L’ennesima accisa sui carburanti, stavolta contro i cambiamenti climatici

5 Dicembre Dic 2012 1323 05 dicembre 2012 5 Dicembre 2012 - 13:23
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In Italia ci sono poche certezze. Una di queste è l’aumento costante delle accise sui carburanti. Pochi istanti fa il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha licenziato il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio, inviando le proprie linee strategiche al Cipe, il comitato interministeriale di programmazione economica e finanziaria a cui spetta l’approvazione e l’allocazione delle risorse necessarie alla sua copertura finanziaria. 

Il documento, che sarà elaborato entro marzo 2013, prevede non soltanto azioni di recupero delle aree agricole abbandonate, di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e delle aree boschive, oltre ad azioni di contrasto al consumo di suolo e le costruzioni in  zone sensibili, ma anche un disegno di legge che introduca l’assicurazione obbligatoria contro gli eventi climatici estremi per chi abita in aree rischiose, e la riattivazione delle Autorità distrettuali di bacino idrografico, soppresse con una legge del 2006. Ogni quattro anni, inoltre, dovrà essere aggiornato il Rapporto scientifico sui rischi dei cambiamenti climatici e i piani di assetto idrogeologico (Pai) dei bacini idrografici. 

Tutte azioni a dir poco urgenti. Basti soltanto pensare alla difficile situazione della Liguria colpita soltanto una settimana fa da una fortissima perturbazione, che ha causato danni soprattutto nello spezzino. Se, dunque, finalmente l’Italia avrà un piano sensato per far fronte ai cambiamenti climatici, molto meno sensato è il suo meccanismo di finanziamento. Nel comunicato del dicastero guidato da Clini si legge infatti che: «Il programma di difesa del territorio (da dettagliare ogni anno definendo gli interventi in programma) sarà finanziato usando una parte dei proventi, il 40%, delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica, proventi che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Un'altra quota delle risorse potrà venire dai carburanti, rimodulando diversamente gli oneri a parità di peso fiscale». 

AccisebenzinaTutte le accise che paghiamo sulla benzina (Fonte: infografica Linkiesta)

Nel dettaglio, dalla “rimodulazione” degli oneri sulla benzina Clini conta di reperire 2 miliardi di euro l’anno. Un risultato forse ambizioso. Le accise sui carburanti, che pesano per il 58% del prezzo finale per la benzina e per il 52% sul diesel, sono inique per chi, per colpa di una politica infrastrutturale e industriale ben poco lungimirante, deve utilizzare la macchina, il furgone, il camion per lavorare. Spesso si tratta di chi potrebbe dare lavoro anche agli altri, che in un periodo in cui il tasso di disoccupazione (dati Istat) è dell’11% e del 36,5% per i giovani tra 15 e 24 anni. Un balzello, quello delle accise, che grava oltretutto sulle famiglie che vanno a fare la spesa al supermercato.

Qui non si vuole difendere la lobby dei petrolieri, ma rilevare come il governo tecnico si dimostri ancora una volta piuttosto timido sulla spesa pubblica. Invece che toccare i carburanti, ad esempio, si potevano tagliare i vitalizi dei consiglieri regionali, che ci costano circa 150 milioni di euro l’anno. Oppure le spese di funzionamento della Camera dei deputati, un altro miliardo di euro circa l’anno. Oppure, al limite, aumentare le accise sui tabacchi. Certo, gli italiani devono cambiare abitudini e usare meno l’auto per spostarsi, ma che questo cambiamento culturale passi per l’incremento delle accise è tutto da dimostrare. Ampiamente dimostrata è invece la tagliola che grava sui piccoli che si ostinano a voler fare impresa. Speriamo che davvero le tasse sui carburanti siano rimodulate «a parità di oneri».

 

Aggiornamento: il ministero dell’Ambiente (@minambienteIT) mi risponde via Twitter:  «Antonio, parliamo di spostare la destinazione delle accise, non di sommarle. Il peso fiscale non deve cambiare». Ribadisco il concetto: si poteva pescare altrove.