Cinquant’anni fa, Papa Giovanni e il suo entusiasmo. Oggi, Benedetto di fronte ai dilemmi della Chiesa

12 Ottobre Ott 2012 1207 12 ottobre 2012 12 Ottobre 2012 - 12:07

Joseph Ratzinger si è affacciato ieri sera dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro cinquant’anni esatti dopo Angelo Roncalli. L’11 ottobre del 1962 papa Giovanni XXIII concluse la prima giornata del Concilio vaticano II rivolgendosi ai fedeli con parole rimaste alla storia come il “discorso della luna”. “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo, e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera…”. Per ricordare l’apertura del “sacro sinodo”, cinquant’anni dopo, anche Benedetto XVI si è rivolto ad una folla di fedeli punteggiata dalle fiaccole. Anche Ratzinger ha parlato a braccio. Senza cautele diplomatiche, né, tantomeno, ottimismi retorici. Perché questa volta in cielo non c’era la luna. E Benedetto XVI ha tratteggiato un quadro denso di ombre. In questi giorni l’Osservatore romano ha tenuto a puntualizzare che no, papa Benedetto non va annoverato tra quei “profeti di sventura” da cui metteva in guardia papa Giovanni. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha precisato che chi pensava che l’anno della fede iniziato col cinquantenario del Concilio “dovesse manifestarsi in una serie di eventi trionfali”, ebbene, “non aveva capito bene”. Profondamente tedesco, radicalmente agostiniano, il papa, da parte sua, ha spiegato che Dio “dà luce e calore”, dopo avere però ammesso – quasi che la luna si eclissasse – che in questi cinquant’anni “qualche volta abbiamo pensato: il Signore dorme e ci ha dimenticato”. Con un discorso a tratti drammatico, molto ratzingeriano, che merita di essere riletto integralmente.

“Cari Fratelli e Sorelle, buona sera a tutti voi e grazie per essere venuti. Grazie anche all’Azione Cattolica italiana che ha organizzato questa fiaccolata. Cinquant’anni fa, in questo giorno, anche io sono stato qui in Piazza, con lo sguardo verso questa finestra, dove si è affacciato il buon Papa, il Beato Papa Giovanni e ha parlato a noi con parole indimenticabili, parole piene di poesia, di bontà, parole del cuore. Eravamo felici – direi – e pieni di entusiasmo. Il grande Concilio Ecumenico era inaugurato; eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste, con una nuova presenza forte della grazia liberatrice del Vangelo. Anche oggi siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia forse più sobria, una gioia umile. In questi cinquant’anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave e qualche volta abbiamo pensato: ‘il Signore dorme e ci ha dimenticato’. Questa è una parte delle esperienze fatte in questi cinquant’anni, ma abbiamo anche avuto una nuova esperienza della presenza del Signore, della sua bontà, della sua forza. Il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco di Cristo non è un fuoco divoratore, distruttivo; è un fuoco silenzioso, è una piccola fiamma di bontà, di bontà e di verità, che trasforma, dà luce e calore. Abbiamo visto che il Signore non ci dimentica. Anche oggi, a suo modo, umile, il Signore è presente e dà calore ai cuori, mostra vita, crea carismi di bontà e di carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Sì, Cristo vive, è con noi anche oggi, e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne; è forte anche oggi! Alla fine, oso fare mie le parole indimenticabili di Papa Giovanni: ‘andate a casa, date un bacio ai bambini e dite che è del Papa’. In questo senso, di tutto cuore vi imparto la mia Benedizione: ‘Sia benedetto il nome del Signore …’”.