Largo alle buone notizie. La startup italiana EOS venduta al colosso USA Clovis Oncology per 480 milioni di dollari

27 Novembre Nov 2013 1548 27 novembre 2013 27 Novembre 2013 - 15:48

 

Lo spirito positivo di questo blog mi induce a concentrare la vostra attenzione su un'operazione di venture capital di grande successo, realizzata da Principia SGR.Il venture capital e il private equity sono poco presenti in Italia. La finanza è vista come "brutta e cattiva" e la cultura dominante le vede come il fumo negli occhi. Ma senza il capitale di ventura, non nascono nuove imprese e si riducono le capacità di crescita di un Paese.

Private equity significa investire in società non quotate. In inglese privatesignifica non quotato, il contrario di public che significa quotato in borsa. Se si legge sul Financial Times "Twitter goes public", vuol dire che Twitter si quota in borsa e si trasforma da società private in società quotata sui mercati azionari, sul NYSE in questo caso.

Il rischio di investire in società non quotate o appena nate - cosiddette start-up- è naturalmente maggiore rispetto a investire in società quotate. E' per questa ragione che sono nati degli investitori specializzati, che studiano, analizzano le prospettive di una società - ad alto potenziale - al fine di accompagnarla nella crescita futura.

Amartya Sen

In un formidabile saggio - Money and value: ethics and economic in finance scritto in occasione della prima Baffi's Lecture in Banca d'Italia nel 1991, - il filosofo ed economista indiano Amartya Sen si chiede: "How is it possible that an activity that is so useful has been viewd as morally so dubious?". E Sen conclude: "Finance plays an important part in the prosperity and well-being of nations". 
Il Governatore di Banca d'Italia Ignazio Visco, in un intervento del 9 aprile 2013 scrive, dopo aver citato Sen: "Finance is crucial for sharing and allocating risk, especially for poorer societies and people. It is crucial for transferring resources over time and removing liquidity costraints. It is very important for fostering innovation and promoting economic growth".

EOS - EOS sta per Ethical Oncology Science - nasce nel 2006 con l'obiettivo di scoprire nuovi farmaci antitumorali. EOS si presenta così: "EOS is a biopharmaceutical company committed to the development of novel medicines for the treatment of cancer.
EOS is a team of serial bio-entrepreneurs and experienced biotechnology professionals with decades of experience in translational medicine and success in drug development in oncology, high credibility with the financial community and significant track record in funding and growing biotech companies".

I primi finanziamenti a EOS arrivano dai soci fondatori e dal Venture capital player francese Sofinnova. Nel 2009 arrivano a sostegno capitali italiani. Investe Principia SGR con il fondo Principia I gestito da Pierluigi Paracchi che richiama anche i fondi per l'innovazione del Ministero per lo Sviluppo Economico (Legge n. 388): in totale parliamo di poco meno di 3 milioni di euro che fino a ieri valevano una partecipazione dell'8,7 per cento.

E' notizia di settimana scorsa che EOS è stata ceduta al colosso farmaceutico statunitense Clovis Oncology per circa 480 milioni di dollari. Una somma enorme rispetto al capitale investito dagli investitori di EOS pari a circa 22 milioni di euro.
La forza di EOS sta nel Lucitanib, un famaco antitumorale al seno che ha superato il primo round di test clinici. Per I tecnici "a unique dual selective phase II FGFR/VEGFR Inhibitor".

L'amministratore delegato di Principia, prof. Roberto Mazzei, ha sottolineato l'importanza degli imprenditori seriali come Silvano Spinelli, ad di EOS, che in passato ha guidato alla crescita e portato alla quotazione di Novuspharma (che poi si è fusa con Cell Therapeutics quotata sul Nasdaq): "Per costruire realtà di successo servono imprenditori seriali, ovvero esperienza e specializzazione. Anche da parte di chi investe".
Verissimo. Ma per poter avere imprenditori seriali, bisogna considerare il fallimento una cosa naturale e non la fine del mondo. E' opportuno, come spesso accade, citare Francesco Giavazzi.

L’economista della Bocconi e del MIT Giavazzi nel suo "Il liberismo è di sinistra" (con Alberto Alesina, Il Saggiatore, 2007) spiega la diversità tra Stati Uniti e Europa: "In Italia il numero dei fallimenti di imprese è tra i più bassi dei Paesi Ocse. Fallire in Italia, è un trauma da evitare. La stessa frase "è un fallito" ha una connotazione colpevole e offensiva. Come se il fallimento di un’attività economica rischiosa, che non ha prodotto profitti sufficienti, significa che chi l’ha intrapresa non sia una persona onesta, ma un truffatore. Il termine "fallito", invece di caratterizzare semplicemente il proprietario di un’azienda che non è sopravvissuta alla concorrenza, diventa un macigno che un imprenditore si porta sulle spalle per il resto della vita".

Giavazzi e Alesina raccontano un aneddoto emblematico (p. 78): "La figlia di un nostro collega stava per sposarsi, ma all’ultimo decise di rompere il fidanzamento. All’inevitabile domanda sulle motivazioni di una scelta tanto drastica rispose che, tra l’altro, il fidanzato non "era mai fallito". Il povero ex fidanzato era probabilmente un ragazzo che preferiva un posto fisso e non aveva partecipato all’effervescente nascita di nuove iniziative legate a internet, molte delle quali, appunto, sono fallite. La figlia del nostro collega avrebbe serie difficoltà a trovare un "fallito" da sposare in Italia".

Figuriamoci in Italia dove se fallisci sei marchiato a vita.

Lunga vita ad EOS e complimenti a Principia che ottiene un IRR - Internal Rate of  Return - da sogno.