Ecco perchè Monti non rende pubblici i dossier sulla spending review di Amato e Giavazzi

30 Luglio Lug 2012 0937 30 luglio 2012 30 Luglio 2012 - 09:37
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Studio Monti

A Palazzo Chigi da giorni è in corso, senza sosta, una caccia all'uomo. A colui che ha fatto sparire due studi arrivati sulla scrivania del Presidente del Consiglio circa un mese fa. Come è noto il primo, commissionato a Giuliano Amato, prevederebbe tagli sostanziosi alle risorse pubbliche destinate direttamente ed indirettamente ai partiti ed ai sindacati; il secondo, istruito da Fancesco Giavazzi, conterrebbe invece una sforbiciata pari a 10 dei 30 miliardi di sussidi statali incamerati ogni anno dalle industrie italiane.

Intanto, come ci ha raccontato un ben informato usciere di Palazzo Chigi, gli inquirenti avrebbero ricostruito la dinamica del furto dei due documenti riservatissimi, che Monti custodiva da settimane in una cassetta blindata posta sul lato destro della sua scrivania.

Cassetta Blindata

L'autore dello sconsiderato gesto avrebbe assistito, la scorsa settimana, all'epilogo di un drammatico incontro tra il Presidente del Consiglio ed il ministro Giarda ed a cui sarebbero stati presenti anche il ministro Passera ed il sottosegretario alla Presidenza Catricalà. Il vertice avrebbe dovuto approfondire nel dettaglio il contenuto dei due dossier. Ma soprattutto servire per decidere i termini della presentazione, in consiglio dei ministri, dei decreti attuativi delle indicazioni contenute nelle due articolate analisi ed a cui sta lavorando da settimane il ministro Giarda.

L'incontro, secondo quanto riportato dall'usciere, si sarebbe interrotto appena 15 minuti dopo il suo inizio. Mandato a monte da Passera e da Catricalà, che, presa sommaria visione delle misure prospettate nei due dossier, avrebbero cominciato ad urlare, all'indirizzo di Monti e di Giarda: “voi siete pazzi!”, “così andiamo a elezioni anticipate!”, “i partiti ci sfiduceranno”, “i sindacati ci faranno un mazzo così”, “con confindustria sarà scontro totale!”.

Addirittura Catricalà, abbandonando polemicamente la stanza dove avrebbe avuto luogo detto summit, prendendo a gran velocità la via d'uscita da Palazzo Chigi, avrebbe pronunciato la seguente frase: “quelle sono due bombe atomiche, caro Mario e se le fai scoppiare, stavolta è la fine...altro che macelleria sociale, sarà un massacro!”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'autore della fraudolenta sottrazione, che proprio in quel momento è probabile stesse uscendo da uno degli 848 uffici di Palazzo Chigi, sarebbe rimasto assai scosso udendo le parole di Catricalà. Al punto di decidere di sottrarre nottetempo, dall'ufficio di Monti, la cassetta blindata contenente i due dossier. Nella errata convinzione che essa custodisse davvero due bombe atomiche.

Il cerchio pare si stia stringendo e nelle prossime ore dovrebbe essere dato un volto all'autore del furto. Nel frattempo la notizia si è diffusa nei corridoi della politica, nei piani alti di Confindustria e dei sindacati confederali. Sembra in particolare che, subito dopo aver appreso dell'accaduto, i leader di Pd, Pdl e UdC abbiamo deciso di commissionare a De Michelis una festa megagalattica al Jackie'O, a cui avrebbero già confermato la partecipazione Giorgio Squinzi ed i leader di Cgil, Cisl e Uil.