Superquark e la fiducia nell’Uomo che oggi non esiste più

3 Agosto Ago 2014 1809 03 agosto 2014 3 Agosto 2014 - 18:09

La tv dei tronisti e delle urla da talk show lo ha esiliato alle serate estive, fuori dai palcoscenici di prestigio, ma Superquark continua a resistere e a raccogliere buoni ascolti. Malgrado il passare degli anni, Piero Angela continua a produrre un programma di classe e stile continuando a dedicare la sua vita e le sue capacità alla divulgazione scientifica, il ramo più nobile del giornalismo perché ha lo scopo di far capire a tutti, quello che siamo e quello che siamo stati.

Ma Piero Angela ha 86 anni e non si vede all’orizzonte un suo erede. Qualcuno che faccia divulgazione come la fa lui, animato dalla convinzione che la conoscenza può essere davvero a portata di tutti (basta farla arrivare a tutti) e non un privilegio concesso a pochi. In Superquark non c’è misantropia, nulla fa vacillare una profonda fiducia nel progresso e soprattutto nell’Uomo, con l’u maiuscola. L’Uomo nella sua espressione migliore, l’Uomo mai sazio del suo sapere che cerca sempre di conoscere qualcosa di nuovo, l’Uomo che, grazie ai suoi talenti e all’uso della sua intelligenza, lavora per migliorare il mondo in cui vive e la sua condizione sociale. Ad esempio nell’ultima puntata, quella andata in onda il 31 luglio, si vedono persone comuni lavorare al fianco di archeologi e ricercatori (mostrano un progetto delle università americane) a riprova del fatto che il Sapere non è un lusso per minoranze e successivamente due giovani pugliesi che grazie alle loro intuizioni e all’aiuto di un mecenate moderno, hanno sfidato la crisi e hanno costruito al Sud un’azienda all’avanguardia nel campo dell’aviazione, a testimonianza che investendo nei talenti si può far ripartire l'Italia.

Oggi questo amore e questa fiducia, quasi rinascimentale, nell’Uomo e nelle sue capacità, è quasi scomparso. Anzi, al contrario, oggi regna una sfiducia generale nell’umanità. Nella narrazione collettiva, l’uomo è una figura generalmente cattiva e capace solo di fare del male. Ci si commuove per un cane abbandonato ma non per un bambino che muore di fame. Leggevo, ad esempio, i commenti alla notizia diffusa da un giornale sugli imam siriani che predicano nelle moschee che “mangiare cani o gatti non è peccato”. A causa della guerra, infatti, i siriani per sfuggire alla fame sono costretti a mangiare i loro animali domestici. Bene, la stragrande maggioranza dei commentatori esprimeva profonda indignazione per il destino dei poveri animali, qualcuno invitava a “mangiare l’imam” ma nessuno diceva mezza parola di compassione per la fame che sta devastando la Siria. Empatia profonda per gli animali, zero o quasi per gli esseri umani. Una costante che ritorna anche nella polemica sulla sperimentazione animale, dove si preferirebbero salvare gli animali piuttosto che le persone (oppure sperimentare queste medicine direttamente sulle persone giudicate indegne di vivere come i pedofili).

Questa sfiducia nell’uomo e nella sua capacità si può leggere nel trionfo delle teorie complottiste dove gli esseri umani sono schiacciati da grandi poteri occulti e non possono far nulla per cambiare e migliorare il proprio destino. La scienza, lo studio e la cultura che nella visione di Superquark possono riscattare le persone, per i complottisti sono, in genere, alleati di quei poteri occulti che soffocano l’umanità. E, segno dei tempi, i programmi che divulgano le teorie del complotto come Voyager e Mistero, vengono mandati in onda nella stagione invernale, quando le persone sono più portate a guardare la tv mentre Superquark va in onda in estate, quando gli ascolti sono più bassi.  

Ma anche in quelli che dovrebbero essere gli eredi di Angela prevale questo sentimento di sfiducia verso l’umanità. Leggendo i blog dei debunker o dei divulgatori scientifici prevale, sottotraccia, una sensazione quasi di paura e di insofferenza verso il resto del mondo, verso una massa che preferisce il Medioevo e quindi, quasi, merita di vivere nell’ignoranza e di restare vittima di maghi e ciarlatani. Ci si rinchiude su se stessi e il sapere diventa il segno di riconoscimento di una nuova aristocrazia che quasi arriva a confidare segretamente nell’abolizione del suffragio universale. Manca, insomma, la fiducia che ogni essere umano può sapere, conoscere e sviluppare il suo senso critico. Queste doti sono doni riservate solo ad una minoranza. Il resto non è nemmeno in grado di capire. Un contesto che nasce certamente come reazione agli attacchi quotidiani che il concetto di sapere subisce ogni giorno. Oggi tutti hanno la presunzione di sapere tutto e quando incrociano qualcuno che le cose le sa davvero, reagiscono con supponenza e violenza, insultando e minacciando. Quando si ha a che fare quotidianamente con personaggi del genere, è quasi normale che si finisce per disprezzare chi non appartiene al proprio gruppo.

Superquark continua, allora, a ricordare anche nel nostro tempo misantropo e sfiduciato, il valore prezioso e profondo della conoscenza e soprattutto della diffusione della conoscenza. Rendere gli uomini consapevoli della grandezza che possono produrre è l’unico modo che abbiamo per migliorare il nostro futuro. (Twitter: @fabio_990)