Quante falsità sulla Cina e il web: è ora di fare chiarezza

30 Dicembre Dic 2012 0530 30 dicembre 2012 30 Dicembre 2012 - 05:30

Proprio non potevo farne a meno! Dopo aver letto questo articolo/opinione sul Corriere.it di oggi, mi è venuto l'immediato impulso di mettere i puntini sulle i. Ecco l'articolo apparso oggi sul sito del Corriere della Sera:

WEB E CENSURA
Così la Cina vuole schedare
mezzo milione di utenti web
Giro di vite di Pechino sulla rete. Introdotto l'obbligo di denunciare chi viola la legge. Una mossa volta a reprimere l'opposizione e che spegne le speranze sul nuovo premier Xi Jinping. M. Del Corona (*)

Partiamo dai numeri. Gli utenti web in Cina sono ormai più di 538 milioni ! Non si capisce da dive esce il numero citato dall'articolista. Sarà una svista, comunque una delle tante di chi pensa di scrivere di Cina senza avere senso dei numeri e delle situazioni che si svolgono in questo paese.

Per chi vive in Cina, la cosa che ha sempre sorpreso, a dispetto dei giornalisti che non hanno avuto fino ad ora argomenti per criticare il governo su questo punto, è stato il fatto di poter comprare ovunque una SIM per collegarsi a internet senza dover dare generalità o altro. Ti colleghi e via senza dover renderne conto a nessuno. Voi credete che questo sia possibile negli USA o in Italia dove fino a poco tempo fa era necessario lasciare persino la copia del documento d’identità a chi ti forniva un servizio WIFI per strada? 

Quello che accade ora in Cina è semplicemente una norma che cerca di mettere fine all'accesso selvaggio alla rete, senza che nessuno possa rendere conto di comportamenti fraudolenti (stalcking, truffe, etc.). In Italia per poter accedere a internet devi presentare persino il codice fiscale (cosa che in Cina non è necessario fare anche ora) come norma antiterrorismo. Quando si parla di Cina, per il Corriere è presentata come un giro di vite da parte del nuovo esecutivo per reprimere l'opposizione! screditando la nuova leadership.

E' comunque sempre un paese dove Facebook e Youtube sono banditi, ma provate a vivere in Cina e troverete molti modi per ovviare ai blocchi. Esistono persino locali e ristoranti dove l'accesso a questi siti è libero via WIFI. Il problema con questi siti bloccati è spesso economico e non solo di carattere politico. E' infatti possibile lavorare su Yahoo!, e su tanti altri portali senza alcun problema. Arriverà anche per quest siti l'apertura, come è successo con Wikipedia ed altri.

E' veramente patetico come ci si possa permettere di essere così superficiali cercando sempre di dimostrare la tesi di fondo favorita dal nostro giornalismo (non mi riferisco qui al solo Corriere della Sera, ma in gran parte anche a Repubblica e a molti altri): la Cina è lo spauracchio di cui aver paura e da criticare, incondizionatamente, senza tener conto che siamo ormai interdipendenti e il nostro futuro economico dipenderà da una sempre maggiore collaborazione con l'Asia, che comunque fa passi da gigante anche nella liberazione. Il governo di Xi Jinping è solo allo stadio di partenza, vedremo con i fatti la direzione che prenderà, ma non aspettiamoci che ragionino come noi occidentali: le priorità del paese sono tante e quanto noi consideriamo come fondamentali, non sono in cima alla lista. Provate a pensare cosa voglia dire governare un paese con quasi 1.5 miliardi di persone che devono ogni giorno alimentarsi, muoversi e curarsi. Non ci riusciamo noi in Italia con solo 60 milioni di persone!

Invito quindi i lettori a prendere sempre con le pinze quanto leggono sulla Cina sui nostri giornali, provando a fare un po' di ricerche sui siti internazionali per capire cosa veramente accade. Questo per cercare di costruire un po' di senso critico onesto e basato sui fatti e sui numeri reali.

(*) http://leviedellasia.corriere.it/2012/12/29/schedatura-di-massa-sul-web-cinese-ma-sara-una-cosa-seria/