3 Buoni Motivi per non tassare i contanti

24 Agosto Ago 2012 0029 23 agosto 2012 24 Agosto 2012 - 00:29

Io uso poco i contanti e una imposta che volesse penalizzarne l'utilizzo non mi darebbe granché fastidio. Sono un lavoratore dipendente e non ho simpatia per gli evasori per cui dovrei essere a favore della idea che Milena Gabanelli ripropone dalle pagine del Corriere.
C'è tuttavia una maledizione terribile che mi impedisce di farlo: dispongo di un cervello funzionante e ragionando brevemente sulla proposta mi sembra che sia inutile ai fini della lotta all'evasione e potenzialmente dannosa per i contribuenti onesti. Aggiungete la sgradevole ostinazione di mettere in discussione le cose che trovo incongruenti anche se le dice una giornalista famosa dalle colonne del Corriere della sera (più volte) oltre che da una trasmissione televisiva molto seguita ed ecco pronto questo pezzo tremendamente antipatico.

Le mie obbiezioni principali si possono riassumere così:

1- Tassare versamenti e prelievi in banca non ha effetti contro gli evasori perché i soldi in nero non transitano dalle banche e colpirebbe solo i cittadini onesti che usano intermediari finanziari
2- Esistono ostacoli pratici insormontabili legati alla natura dei mezzi di pagamento: scoraggiarne  uno rende conveniente crearne di nuovi 
3- Il costo finale che ricade sui consumatori non si può eliminare proibendolo per legge: le banche e gli intermediari riusciranno sempre (forti anche della scarsa concorrenza) a trasferirli sui clienti finali

In merito al punto 1 va rilevato che il nero funziona come un circuito parallelo: il locatore incassa in nero e poi spende in nero, idem il dentista o il macellaio. Tassare prelievi e versamenti non ha alcun effetto su questo circuito sul quale, per esempio, impatta il limite di importo per gli acquisti fatti in contanti (oggi 1000€). Col limite esistente, l'evasore ha difficoltà a spendere i soldi neri perché non può pagare in contanti più di 1000€. La tassa sui prelievi e versamenti invece non ha alcun effetto su chi incassa in contanti e poi spende questi contanti presso altri soggetti interessati ad evadere e colpirebbe invece chi è costretto dall'arretratezza del nostro sistema a fare pagamenti in contanti.

In merito al punto 2 va ricordato che qualunque oggetto può essere utilizzato come mezzo di pagamento. Se io tasso i contanti è probabile che chi vuole eludere la tassa possa usare altri mezzi che NON sono necessariamente tracciabili. I ticket restaurant,i buoni benzina, la valuta straniera, i fogli di carta con su scritto "te ne devo una" sono tutti mezzi di pagamento non tracciabili. Ora non è difficile credere che se oggi esiste un circuito parallelo per l'evasione basato sui contanti, chi è interessato potrà agevolmente passare ad un altro: a meno di non mettere un poliziotto dietro ciascuna transazione economica, non è tecnicamente possibile far rispettare in modo concreto una legge che imponga di tassare i contanti (si può ovviamente farla rispettare in modo solo formale).La legge si può fare, ma non è praticamente possibile farla rispettare. In verità questo è proprio un bug logico: l'evasione fiscale è una manifestazione della incapacità dell'apparato statale di far rispettare una legge, come può una nuova legge (peraltro impossibile da applicare in pratica) risolvere il problema?

In merito al punto 3 è altamente probabile che se veramente qualcuno provasse a fare quel che la Gabanelli suggerisce il costo per i contribuenti onesti sarebbe elevato.

Perchè? Perchè la maggioranza di quelli che prelevano contanti sono dipendenti che ricevono lo stipendio via bonifico (abbiamo già detto che gli evasori e criminali i soldi in banca non li versano). Dunque i cittadini onesti, sotto i 150 euro mensili avrebbero un costo certo in termini di valore attuale: oggi pagano la tassa e la riavranno se va bene tra un anno. Sopra i 150 euro avrebbero una perdita secca e definitiva. Perchè colpire dunque i cittadini onesti con un provvedimento che non ha effetti sui disonesti? Questi sono i costi certi.
Ci sono poi altri costi dovuti al prezzo dell'intemediazione finanziaria (es costo di carte di credito e conti correnti). In quel caso anche se per legge diciamo alle banche di non gravare i consumatori, essendo imprese che offrono una moltitudine di servizi in base a una regola di semplice economicità, nel caso fossero costrette ad operare in perdita su alcuni servizi provvederebbero immediatamente ad alzare il prezzo di altri al fine di compensare.

Dunque trovo che la proposta della dottoressa Gabanelli non stia in piedi ed credo di avere illustrato il perché. Non perché ho simpatia per gli evasori e non perché credo che l'evasione vada giustificata. Semplicemente perché quello che suggerisce è inutile contro i disonesti e dannoso per gli onesti. Dunque cosa possiamo fare contro l'evasione?
Il governo potrebbe cercare di migliorare l'enforcement della legge ai livelli degli altri paesi civili, se ci riescono gli altri perchè noi no (ho qualche idea e ne ho scritto)?
I cittadini potrebbero sforzarsi di guardare oltre la retorica della lotta di classe e comprendere la reale dinamica di questo problema. Ne ho scritto qui e sto preparando altri due articoli per chiarire alcuni aspetti emersi nei commenti successivi.

Chiarito questo sul piano logico vorrei sottolineare che quando sul corriere la giornalista scrive

Secondo la Banca d’Italia l’evasione è il principale freno alla crescita poiché i mancati introiti impediscono al Tesoro di pagare tassi d’interesse dimezzati rispetto al 5,8% medio, distorcono la competitività del mercato e ci fanno rischiare il default

Dice il falso. Non esiste alcun legame studiato o documentato tra evasione e crescita economica e i tassi che paghiamo dipendono da quanto è credibile che il nostro paese ripaghi i debiti e dalle condizioni di mercato (cioè da quanto è probile che l'euro resti in vita e con quali paesi)

Quando poi scrive che

Ricordo che solo tre categorie umane non possono fare a meno del contante: lo spacciatore, il delinquente, l’evasore.

Dice ancora una volta il falso. C'è una quarta categoria ed è il contribuente onesto che ha bisogno di fare un acquisto e si trova un esercente che non accetta pagamenti elettronici o ha il pos rotto o finge di averlo rotto. E non è che se per legge dici che tutti devono avere il pos questo impedisce all'esercente di fingere che sia rotto o di non averlo affatto (ricordate che il problema è farla rispettare la legge). Se ho bisogno del latte o di medicine per mia figlia di sera e il pos del bar o della farmacia non esiste o non funziona allora io in quel momento non posso fare a meno del contante (e la Gabanelli vuol farmi pagare il 33% secco).

Non dico chi vive in italia, ma chi vive sul pianeta terra, certe cose dovrebbe saperle.

@massimofamularo