Annientarsi nell'Economia - Impressioni da Trento

3 Giugno Giu 2013 0005 02 giugno 2013 3 Giugno 2013 - 00:05

La Val d’Adige e la sua metamorfica discrepanza fra i grandi moti geologici, le linee delle faglie terrestri che entrano e penetrano il terreno, montagne che raccontano le forze della terra, dei venti, delle nevi perenni e dei fiumi e, dall’altro lato, le casine monofamiliari ai margini dei meleti, le vigne e gli edifici di ogni epoca, con una cosa in comune, niente qui parla di colossi architettonici. Tutto e’ misurato e quasi annientato dalla natura che sovrasta, dalla ‘Montagna’, come la chiamano gli Alpini. Con la M Maiuscola. Guido nel traffico di macchine con targa tedesca ed austriaca, verso Trento, capitale dell’Economia con la E maiuscola, una volta all’anno. Devo parlare ad un incontro e sono partito talmente presto da Londra che poteva essere l’alba del giorno prima. Primo volo in decollo da Gatwick del giorno. Trento mi accoglie, con quel suo calore borghese e signorile, come esser invitato a cena da una coppia di anziani nobili, quelle case dove non sai come comportarti, se fare i complimenti, se portare del vino, dei fiori od un CD dei Motorhead in regalo.

Passeggio per il centro della cittadina e vedo Helene Rey, Tito Boeri, Bini Smaghi, gli amici di 4Gatti mi fanno conoscere vari luminari dell’economia del lavoro Newyorkesi, professoroni professoranti e, nel parlare con alcuni di loro, mi rendo conto dei motivi per i quali l’economia (in senso lato) sia considerata la disciplina piu’ sexy del pianeta e perche’ tutti vogliono un amico economista, a cui fare riferimento per giustificare ogni idea balzana che venga loro in mente.

Da un lato,chi si occupa di finanza e’ ossessionato dai numeri, dalle tabelle, da come le correlazioni fra variabili raccontino storie sempre diverse od adeguate/contrarie al policy maker di turno, come se fosse sempre possibile trovare un numero nuovo alla domanda fondamentale di quanto faccia uno + uno. Quasi od appena piu’ di due, all’incirca due risponderebbe qualche collega in banca, qualcuno di quelli che si fanno chiamare ‘Quanti’, gli analisti geek quantitativi che viaggiano fra matrici multifattoriali come uno sciatore su una pista nera del San Pellegrino od una di quelle montagne che sovrastano l’Adige, di un colore verde-dollaro.

Dall’altro, sappiamo tutti che, seppure con tutto il nostro sforzo di attingere alla fonte dei dati, della conoscenza, delle informazioni statistiche, di bilancio, di flussi di capitale, di variabili, di tendenze dei tassi di interesse a 1, 5, 10, 20, x+1 anni, non raggiungeremo mai una risposta finale, decisiva. La pietra filosofale dell’economia non esiste e lottiamo contro i tempi che cambiano, cercando di capirli e spesso ce la facciamo ad avere un’idea vaga di una risposta, un attimo prima che tutto cambi e che muti ancora una volta.

Keats usava il termine di ‘Negative Capability’, che si potrebbe tradurre in Capienza Negativa, per indicare la capacita’ di uno scrittore o di un artista a recepire e comprendere la bellezza e la complessita’ del mondo e rifiutare quelli che cercavano di ingabbiare la straripante bellezza del creato con teorie e categorie della conoscenza. Il mondo e’ di infinita bellezza e varieta’ e nessuno lo puo’ comprendere, ergo l’artista, lo scrittore ma, per me, anche l’economista, dovrebbe potersi sentirsi libero di interpretarlo, di leggero e di farsi affascinare, abbindolare, annientare, quando prova a raccontarlo, a narrare. L’ironia romantica od economica, di avere una risposta per le crisi di 100 anni fa, ma di rimanere basiti e stupiti rispetto ai cambiamenti odierni.

Passeggiando per Trento, con alcuni amici, parliamo di questo, di come sia possibile che questa complessita’ che abbiamo sempre davanti, dai giovani che incontriamo e sono senza lavoro e con dosi razionate di speranza, ai processi di fermentazione della birra Forst che e’ lo stesso da centinaia di anni, possa essere spiegata e come tutto quello che studiamo, facciamo, stampiamo abbia un senso. La questione che abbiam tutti dentro e’ come queste migliaia di tabelle e di slides di powerpoint possano raccontare almeno ogni tanto una storia di fiducia nel futuro.

La domanda qui, fra Castello del Buonconsiglio e Monastero di Santa Chiara circondato da poliziotti in tenuta da sommossa per l’arrivo di Enrico Letta, e’ proprio quella, la domanda non tanto di spiegazioni finali, ma di ottimismo, di quella capacita’ di capire che il “futuro che viene scritto oggi”, come canta Liam Callagher nell’ultimo singolo dei Beady Eyes, cominci ad appartenere non tanto ai soliti noti/ignoti, ma a tutti noi. Per questo, penso, sono qui. Perche’ ogni volta che accetto di parlare in pubblico, lo faccio con lo spirito che quella miseria teorica e pratica che conosco e mastico possa ispirare gli altri, a capire di piu’, a prendere interesse ad argomenti importanti, vitali. Senza imporre, come minimi troikisti, soluzioni preconfezionate, costruite su migrazioni di capitali. Senza usare l’economia come un pulsante da premere per annientare, annichilire intenzioni e popolazioni intere.

Non offriamo soluzioni, ma la nostra versione del dubbio: un dubbio che, come si vede chiaramente nelle strade di Trento, vogliamo tutti condividere, vogliamo discuterne. Perche’ il primo passo fuori dall’Austerity, dalle regole che ci vengono imposte, e’ il capire perche’ certe cose accadono. E rendersi conto che il nostro luogo nel mondo non e’ in fondo alle valli create da ghiacciai e fiumi, ma in cima alla montagna, per guardare cosa ci aspetta dall’altra parte delle difficolta’ attuali.

“Negative Capability is the denial of whatever in our contexts delivers us over to a fixed scheme of division and hierarchy and to an enforced choice between routine and rebellion." (Roberto Unger)

 


Post Note

A Trento, mi ha invitato il Think Tank Italo/Anglosassone Vision, nella persona dell’amico Francesco Grillo, per parlare di agenzie di rating. Che, nonostante quello che ho detto sopra, credo siano importanti, perche’ offrono dei criteri di massima, abbastanza oggettivi, per giudicare il rischio di credito di un cliente. Un po’ come il paracetamolo, forse, negli ultimi dieci anni, abbiamo esagerato con certe medicine. Le societa’ di rating le abbiamo prima considerate ‘comfort food’, come i canederli al brodo, per non sentirsi spaesati di fronte alla complessita’ finanziaria/contabile di un cliente, e poi le abbiamo considerate una grappa da cui farci intossicare. Vogliamo un sistema economico e finanziario che torni ad essere relazionale, di lungo periodo, sostenibile, socialmente e finanziariamente. Ed in questo, ci vuole anche lo standard. Il metro napoleonico. Il Grado Celsius. O qualcosa di approssimabile.

Sotto trovate le slides che ho preparato, utilizzando un approccio in linea con l’austerity. Non ho usato powerpoint, ma le mie mani, le mie penne colorate e hipstamatic.

Grazie a chi e’ venuto a sentirmi delirare.


Soundtrack

Sharon Van Etten – Serpents
http://www.youtube.com/watch?v=hYgyQ20TJAs

Beady Eyes – Flick of the Finger
http://www.youtube.com/watch?v=0lMRJFZ11c0



 

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