Tamara de Lempicka

17 Aprile Apr 2015 0946 17 aprile 2015 17 Aprile 2015 - 09:46

TamaracLa più grande fumettista italiana di tutti i tempi è Grazia Nidasio, e su questo c’è poco da discutere. Poi c’è Laura Pellegrini in arte ellekappa (con la minuscola, per sua scelta eloquente), che però realizza vignette singole. A stretto contatto delle due regine, come a completare un dream team che fa onore alla un po’ sonnolenta cultura italiana, c’è un trittico di talenti di cui non si finirebbe mai di parlare bene: l’instancabile Giuliana Maldini (nel 1978 prima in Italia a pubblicare un libro disegnato sulla condizione femminile), la poliedrica Silvia Ziche (che riesce a fare satira, sociologia e Disney: praticamente un mostro) e l’ammaliatrice biografa di personalità vere e di fiction Vanna Vinci.

Dopo la straordinaria nobildonna milanese La Casati. La musa egoista (2013), grazie a 24 Ore Cultura tocca ora alla pittrice polacca Tamara de Lempicka (52 pagine a € 17,90), vera e propria “icona dell’art déco” (sottotitolo esplicativo un po’ figlio del marketing, ma difficilmente contestabile), al bookshop della mostra monografica allestita a Palazzo Chiablese di Torino dal 19 marzo al 30 agosto 2015, e in libreria dallo scorso 2 aprile. “Il libro non è umoristico, ma non manca il sense of humour”, ci ha tenuto a sottolineare La Bambina Filosofica (altra celebre creazione della Vanna nazionale), divertente e solo apparentemente nichilista alter ego dell’autrice cagliaritana.

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La vita a dir poco eccentrica dell’artista scomparsa a quasi 82 anni in Messico nel 1980 (passata da una ricca famiglia di Varsavia a viaggi da giovanissima, nozze con un playboy a festini omo ed etero, fughe da bolscevichi e nazisti...) non poteva che incuriosire la fumettista italiana, da sempre affascinata da personaggi femminili che “non siano esattamente a posto, che stiano attraversando un grosso cambiamento, dall’adolescenza all’età adulta, o che affrontino qualcosa di epocale che accade attorno a loro, costantemente in una condizione di dubbio”.

La narrazione in prima persona come un romanzo noir - ma, come sempre nelle opere della Vinci, ricco di colori e di sensazioni riportate quasi fisicamente sulla carta - segue fedelmente il racconto della vicenda umana e professionale di Tamara, senza nasconderne al lettore i lati sgradevoli e le insicurezze ma sempre mostrando il punto di vista indipendente della protagonista.

Tra le celebrità e il bel mondo di Hollywood e New York, ma anche Parigi e San Pietroburgo, si arriva trionfalmente alla riscoperta degli ultimi anni con la celebre mostra sui suoi quadri anni Venti-Trenta alla Galerie du Luxembourg a Parigi nel 1972. “Allora fu chiaro a tutti che io ero sempre stata moderna e non ero mai passata di moda”, le fa chiosare l’autrice, sintetizzando l’immediato dibattito culturale. Grazie a lei, ora possono rendersene conto ancora più persone.

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