I Racconti del Terroir: cucina tipica, recensione tipica (ma solo su Tripadvisor)

19 Novembre Nov 2012 1539 19 novembre 2012 19 Novembre 2012 - 15:39

Tripadvisor

Un pranzo da sogno in questa gemma sui monti!


Io e la mia signora siamo approdati in questa meravigliosa osteria tipica in un assolato ma frizzante sabato di Novembre. La località di Salcazzo vale senz’altro una visita, arroccata come un presepe in uno dei nostri più scenografici paesaggi montani. Peccato solo che la vicina attività estrattiva, quelle cave di Amianto che costituiscono da tempo immemore la principale risorsa economica della la fiera e schietta gente del luogo, è un tantino rumorosa e fa talora sì che le vie e le piazze siano percorse da quelle che possono sembrare scosse di terremoto. Ciò ha spaventato un poco la mia signora, dal momento che essendo il nostro anniversario (vent’anni! Ah, vent’anni d’amore...ma divago) insomma dicevo, in occasione del nostro anniversario ella sfoggiava una graziosa decolleté col tacco 10 cm, ricevuto in dono da me medesimo, e si è quindi parecchio spaventata quando si è ritrovata a traballare pericolosamente durante la nostra visita al Monumento al Cavatore, che domina la vallata e il corso tumultuoso del vicino fiume Secchia.
Salcazzo, ovviamente, è ben nota ai gourmet di tutto il mondo per la sua produzione tipica, la Milza Spappolata IGP. La Sagra della Milza Spappolata di Salcazzo si tiene di solito nel mese d’Agosto e io e la mia signora ci ripromettiamo senz’altro di tornare, nel frattempo abbiamo colto l’occasione di fare scorta acquistandone grandi quantità in una delle tante botteghine del paese.
Dopo un idilliaco giro in macchina su per i monti nonostante il tempo cattivo e il manto stradale danneggiato della recente alluvione, siamo arrivati nella bella piazza principale di Salcazzo a ora di pranzo, titillati e di buon appetito.
L’Osteria di Prudenzio è proprio lì di fronte alla chiesa, punto di riferimento irrinunciabile per i locali e per i turisti in egual misura. Se, come noi, doveste arrivare fuori stagione e il ristorante dovesse a prima vista sembrarvi chiuso, non esitate a bussare. Prudenzio vi accoglierà con un sorriso e sfoggiando grande cordialità vi apparecchierà il tavolo che preferite. Si cambierà anche d’abito per venire a servirvi, dismettendo all’istante il curioso pigiama che costituisce la sua mise di pre-servizio, credo.
La mia consorte era d’umore festaiolo e un luccichio malizioso le accendeva lo sguardo, per cui abbiamo subito ordinato il vino, scegliendo un rosso della casa nell’ampia scelta della cantina di Prudenzio. Esso è arrivato in una bella caraffa schiumante, e Prudenzio si è dimostrato un fine conoscitore, raccontandoci con dovizia di particolari le tradizioni vitinvinicole della zona, poco note in quest’area bonificata di recente.
Un rosso così corposo e asciutto ci ha subito stimolato una voglia di cacciagione e con l’acquolina in bocca abbiamo ordinato dal menù degustazione che è il vanto di Prudenzio e della sua osteria. Tutto era squisito, la gestione orgogliosamente familiare di Prudenzio guarda con coraggio alle avanguardie culinarie del momento mantenendo i piedi ben piantati nei luoghi della tradizione.
Da non perdere gli antipasti misti, con l’immancabile milza spappolata, qui servita su crostini caldi e in forma di delizioso flan. Ma non da meno sono le pietanze meno conosciute quali la verza lardellata, la polenta lardellata, e la squisita parmigiana di lardelli.
In cucina abbiamo l’anziana madre di Prudenzio, la Signora Tina, ed è bello immaginarsela a confezionare questi manicaretti che una tradizione plurisecolare le ha trasmesso direttamente dalla madre e chissà, forse dalla nonna.
A seguire, la pasta fatta in casa dalla Signora Tina, che Prudenzio ci ha confermato essere una tradizione del luogo, gli stronzoli raffermi, ottenuti impastando farina di castagne, latte di capra e caolino. Il tutto condito con un sostanzioso ragù di lepre. L’unico neo, in questo caso, sono stati i tempi di attesa, forse eccessivi per un sugo. Noi sposi innamorati abbiamo speso in serenità quest’ora di spensieratezza, rievocando i nostri lunghi anni d’amore, solo l’improvviso rumore di spari ha per un momento turbato il nostro sensuale tête-à-tête. Quando è arrivato il nostro primo esso era senz’altro all’altezza della sua reputazione, basta solo stare attenti a non ingerire per sbaglio i pallini da caccia. Mangiare a chilometri zero, d’altronde, mi ha mormorato maliarda la mia sposa, richiede flessibilità e un godimento per l’approccio schietto e no nonsense dei produttori locali.
Per finire, i dolci tradizionali dell’umile cucina contadina i cui semplici sapori sono troppo spesso sottovalutati dai patiti della Haute pâtisserie. Cosa c’è di meglio che accompagnare ad un buon caffè i mostaccioli di ghiande, e il dolce tipico delle feste qui a Salcazzo, la torta Mattonazza, che ricorda un po’ il più comune e ormai inflazionato buccellato, ma rinnovato e reso più stuzzicante dall’aggiunta di bucce di pistacchio e sassolini di fiume. Purtroppo Prudenzio non ha potuto servirci il caffè, dal momento che l’alluvione ha interrotto le consegne dei suoi rifornitori, ma da abile e consumato Maitre D qual è, egli ha fatto di necessità virtù, servendoci una selezione di decotti e liquori di produzione propria. Io e la mia signora siamo ora convertiti e, ritenendo che nessun pasto possa ora ritenersi completo senza un bicchierino di Filu Spinatu fatto in casa dal padre di Prudenzio, ex minatore oramai in pensione, abbiamo acquistato una bottiglia del prezioso distillato da portare a casa con noi.
Pagato il conto, quanto mai equilibrato dal momento che si sa, la qualità costa e 250 euro non sono nulla in confronto alle sensazioni che Prudenzio ha saputo regalarci, abbiamo dovuto lasciare questo scampolo di paradiso, carichi di ricordi e deliziosi souvenir che consumeremo a casa, quando ci prende la nostalgia. Io e la mia graziosa metà ve lo consigliamo caldamente!