Civati, Orfini e Renzi: Boldrini-Grasso è una mossa vincente dei giovani del Pd

16 Marzo Mar 2013 2100 16 marzo 2013 16 Marzo 2013 - 21:00
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Giuseppe Civati detto "Pippo", ex consigliere regionale lombardo del Partito Democratico, ora deputato, è tra gli ispiratori della mossa «Boldrini-Grasso» per le presidenze di Senato e Camera. Scelta che ha spiazzato il Movimento Cinque Stelle - con alcuni senatori che si sono smarcati - e costretto persino Silvio Berlusconi a lodare il discorso di Grasso alla presidenza del Senato. Da ricordare che l'ex procuratore nazionale antimafia ha sempre riconosciuto l'ottimo lavoro che il governo Berlusconi e il ministro Maroni hanno svolto nel precedente governo per la lotta alla mafia.

Se si ricorda a Civati di essere stato un «abile stratega», l'ex consigliere brianzolo risponde con grande umiltà: «Era solo una scelta di buon senso». Ma sta probabilmente in questa scelta di «buon senso» una giornata che rappresenta forse il primo segnale di cambiamento del Pd di Pier Luigi Bersani, dopo un risultato elettorale sotto le aspettative. Mossa che è piaciuta anche a Matteo Renzi, il rottamatore che in queste ultime settimane ha avuto più di un incontro con Mario Monti. 

L'unione tra i giovani democratici e Bersani ha permesso di ribaltare il tavolo delle trattative. La soluzione di «discontinuita» a cui un pezzo di Pd, tra cui i  'giovani turchi' e non solo, stava lavorando già dalla giornata di ieri è diventata così realtà.  E se Matteo Orfini e Andrea Orlando per primi, di concerto con Sel, avevano fatto intendere ieri l'ipotesi Boldrini, Civati, invece, è stato tra i primi a suggerire la soluzione Grasso al Senato. 

Lo ha scritto lui stesso sul suo blog «Ieri mi è arrivata da parte una senatrice del Pd, la notizia che se il candidato del Pd fosse stato diverso da quello di cui si parlava, ci sarebbe stata la possibilità di aprire una discussione con i rappresentanti del M5S. E si è discusso di Grasso». Poi è toccato a Bersani riunire i vertici del Pd.

E il segretario ha chiesto di trovare una soluzione che sapesse più di «rinnovamento» rispetto al tandem Franceschini-Finocchiaro. «Non voglio fare la fine della Bindi», ha detto Franceschini ai suoi decidendo il passo indietro. Così si è arrivati all'indicazione di Boldrini e Grasso, apprezzata anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.