La banca è come il gelato: è migliore se artigianale

16 Ottobre Ott 2015 1845 16 ottobre 2015 16 Ottobre 2015 - 18:45

Proprio nei giorni in cui la bella stagione ci sta lasciando è rimbalzata la notizia dell’acquisizione da parte di Unilever di Grom, la catena italiana di quel gelato che dell’estate è un simbolo. Immancabili i commenti su un’altra fetta di impresa italiana che cambia bandiera e, globalizzandosi, si perde. Ma non è tanto una questione di orgoglio nazionale a preoccuparmi; c’è qualcosa di più profondo che anche nel settore bancario, da diversi anni in qua, si è smarrito. Dove è finita quella cura artigianale nel lavoro, in qualsiasi lavoro, che ha costruito fortuna e immagine dell’Italia? Sempre più rara in generale e mosca bianca nel mondo del credito in particolare. Il motivo è semplice: fra le banche, da vent’anni a questa parte, sono state rating e gigantismo le parole d’ordine. I risultati? Standardizzazione delle procedure e massimizzazione dei margini; il che, conti alla mano dell’azienda, aiuta eccome. Ma come la mettiamo con l’economia reale? Sono criteri del tutto estranei alle dinamiche di famiglie e imprese, avulsi, in particolare, in un Paese dei campanili come, piaccia o meno, continua a essere l’Italia. Criteri così distanti dalla vita reale di tutti i giorni che non hanno neanche più bisogno di veri bancari, quelli che conoscevano in profondità le realtà in cui operavano, perché visitavano le aziende destinatarie degli impieghi più che trincerarsi dietro regole, da bravi culi di pietra. È chiaro che, con queste regole del gioco, in cui le decisioni si assumono sulla base di software specifici, nel mondo del credito si facciano avanti nuovi attori che, tecnologicamente, sono di gran lunga più smart degli istituti bancari, e penso a cosa potranno essere e fare Amazon, Facebook & compagnia cantante tra qualche anno. In questo scenario, dove sarà una lotta fra big a colpi di grandi numeri, cosa sarà del Paese dei campanili, delle pmi, notoriamente schifate dai colossi del credito? Sarà uno spazio aperto alla professionalità degli artigiani del credito, a chi, sul territorio, coltiva con pazienza relazioni, conosce in presa diretta le varie realtà economiche e sociali. Non sono le lancette della storia che girano al contrario; è la necessità, dopo una crisi tanto lunga, di un servizio di qualità, che sappia e voglia guardare alle realtà locali di famiglie e microimprese, magari anche di quella piccola gelateria artigianale dove vado in estate e che mai e poi mai vorrei chiudesse.