Hacking fisico: siamo tutti potenziali hacker?

27 Settembre Set 2012 1213 27 settembre 2012 27 Settembre 2012 - 12:13

"If digital stuff can be manipulated then people are going to expect it from physical products as well." Jane ní Dhulchaointigh

Vi vogliamo raccontare la bellissima storia della tenace designer Jane ní Dhulchaointigh fondatrice dell’azienda Sugru (donna dal cognome impronunciabile perché irlandese). Un progetto lungo e tortuoso che però è andato a buon fine, sia perché Jane è stata molto brava a gestire il passaggio da progetto a prodotto, sia perché vivendo in Inghilterra le opportunità di start-up sembrano essere veramente alla portata; decisamente un altro pianeta rispetto all’Italia.

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Questo racconto è anche un’occasione per parlavi di hacking fisico che è quell’atto ispirazione alla fonte di questo progetto, una pratica abbastanza comune che spesso le persone fanno in autonomia costruendo e riparando oggetti. Il punto è che il “fai da te” o DIY nel campo del design sta diventando una modalità di progettazione sempre più apprezzata. Il mondo dell’assemblare, mixare, ibridare attraverso un azione di hacking è passato da una esclusiva appartenenza elettronica legata al computer ai prodotti reali. Figlia di un’esigenza legata a doppia mandata alla crisi economica/climatica/sociale del nostro tempo, si è decisamente spostato al mondo fisico dichiarandosi attraverso diverse forme di consumo.

sugru.com/about

Sugru è una parola di derivazione gaelica “sugradh” e vuol dire play (giocare, manipolare, modellare). Mentre Jane sperimentava all’università vari incroci di materiali per un progetto al corso di Product Design alla Royal College of Art le venne un’idea che è alla base della filosofia di Sugru e che riassume così: “non volevo comprare ogni volta cose nuove, ma mi sarebbe piaciuto riparare/cambiare/modificare/rimodellare (to hack) cose esistenti che già avevo e che avrebbero potuto tornarmi utili”.

www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=rXXcq6-3y8g



Come in ogni ricerca i primi esperimenti non si sono rivelati fantastici ma Jane non ha mai mollato. Inizialmente il prodotto era il risultato di un mix tra silicone e sfridi di legno. Quello che Jane voleva ottenere era un prodotto duttile, facile da modellare, adesivo e durevole, una specie di pongo ma con caratteristiche strutturali importanti tipo l’incollaggio, la resistenza all’acqua e al calore.

 

www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=27WjfcDJDqQ

 

Nel 2004 Jane presentò un prodotto-prototipo alla mostra di fine anno del College come tesi finale del suo Master suscitando curiosità. Da qui Jane ha iniziato un percorso insieme a un gruppo di specialisti come designer, imprenditori e scienziati specializzati in materiali siliconici.

Nel 2005 il gruppo fonda un’azienda, la Sugru e vincono il premio UK innovation (Nesta) di 35.000 steriline per iniziare il loro progetto di start-up.
www.nesta.org.uk/
www.nesta.org.uk/about_us

Nel 2006 finalmente trovano la giusta formula chimica che esalta al meglio le prestazioni di questo prodotto e iniziano a speriamente diverse applicazioni cercando nuovi fondi. Le aziende che producono collanti dimostrano da subito l’interesse più forte, ma è anche grazie al progetto Designing Demand - un programma del Design Council inglese che gli ha accompagnati negli step finali della messa in produzione - a dare la vera svolta al business.
www.designcouncil.org.uk/our-work/leadership/case-studies/sugru/
www.designcouncil.org.uk/designingdemand
www.thersa.org/
www.greatrecovery.org.uk/

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Sugru 065706 V5final 620X258

Nel 2009 progettano il loro Brand, l’immagine coordinata e costruiscono in casa una macchina che assembla il loro packaging per 5.000 sterline che funziona con Arduino (www.arduino.cc) e iniziano a vendere direttamente in rete via web, posizionando 2000 pacchetti di Sugru che in 10 ore vanno a ruba. Il responso del web è ottimo, i feedback iniziano ad arrivare e sono tutti molto positivi. 

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Sugru è sicuramente un prodotto contemporaneo che utilizza codici e linguaggi che uniscono mondi che vanno dall’hacking, al fai da te, all’open source. Oltre alla sua natura ludica, alla semplicità d’uso e di applicazione il prodotto si alimenta degli stessi strumenti tecnologici che afferiscono all’ hacking e all’ all’open source stesso; è sicuramente figlia dell’era digitale.

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Alla fine del 2009 il prodotto viene presentato dall’importante Blog economico del Daily Telegraph dove Harry Wallop (@hwallop) giudica positivamente l’intera operazione Sugru. Dopo questo ulteriore battesimo, l’mmediata ascesa/presenza su tutte le testate si settore che si occupano di questo rilevante tema, come Wired, Boing Boing e il Time Magazine dove colloca il prodotto al trentaquattresimo posto delle 50 invenzioni più importanti del 2010.
www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2029497_2030629_2029789,00.html
 
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Oggi la comunità di Sugru ha superato i 50.000 visitatori alla settimana.
www.facebook.com/pages/Sugru/118586600911?v=wall
twitter.com/sugru

Pochi giorni fa, nel settembre del 2012, Jane ha ritirato la London Design Entrepreneur Medal, al London Design Festival.
sugru.com/blog/

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