Julian Assange che visse dentro la Balena

27 Agosto Ago 2012 0841 27 agosto 2012 27 Agosto 2012 - 08:41

Oggi ospitiamo un altro contributo di Davide Serafin, dal caso Assange ai media alla filosofia 'alta'...grazie a Davide!

 

 

- Credevo che Oz fosse una enorme testa, - mormorò Dorothy.
L. Frank Baum, Il mago di Oz

 

Ciò che spontaneamente vien da pensare su Julian Assange, chiuso dentro l'ambasciata dell'Ecuador, è che egli non sia ciò che vediamo. La sua immagine, mentre è affacciato da un balconcino dell'Ambasciata, pare quella di un uomo che nasconde qualcosa, che opera per secondi fini mai dichiarati e dichiarabili, finanziato da qualche organizzazione segreta, al centro di un complotto mondiale architettato dal Mossad. La domanda "Chi è Assange?" porta in sé un'altra e più scomoda domanda: chi si nasconde dietro Assange?
Mosso dall'intenzione di smentire questo sentimento para-complottistico, ho cominciato a raccogliere nel web materiale su Assange. E mi sono reso conto di non saperne a sufficienza su di lui, che l'informazione - per così dire - mainstream ha dipinto Assange soltanto come un giornalista ficcanaso che ha guai giudiziari e che fa di tutto per sottrarsi a un giusto processo. Ma una più attenta lettura mi ha permesso di capire che Assange incarna una sorta di moderno parresiastes, ovvero colui che pratica la "libera parola", la verità.
Nella antica Atene, il parresiastes aveva il diritto di intervenire nel dibattito pubblico e dire ciò che pensava. La parresia equivale cioè alla libertà di critica ma libertà di critica significa assumersi un rischio. Il parresiastes è sovente capro espiatorio di una comunità. “E' sempre meno potente della persona con cui sta parlando” (Foucault 1985, p. 8). La parresia, scrive Foucault, è un “atteggiamento fondamentale dell’uomo verso la realtà” (Napoli 2004, p. 274) e non può esserci parresia “senza quei pericoli che l’individuo assume consapevolmente decidendo di vivere nel vero piuttosto che nel falso” (ibidem, p. 274). Vivere nel vero comporta il rischio di ritorsione del più forte. E pertanto il parresiastes non può che affrontare il pericolo facendo buon uso della virtù del coraggio poiché ha fin dall'inizio operato una scelta etica: la scelta del parlare franco, libero, piuttosto che della persuasione.
La parresia non è una tecnica. Attraverso la parresia, il parresiastes rende conto al mondo di sé stesso. Le parole di Nicia nel Lachete di Platone ci rivelano che chi "si avvicina molto ai discorsi di Socrate e ha con lui familiarità nel dialogare, di necessità, […] viene da lui condotto nel discorso in un giro senza tregua sino a che non finisce di dare ragione di sé stesso, in quale modo ora viva e come abbia vissuto la vita trascorsa" (Platone, Lachete, 187e-188a, in Teage Carmide Lachete Liside, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1997, p. 343).
Attrraverso la libera parola il parresiastes rende conto di sé al mondo. Il parresiastes vive in armonia fra logos e bios (linguaggio e vita), fra logos e praxis (linguaggio e prassi). La connessione fra parlare e vivere implica l'accordo fra le parole e fatti, poiché le parole senza il sostegno dei fatti sarebbero, per la prospettiva del parresiastes, prive di senso. La parresia non è opinione. La parresia socratica offre corrispondenza fra ciò che è detto e ciò che è fatto. L'attività del parlare libero è attività priva di tecnica (techné), poiché non ha altro fine (telós) se non lo svolgimento dell’azione stessa. A differenza del sofista, il parresiastes non ha in vista alcun risultato.
Julian Assange cyber parresiastes, attraverso la parola libera e l'azione, disvela la mimesis (letteralmente imitazione, qui la si vuole intendere nel senso di tecnica di manipolazione del reale) dei governi occidentali. Tutta la sua vita è volta a questa missione. Si può dire che Assange sia un tutt'uno con la sua parola.
La sua vita è quella di un giovane hacker australiano, di un bambino che cambia continuamente scuola, di un figlio distratto di genitori new age girovaghi nella Australia di fine anni settanta. Cresce in una famiglia fortemente libertaria, anarchica, ambientalista, refrattaria al dogma della famiglia mononucleare, stabile, orientata al mero assolvimento di doveri di cittadinanza e consumatrice di prodotti. Julian, fin dalla fine degli anni ottanta, è un talento dell'informatica. Fa parte di un network di giovani hacker denominato "International Subversives” con il nickname di "Mendax", ovvero mendace, un nome che si è scelto ispirandosi ad una frase di Orazio: “magnificamente mendace”, il che è deliziosamente surreale per un parresiastes. Perché se è vero che il parresiastes parla al mondo di vita senza maschere, essendo le maschere finzione, lo squilibrio di forze fra chi opera la libertà di critica e chi invece opera la mimesis obbliga il parresiastes medesimo a celarsi dietro un volto fittizio, dietro un nome che non è un nome vero ma è solo un nome di battaglia. Una difesa che è forse una foglia di fico, un debole tentativo di restare anonimi.
Quel che accadde agli hacker Par e Nibbler è storia. Entrambi cooperarono - coordinati proprio da Mendax - alla operazione WANK, uno dei primi attacchi Worm della storia del computer, ma furono braccati dal servizio segreto USA in un motel delle Black Mountain, nel North Carolina. I loro nickname non furono sufficienti a proteggerli dalla furia del più forte. Qualcosa di simile accade al medesimo Mendax quando, nel 1991, fu intercettato dalla Polizia Federale australiana, durante l'Operazione Weather, mentre stava cercando di hackerare il server della Nortel, azienda di telecomunicazioni canadese. La sua abitazione fu perquisita e gli venne tagliata la linea telefonica.
Ma il worm WANK che colpì la rete DECNET della Nasa, una sorta di intranet primitiva che connetteva tutti i pc della agenzia spaziale USA, non fu un semplice attacco hacker. Fu un attacco politico. La NASA stava per mettere in orbita la sonda Galileo. Era il 16 ottobre 1989. La sonda avrebbe montato un propulsore atomico. La NASA si fece beffe delle proteste degli ambientalisti e curò molto la comunicazione sui media, tv e giornali, facendo intendere che un propulsore atomico nello spazio non avrebbe rappresentato un pericolo per l'uomo né poteva essere considerato come una forma di inquinamento. L'opinione pubblica venne opportunamente guidata e la voce degli ambientalisti fu scientificamente messa da parte. La mattina del 16 ottobre 1989 sui computer della Nasa comparve questo messaggio: "Worms Against Nuclear Killers! Your System Has Been Officially Wanked.You talk of times of peace for all, and then prepare for war", frase tratta dalla canzone `Blossom of Blood', degli Species Deceases. Il worm era un'opera di Electron e Phoenix, due hacker che lavoravano con Mendax, alias Assange.
Il cyber parresiastes indossa una maschera alla stregua del buffone di corte. Come il buffone di corte, la maschera gli consente di parlare al Sovrano con la lingua della verità. E i regimi democratici non sono diversi dai regimi monarchici dell'Ancieme Regime poiché il potere politico, anche nella modernità, conserva uno spazio di segretezza, uno spazio sul quale la luce dell'opinione pubblica non può posarsi. Il potere politico nelle democrazie moderne si fonda sul consenso degli elettori. Ma il consenso è prodotto sulla base di una informazione parziale e non libera; sulla base della persuasione e della mimesis. Quando nel 2006 Assange fonda Wikileaks, non indossa più maschere ma impiega la forza della rete internet per creare un nuovo network. Wikileaks non può essere messa "tango down". I suoi server sono disseminati per il mondo. Sarebbe come mettere fuori uso tutta internet, ha detto Assange. Wikileaks è forse quanto di più vicino alla filosofia hacker di Assange. Hacktivism è quando un hacker opera per il disvelamento della verità e per smascherare la mimesis del potere politico. Wikileaks diventa il non-luogo del web, l'isola in cui è possibile pubblicare senza censura quel che altre menti hanno deciso di escludere dalla vista del pubblico.
Quando Wikileaks mostra sulle proprie pagine il video Collateral Murder (il video di due elicotteri Apache americani che uccidono civili disarmati) il mondo può vedere per la prima volta i crimini di guerra compiti dagli americani in Iraq. Per questa e altre divulgazioni, è stato ritenuto responsabile il soldato e informatico Bradley Manning, imprigionato ancor oggi senza esser passato attraverso un regolare processo. Assange ha sempre negato che Manning fosse la fonte delle informazioni ricevute. Dopo il video Collateral Murder, la sfera di segretezza dell'amministrazione americana è stata più volte colpita (Afghan War Logs, Cable logs e via discorrendo). Assange ha inondato il mondo dell'informazione di documenti autentici, da semplici dispacci di Ambasciata a comunicazioni segrete fra capi di stato e di governo, svelando rleazioni inconfessabili (come ad esempio quella fra il governo italiano, per mezzo di Finmeccanica, e il dittatore siriano Assad).
Quindi venne la volta in cui la macchina della mimesis ha inventato uno scandalo per infangare la storia della vita di Assange. Lo scandalo sessuale. Tanto è bastato per insinuare il dubbio che il suo nome, non più un nickname, sia in verità il nome di un bugiardo e di uno stupratore.

Il reato contestatogli sarebbe quello di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, A. (militante femminista, segretaria dell'associazione "Brotherhood Movement" e autrice di una "Guida alla vendetta contro il partner" pubblicata sul web[18]) e W., e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi ad un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese (Wikipedia alla voce J. Assange) http://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Assange#Arresto_in_Gran_Bretagna_con_l.27accusa_di_reati_sessuali

In gergo giornalistico questo si chiama schizzo di fango. Improvvisamente una biografia che credevamo limpida si fa confusa. Il parresiastes svela la mimesis del potere e questo si rivela essere qualcosa che non era, qualcosa di miserrimo e vergognoso ("credevo che Oz fosse una grande testa", mormorò Dorothy), ma il potere opera mediante la mimesis anche manipolando la storia del parresiastes. Il potere, che è diventato mediatico proprio per l'importanza della tecnica della manipolazione che è insita nel sistema videocratico, tende a possedere la storia di ognuno di noi. Ha almeno sufficienti elementi per raccontare una storia, che non è quella vera, non è la semplice lettura dei passi che noi lasciamo alle nostre spalle, ma la costruzione che risulta da un'opera di montaggio e smontaggio volta a creare la successione di eventi utile a perpetrare la mimesis del potere.
Ma ecco che Assange ha deciso di parlare. Di parlare in pubblico. La sua voce risuona per la prima volta ai microfoni delle tv mondiali. Improvvisamente la storia di Assange si arricchisce di un altro tassello, un tassello che nella mimesis non era previsto. Quando Assange parla fuori dell'Ambasciata dell'Ecuador a Londra, la sua voce si disvela a noi, ci mostra una persona. Una persona viva.
“Una voce significa questo: c’è una persona viva, gola, torace, sentimenti, che spinge nell’aria questa voce diversa da tutte le altre voci”. “Una voce mette in gioco l’ugola, la saliva”: quando vibra la voce umana, c’è qualcuno in carne e ossa che la emette. L’unicità non è una caratteristica dell’uomo in generale, bensì di ogni essere umano in quanto vive e respira (A. Cavarero, A più voci. Filosofia dell’espressione vocale. Introduzione, Feltrinelli, Milano, 2003, p. 10).

 

1 La Balena, o la verita'.