% in futuro.
  • Un paese con la disoccupazione giovanile al 35% per via del mercato del lavoro a due binari, in cui chi ha un lavoro fisso passa tutta la variabilità ciclica ai precari, e che nonostante ciò fa riforme del lavoro che aumentano le tasse sui lavoratori precari: ancora più disoccupazione, dunque.
  • Uno stato che possiede centinaia di miliardi di immobili, probabilmente con un rendimento negativo (saranno inutilizzati e costerà mantenerli), ma non li vende, nonostante ciò eviterebbe di doversi indebitare al 6% sui mercati finanziari, migliorando la sostenibilità dei conti pubblici.
  • Uno stato che dice che la garanzia del suo debito è la ricchezza dei suoi cittadini, che però per il 70% è immobiliare e non potrà essere liquidata e portata in Finlandia: la ricchezza immobiliare non è un buon collaterale per il debito estero, come testimonia la Spagna.
  • L'opposizione all'attuale governo del "proporre poco e fare ancora meno", guidata da Grillo, Di Pietro, Camusso e Berlusconi (che ne sarà della Lega?), che messi insieme sembrano la maggioranza degli elettori (per fortuna sono divisi), che propone la politica del "proporre male e fare peggio".
  • Un dibattito pubblico in cui i liberali non esistono, tranne sparuti economisti che scrivono articoli che il paese non è culturalmente capace di recepire, e se esistono hanno paura a farsi sentire perché non hanno alcuna organizzazione o autonomia politiche.
  • Venti anni di stagnazione e cinque di crisi che hanno rafforzato le ideologie stataliste e corporativiste che per cinquant'anni hanno creato le basi dei problemi attuali, in un paese incapace di mettere in discussione la propria eteronomia nei confronti della politica e desideroso anzi di asservirsi.
  • Un paese che da risparmiatore netto è diventato consumatore di credito estero, indebitandosi con l’estero, e in cui i risparmi continuano a diminuire, e che quindi non potrà finanziare un'eventuale improbabile ripresa.

Di fronte a problemi di tale portata e soluzioni proposte così inadeguate, chi avrebbe fiducia nell'Italia? Chi le darebbe e ancor più farebbe credito? Chi scommetterebbe sul suo futuro?

L’Italia si salverà stavolta con l’elemosina dell’UE, senza fare riforme serie, ipotecando la ricchezza degli italiani . Ma alla prossima crisi dubito che questo giochetto potrà essere ripetuto: la ricchezza buttata sistematicamente al cesso prima o poi si esaurisce. Un'altra crisi come questa, con risposte di policy come quelle dell'attuale e del precedente governo, e faremo la fine della Grecia.

Pietro Monsurrò