Movimento 5 Stelle, referendum sull'euro e corsa agli sportelli

21 Febbraio Feb 2013 0027 20 febbraio 2013 21 Febbraio 2013 - 00:27

Non sto qui ad annoiarvi sui motivi per cui il Movimento 5 Stelle molto probabilmente otterrà percentuali importanti alle elezioni politiche.

Vi illustro direttamente il rischio principale che è a mio parere insito nell'agenda politica del movimento: quello di una mortale corsa agli sportelli in caso di referendum sulla permanenza nell'euro

Una premessa: gli esponenti di un movimento essenzialmente basato su forme di democrazia diretta non possono che apprezzare l'idea di sottoporre le principali scelte politiche ed economiche ad una decisione "del popolo", anche senza passare attraverso il rapporto di delega con i propri rappresentanti parlamentari. Ecco dunque la proposta di un referendum a proposito della permanenza dell'Italia nell'euro, che evidentemente si fonda sull'argomento secondo cui la perdita della sovranità monetaria è una delle cause principali della crisi economica italiana di questi anni. 

Quali sarebbero i vantaggi della riacquisita sovranità monetaria? Il principale vantaggio è certamente quello di potere effettuare svalutazioni competitive, cioè di lasciare che la rediviva valuta italiana perda di valore rispetto alle altre valute, con la conseguenza di spingere -perlomeno nel breve periodo- l'export di prodotti italiani e dunque la produzione totale (il PIL) del nostro paese.

Non voglio soffermarmi qui sui costi delle svalutazioni competitive, che (1) possono essere controbilanciate da svalutazioni fatte da altri paesi, (2) prima o poi conducono ad un aumento dei prezzi interni -perché le importazioni diventano più care- e (3) spingono le imprese a porre meno attenzione all'aumento della produttività, in quanto rendono più facile la competizione di prezzo con le imprese straniere.

Voglio invece dire qualcosa sul fatto che l'idea democratica di un referendum su questi temi deve fare i conti con la realtà pratica, che è quella che è, e non quella che vorremmo che sia. Come è spiegato qui da Alberto Bagnai e Claudio Borghi, contrapposti sul tema a Mario Seminario e al sottoscritto, la fuoriuscita dell'Italia dalla zona euro dovrebbe essere attuata con grande velocità, ed evitando fughe di notizie a proposito della data esatta in cui avverrebbe il cosiddetto "change-over", ovvero la trasformazione di depositi e contante nella nuova-vecchia valuta nazionale.

Perché mai agire in maniera "furtiva"? Per evitare una corsa agli sportelli bancari da parte di una massa abnorme di cittadini che cercano di prelevare i propri depositi in EURO appena prima del change-over medesimo. E perché mai i cittadini non se ne stanno buoni buoni a casa? Beh perché la nuova moneta varrà sicuramente di meno dell'euro, che continua ad essere in vigore nel resto dei paesi appartenenti all'EuroZona.

Nessuna banca ha riserve sufficienti per restituire i depositi a tutti i propri clienti "in una botta sola", dunque anche chi non teme una svalutazione eccessiva della nuova moneta correrà in banca per portare via in tempo i propri depositi e salvarli dall'eventuale fallimento della banca stessa. Attenzione: il quadro è vagamente più roseo se lo stato assicura i depositi dei propri cittadini -almeno fino ad un certo importo- di fronte ad un rischio di fallimento bancario. Ciò può indurre i cittadini a temere di meno il fallimento bancario stesso, ma non la svalutazione dei propri depositi.

Ci sono dunque buone ragioni per un approccio furtivo e veloce al change-over. E come la mettiamo con un referendum sulla permanenza nell'euro? Se la data del referendum fosse fissata, per non saper né leggere né scrivere molti cittadini si porterebbero avanti e preleverebbero i propri depositi bancari, appunto perché con una certa probabilità il referendum potrebbe avere esito positivo.

Ammettiamo pure di volere la fuoriuscita dell'Italia dall'euro (io personalmente sono MOLTO contrario): se si desidera ottenere ciò, il referendum è il meccanismo peggiore per ottenere la cosa. Con buona pace della democrazia diretta.

E' sempre utile applicare a ciascun soggetto politico il tipo di analisi -narrazione, direbbe Nichi Vendola- proposta dal soggetto politico stesso. Una brillante e condivisibile metafora suggerita da Beppe Grillo, "megafono" del Movimento 5 Stelle, è che i politici dovrebbero essere considerati come i dipendenti dei cittadini, i quali sono pronti a cacciarli in caso di performance insufficiente. Non solo, i cittadini dovrebbero usare tutte le informazioni disponibili per farsi un'idea anche sulla qualità dei candidati "nuovi", cioè che non hanno esperienze politiche precedenti.

Da questo punto di vista, salgo dentro la metafora di Grillo e dico che eleggere un politico assomiglia alla scelta di un idraulico che ci deve sistemare una perdita in cucina: è molto meglio dare l'incarico ad un idraulico forse noioso, che ci sistema la cucina per bene e per lungo tempo pur con qualche disagio iniziale, piuttosto che dare l'incarico a chiacchieroni vecchi e nuovi che millantano di essere buoni idraulici.

Il chiacchierone vecchio è già stato visto all'opera e ha combinato solo disastri per cui abbiamo chiamato l'idraulico noioso ma bravo, mentre il chiacchierone nuovo, pieno di energia e anche di buona fede, dimostra con le sue proposte idee confuse sul funzionamento dei lavandini. E dei sistemi economici.

@ricpuglisi