Federico il pazzo

30 Maggio Mag 2015 1051 30 maggio 2015 30 Maggio 2015 - 10:51

Dopo “Mare giallo” e “Piano forte”, Patrizia Rinaldi torna con una nuova storia che nella straordinarietà dello stile propone temi forti e attuali più che mai. “Federico il pazzo” edito da Sinnos, collocato nella collana “Leggimi”, illustrato da Federico Appel che ancora una volta si rivela un grande maestro, abile nel tratteggiare la fisionomia di personaggi fuori dal comune, è un libro in cui si trovano le dinamiche di una società imperfetta nella quale nonostante tutto prevalgono sentimenti di solidarietà.

Protagonista del racconto è Angelo che dopo un periodo di permanenza trascorso a Verona ritorna insieme alla madre, a Napoli, sua città natale, dove inizia a frequentare il terzo anno di scuola media. Qui i ragazzi della sua età sembrano molto più grandi di lui e hanno un atteggiamento da sbruffoni prepotenti proprio come Capa Gialla, un teppista ripetente dall’aria di bullo che tutti temono. Fortunatamente nella sua classe ci sono anche Giusy che sogna di diventare un meccanico e Francesco che abita al quattordicesimo piano dello stesso palazzo di Angelo. Tutti credono che Francesco sia un tipo strano ed è per questo che lo chiamano “Federico il pazzo” proprio perché sogna di essere un re, Federico II di Svevia.

Francesco alias “Federico il pazzo” è un personaggio enigmatico che risponde all’ignoranza e alla violenza che lo circonda in maniera anomala ma che fa riflettere. Lui non parla il dialetto napoletano, preferisce esprimersi impiegando una lingua aulica appresa dai saggi storici che lo zio editore gli ha donato. Grazie a queste letture Francesco si appassiona ad un periodo storico in particolare, il Medioevo, e impara tutto ciò che riguarda il suo idolo, Federico II. Durante i lunghi pomeriggi Francesco se ne sta sul balcone di casa ad addestrare un nibbio come se fosse il faraonico falco fedele al suo sovrano.

La solitudine di Angelo si incontra con quella di Francesco e da lì nasce un’amicizia sincera e profonda, in grado di superare il grigiore di una vita fatta di angherie, ma che riacquista colore grazie ad un sentimento incondizionato che aiuta entrambi a volare alto con la fantasia e sentirsi liberi di essere se stessi.

In questo percorso di stupore e curiosità prevalgono le audaci descrizioni dell’autrice che raffigurano un sud incantato, rimasto immutato nella sua dura bellezza dove il mare e il sole, il vulcano e il castello simboleggiano la forza recondita di un luogo dove un passato glorioso si scontra con un presente astioso.

Elemento fondamentale del racconto, è il dettaglio iniziale che vede Angelo in coma a causa di una caduta. Questo episodio ha consentito al bambino di imparare a “galleggiare” fuori dal suo corpo ogni qualvolta sente l’esigenza di fuggire da una situazione nuova. Questa sua strana capacità di evadere dalla realtà circostante altro non è che un volo, un modo di affrontare quello che può risultare come un groviglio caotico.

Il bullismo, la parità dei generi, la diversità come occasione di riscatto sociale, il legame tra madre e figlio, il viaggio, il microcosmo periferico di una grande città, il dialetto inteso come “lingua madre”, l’integrazione, i pregiudizi, la solitudine, l’adolescenza, la legalità, l’accoglienza, il rispetto, la felicità, sono alcune delle tematiche trattate in un libro in cui i protagonisti, attraverso l’Altro, ritrovano la propria identità.