Come difendersi da bufale e pseudoscienza?

5 Novembre Nov 2013 0435 05 novembre 2013 5 Novembre 2013 - 04:35

Il problema della disinformazione scientifica è, purtroppo, assolutamente attuale e il punto forse più difficile, specie per chi non è del settore, è cercare di distinguere notizie vere dal punto di vista scientifico dalle bufale e la pseudoscienza.

Ho appena terminato l’esperienza come animatore del Festival De La Scienza di Genova e in più di una conferenza si è parlato di come si diffondano alcune comuni bufale scientifiche e di alcuni casi celebri di falsa scienza. Perché, ad esempio, siamo portati a credere alle bufale?

“Aggiungere informazioni irrilevanti cambia il nostro rapporto con la realtà”

dice, ad esempio, Sergio De La Sala, medico e studioso in neuropsicologia cognitiva e relatore di una di queste conferenze.

Una verità che per chi cerca di fare divulgazione scientifica è quanto mai quotidiana. Quante volte avete visto articoli dove vengono usati termini “scientifici”? Quante volte una qualsiasi affermazione è stata seguita da un “Lo ha detto il tal professore della tale Università”? Eppure c’è da chiedersi quante queste informazioni siano vere e quanto spesso, invece, siano decontestualizzate e messe unicamente con lo scopo di convincere il lettore che la propria tesi è giusta.

La difficoltà nello scovare le pseudoscienze spesso sta proprio nell’uso del linguaggio della scienza per sostenere tesi totalmente false che con la scienza non hanno nulla a che fare.

“Quando a un frase facilmente riconoscibile come insensata è stata aggiunta una parola chiave”, continua De La Sala, “all’improvviso le persone tendono maggiormente a crederci. Ci crediamo perché le frasi vengono mascherate da notizie scientifiche”.

Questo è un problema molto serio ed è la causa per cui tantissime notizie, specie sul web, vengono prese per vere perché hanno quel retrogusto di scienza che le fa sembrare affidabili.

Come fare allora? Come può il semplice cittadino difendersi da queste false notizie?

Non c’è sicuramente un unico metodo. E non è possibile che tutti sappiano tutto su ogni argomento. Anche perché non è così nemmeno tra gli scienziati.

Però si può imparare ad imparare. E si possono però adottare alcune semplici regole per discriminare più facilmente un buon articolo (e un buon autore) da uno cattivo.

Innanzitutto controllare se l’articolo in questione è il frutto di una riflessione da parte dell’autore che pare padroneggiare l’argomento o se è una banale copiatura di un altro articolo, la ripetizione acritica di concetti già espressi altrove.

Bufala 0
come ci si difende dalle bufale scientifiche?

 

La verità si propaga per ragionamento, il pregiudizio per ripetizione (cit. ,J. H. Newman).

Bisogna poi fare attenzione alle fonti e chiedersi chi sia l’autore e quale sia la sua formazione. Spesso molti articoli mancano completamente di fonti, o sono prese da siti e blog che non hanno un minimo controllo per quanto riguarda la correttezza scientifica e gli autori non hanno alcuna competenza scientifica.

Inoltre anche gli scienziati possono sbagliare!

Anzi, è proprio l’errore, a dire il vero, che determina il successo della scienza. E nella scienza non tutti gli scienziati sono bravi allo stesso modo: alcuni pubblicano spesso e con costanza su riviste peer reviewed, quelle cioè nelle quali gli articoli sono controllati e validati dal punto di vista scientifico prima della pubblicazione sulla rivista stessa); altri pubblicano poco e su riviste poco prestigiose e poco controllate. Non va poi dimenticato che l’autorevolezza è limitata, generalmente, al campo di studi: un medico può anche essere un esperto di neurobiologia, ma non è assolutamente detto che sia in grado di parlare con cognizione di causa, ad esempio, sugli OGM.

I punti più importanti sono la sensatezza del concetto e quale messaggio l’autore vuole effettivamente trasmettere.

L'autorità di chi parla non ha alcun valore se le argomentazioni sono sballate e alcune sono facilmente verificabili. Dire che la prova che gli OGM sono dannosi è dal fatto che da quando sono stati introdotti sono cresciuti i tumori è come dire che l’evidenza del global warming sia da imputare alla diminuzione, assolutamente confermata, del numero dei pirati. Non è detto che il fatto in sé sia per forza vero o falso, ma è stata considerata come provante una correlazione causa-effetto che è provante non é. Altre sono più complesse e per questo di norma ci si deve affidare al parere prevalente della comunità scientifica, qualora ne abbia uno.

E poi cosa vuole dirci l’autore?

Vuole spiegarci un modo per capire un argomento? Vuole darci delle basi solide e chiare e fornirci degli spunti per delle riflessioni in modo che noi potremo prendere una decisione personale? Oppure parte da una sua tesi e imposta l’articolo perché i dati e gli episodi portati vadano in quella direzione? E per giudicare (anche scientificamente) una nuova tecnica di laboratorio parte da considerazioni etiche e conseguenze sociali, politiche o economiche.

Pensateci, dunque, la prossima volta che vedrete un articolo cominciare con “La cura del cancro è già stata trovata dal signor X, ma ce l’hanno sempre nascosta”.

 

Federico Baglioni

@FedeBaglioni88