Una misura Salva Italia, l’Autoriforma BCC

23 Ottobre Ott 2015 2020 23 ottobre 2015 23 Ottobre 2015 - 20:20

Se ero convinto della bontà di proposta di autoriforma delle BCC, dopo aver letto le riflessioni di Leonardo Becchetti su Avvenire non ho più alcun dubbio di sorta. Becchetti parte da un’interessante considerazione dell’editorialista del Financial Times Martin Wolf: il quantitative easing serve poco per il credito alle imprese con il modello bancario oggi dominante. Che sarebbe a dire, in soldoni: poco, o nulla, si curano le banche grandi delle pmi, che in Italia sono spina dorsale dell’economia reale, semplicemente perché fare loro credito rende poco o nulla (e quindi con incidenza misera sulla parte variabile di alcuni).

Per gli impieghi nelle medio, piccole e micro imprese servono banche diverse; ad esempio quelle banche che –scrive Becchetti– erogano il 21% del credito alle imprese artigiane, ossia le banche di credito cooperativo. Come sostenere questo tipo di credito? Per me semplice, rafforzando la biodiversità bancaria. Preciso subito: la ratio dell’autoriforma non è “salvare il panda”.

«La globalizzazione –scrive Becchetti– è oggi anche e soprattutto competizione tra territori che devono diventare piattaforme per attrarre flussi di capitali, idee e risorse valorizzando il loro genius loci (…) E banche forti di territorio sono fondamentali per accompagnare questo processo».

Le BCC, che stante la nuova stagione di aggregazioni, rimarranno le uniche banche di territorio non sono quindi fuori dal tempo, anzi: giocheranno una partita essenziale per sostenere la stragrande maggioranza del tessuto produttivo del Paese che, altrimenti, sarebbe tagliata fuori. Come vogliamo chiamarla? Democrazia finanziaria, pluralismo? Fate voi, per me è una vera e propria misura Salva Italia, quella piccola, spesso invisibile, che vive solo del proprio lavoro.