Il Giardino di Lontan Town e le avventure di Mea

26 Novembre Nov 2015 1602 26 novembre 2015 26 Novembre 2015 - 16:02

Chi è Mea? Forse un gatto oppure un colibrì, magari un cinghiale o potrebbe essere una renna come zia Ludovica. Ma certo che no! Mea è uno scorpione, un picchio o quasi certamente un colibrì. In realtà Mea Barbari è un’adorabile tredicenne con il vizio di fare strane associazioni tra persone e animali. E’ lei la protagonista del nuovo libro di Patrizia Rinaldi che ci sorprende ancora una volta con un capolavoro letterario.

“Il Giardino di Lontan Town” edito da Lapis riprende l’ironia e la vivacità dei fatti che abbiamo apprezzato in “Federico il Pazzo” (Sinnos) e l’arguzia stilistica presente in “Ma già prima di giugno” (e/o). Quest’ultimo testo è la felice intuizione di un’autrice straordinaria, abilissima nel raccontare la complessa fase dell’adolescenza, lo sradicamento dalla propria terra, l’allagamento del giardino di casa, la mancata comprensione di una madre fin troppo presa dai guai economici familiari, l’assenza-presenza di un fratello simile a un cane San Bernardo biondo che sogna di diventare un campione di rugby, la morte del padre in un incidente di sfortuna e l’affidamento a una zia fissata con Gin e gin.

I repentini cambiamenti che Mea vive e l’apparente convinzione degli adulti che la circondano di non essere sufficientemente pronta ad affrontarli, si rivelano invece un’opportunità per esprimere un’invidiabile capacità di superare i problemi. Mea infatti crea una felice complicità con la zia riuscendo a salvarla con tenacia e dolcezza, dai suoi problemi di cuore e con il proprio lavoro. E poi in tutto questo groviglio ci sono i compagni nuovi, una lingua straniera da imparare con e canzoni dei Beatles, ma soprattutto c’è Cooper, l’amico immaginario, l’immancabile presenza pronta a comparire ogni qual volta Mea avesse bisogno di sfogarsi, raccontare, chiedere dei consigli o semplicemente affondare in un abbraccio.

Lontano dalla retorica e dalle patetiche convinzioni sulle crisi adolescenziali, in “Il Giardino di Lontan Town” non c’è spazio e tempo per la malinconia – quella cattiva non per quella buona perché questa è “una possibilità di conoscere il mondo”. Leggere questo libro è come farsi trascinare da un’onda di gioia e allegria, è un invito a ritrovare fiducia in se stessi e a sostenere anche quelle che sembrano difficoltà insormontabili. Tutto ciò è raccontato attraverso una scrittura fresca e scorrevole, piacevolissima.

L’immaginazione è il filo conduttore di “Il Giardino di Lontan Town” perché come scrive la Rinaldi “comporta distrazioni dal presente che, in alcune occasioni, sono molto utili”.