Umani contro alieni Atto III

29 Luglio Lug 2012 2339 29 luglio 2012 29 Luglio 2012 - 23:39

Da quando sono approdati con i loro Dream Team a Barcellona venti anni fa ed alieni come Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson, mai avevano pensato di non essere più così extraterresti, ma soprattutto che gli umani più impensabili, né slavi, né russi, potessero addirittura batterli.

Dall’altro lato quel gruppo di umani, con cognome e secondo passaporto italiano, mai avrebbe pensato di appassionare ed esaltare un popolo di calciatori (e che calciatori da Kempes a Maradona e Messi) e di rugbisti, fermi con stupore un bel pomeriggio di fine agosto del 2004 ad assistere alla grande vittoria 89-81 in semifinale ad Atene contro il mitico Dream Team Usa, una squadra detentrice sino ad allora di dodici titoli olimpici su quattordici edizioni e mai perdente da quando i partecipanti non furono più universitari ma giocatori della massima lega professionistica. Gli argentini vinsero poi il titolo olimpico contro l’Italia.

Un’umiliazione, quella subita dalla selezione stelle e strisce, che venne vendicata quattro anni dopo a Pechino, sempre in semifinale, da un altro Dream Team con un Tim Duncan in meno ma un irrefrenabile Kobe Bryant in più che segnò 32 punti e trascinò con un pesantissimo passivo all’Argentina (101-81 ben 20 punti) la propria nazionale prima in finale e poi al ritorno alla vittoria olimpica contro la Spagna. Gli alieni erano tornati e si erano ripresi il territorio.

Oggi la storia si ripete, in un torneo che vede strafavorito il solito Dream Team Usa dove non ci sono più i miti che fecero sognare una generazione di sportivi di tutto il mondo, non più spettacolo, simpatia e vittoria, ma solo potenza ed anche un pizzico di presunzione, tanto che sono in tanti a definirsi alla pari con quello squadrone del 1992. E gli ostacoli più grandi vengono dalla Spagna, dalla Lituania ed ovviamente dall’Argentina che ha perso solo di sei punti in amichevole e nella prima partita ha suonato la sveglia, umiliando i lituani 102-79.

Per molti degli argentini e degli americani sarà l’ultima recita olimpica, ecco perché hanno voluto esserci tutti da Emanuel Ginobili, nonni marchigiani che lasciò l’Italia solo per l’NBA dove a detta di tutti gli esperti è diventato uno dei migliori stranieri della storia (dietro solo a Toni Kukoc e Vlade Divac) a Carlos Delfino che in Italia ha lasciato più del cuore, avendo sposato una ragazza di Cento che gli ha regalato due gemelli prima di recarsi a Londra e poi ancora Scola, Nocioni, Prigioni, Campazzo, tutti nipoti d’Italia e «Generazione dorata», diventata l’unico motivo per gli argentini per seguire le Olimpiadi organizzati dagli antipatici invasori britannici.

La «bella» a tutti gli effetti si disputerà già nel torneo eliminatorio, ma l’obiettivo degli argentini è duplice: far risuonare l’inno argentino in terra britannica, a mo’ di riscatto nazionalista e vincere storicamente contro gli Usa, dimostrando che non è stato solo un episodio e che gli alieni non esistono. Barack Obama ha promesso di esserci e chissà che la «presidenta» argentina Cristina Kirchner non abbandoni le velleità di boicottaggio diplomatico e venga a godersi lo spettacolo.