Zero soldi ma un piccolo (grande) film per la legalità

8 Ottobre Ott 2013 2026 08 ottobre 2013 8 Ottobre 2013 - 20:26

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Se stai passando la linea d’ombra ti senti in diritto di fare il grosso con gli amici più piccoli. E’ nelle cose, ed è un pensiero ricorrente mentre pendono dalle tue labbra, e tu, con un pizzico di invidia, li guardi parlarsi, organizzare i loro vent’anni, prendere il mondo in mano, sentirsi invulnerabili e un po’ incoscienti, direi semplicemente felici. Il primo istinto è che vorresti riavere indietro i tuoi, di vent’anni, ma non si può. Allora ti consola che per qualcuno di loro sei un fratello maggiore, un riferimento e anche un po’ rifornimento –di spunti, di racconti, di vissuto-, e finisci per far pace, anzi quasi per godere, della tua clessidra che ha consumato un po’ più di sabbia. Perché ogni tanto, quando sei fortunato, i ruoli si possono ribaltare: l’ormai ex ragazzo prende appunti, i fratellini salgono in cattedra e insegnano delle cose. A me è successo a San Damiano d’Asti, un borgo delizioso che cucina tonnellate di fritto misto alla piemontese e festival innovativi (www.fuoriluogofestival.com), ha una biblioteca attivissima e un gruppo di ventenni brillanti e dolcissimi, apparentemente scapestrati ma incredibilmente sul pezzo. Molti di loro si sono conosciuti agli scout (si sono dati un nome pieno di romanticismo, Clan Livingston) e insieme hanno girato l’Italia, che dalla astigiana ricca e un po’ snob spesso sembra lontanissima. Un paio d’anni fa sono capitati in provincia di Caserta, ospiti di un campo di lavoro di Libera, l’associazione di Don Ciotti che combatte le mafie sui territori, innescando meccanismi virtuosi sui terreni confiscati. Poteva finire in una vacanza come le altre: foto, scherzi e racconti da riportare a casa e condividere con gli amici, in quella sfilza classica di aneddoti che ogni viaggio di gruppo offre sempre (di questo, ne sono sicuro, sono conservate minuziosamente anche tutte le ricevute). E invece dal quel viaggio è nato un piccolo miracolo. I ragazzi (ne cito tre: Simone Cioè, nemmeno diciottenne, funambolo della regia e smanettone simpaticissimo; Lorenzo Gilardetti, aspirante giornalista e penna brillante, destinato ad un grande esame di maturità; Simone Montrucchio, che studia ingegneria a Torino e a 21 anni sembra la guida saggia e disponibile del gruppo) si sono innamorati della storia di Alberto Varone, piccolo imprenditore ucciso dalla camorra nel 1991, e hanno deciso di raccontarla in un cortrometraggio. Si chiama Fiori dal Cemento e sarà presentato sabato 12 Ottobre (Cineteatro Cristallo di San Damiano d’Asti, ore 21). Un gioellino (qui, il trailer) che ha acceso un meccanismo virtuoso: mezzo paese è stato mobilitato nelle riprese, ha offerto case e automobili, costumi e trucco, un cantautore emergente –Luca Fiore- ha curato la colonna sonora, i ragazzi e le ragazze hanno scritto e interpretato il film e partecipato attivamente al montaggio, rigorosamente home-made. Scheda tecnica: un paio di macchine fotografiche, qualche obiettivo, un microfono potente, un saldo tra entusiasmo e soldi investiti (facile, zero) nettamente in attivo. Non è solo una bella storia destinata –quasi esclusivamente, ahimè- ai quotidiani locali. E’ un progetto produttivo credibile e innovativo, basato su un concept sempreverde che spesso sembra finito ai margini delle priorità cine-radio-televisive: la passione per le buone idee, e lo slancio per metterle in pratica. Succede spesso nei posti dove di budget e di business plan non si parla. Al massimo, si tratta di fare una colletta: è questa la piccola –grande- lezione dei miei giovani amici del Clan Livingston. 

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