Una vita come tante di Hanya Yanagihara

20 Marzo Mar 2017 1320 20 marzo 2017 20 Marzo 2017 - 13:20

Carissimo Jude, Jude St Francis, dalla mia posizione privilegiata di chi fin dall’inizio ha potuto sapere tutto di te, sento di doverti dire qualcosa.

Ho impiegato molte pagine prima di arrivare a certe conclusioni, ne ho dovute leggere più di 700, da quel momento in poi però ho avuto la conferma definitiva, e alla fine, leggendo le parole di Harold (lui di fatto è l’unico tra voi a parlarmi in prima persona, a parlare in alcuni capitoli al posto della voce narrante e allora sono portata a dargli ascolto) che mi hanno davvero commossa, ho preso la decisione di dirti queste cose.

Non è stato facile conoscere per filo e per segno ogni tua sofferenza, ogni abuso subito, fisico e psicologico, mi hai dilaniata, ho avuto gli incubi per diverse notti e mi sono sorpresa a rimuginare sul concetto di fiducia cercando mentalmente di catalogare, tra le mie conoscenze, buoni e cattivi, mi sono sorpresa a domandarmi se poi i buoni sono davvero buoni. Insomma, per brevi istanti ho sentito il tuo fiato (che ho immaginato sapere di assenzio) sul collo e mi hai portata a sbandare, a vedere fantasmi.

Avevi ragione su un fatto, sapere tutto di te fa male, “inquina” i pensieri, ti toglie la possibilità di andare avanti mantenendo un andamento lineare tuttavia ad un certo punto per quanto mi riguarda, ho cambiato prospettiva decidendo di guardarti da un altro punto di vista.

Non mi ricordo bene cosa mi ha fatto cambiare, credo uno dei tanti dispiaceri che hai dato a Willem, con quel tuo agire da egoista irriconoscente, perché questo sei stato caro Jude, egoista, aguzzino di chiunque si sia dedicato devotamente a te, sabbia mobile che ha fagocitato tutti indistintamente.

Ma partiamo dall’inizio Jude, per chi non sa chi sei, per chi non ha ancora letto di te, di voi, perché questa storia è un vero e proprio ritratto di gruppo con un faro puntato soprattutto su di te.

Avete appena finito il college, siete giovanissimi, tu Jude St Francis, orfano, mente geniale, bello di una bellezza magnetica amplificata dal mistero sul tuo passato e dalla tua zoppìa accentuata che ti causa tali sofferenze da farti assurgere alla “dignità” di martire. Studi legge e vuoi diventare avvocato.

Willem bellissimo, uomini e donne sono pazzi di lui, è solare nonostante abbia avuto i suoi lutti da elaborare, ha poca fiducia in se stesso lotta per fare l’attore e nel frattempo lavora come cameriere.

Malcom è ricco, l’unico a vivere con i suoi, ha un padre ingombrante, una madre affettuosa vuole diventare architetto.

JB, nero, gay, con una famiglia di donne, mamma e zie contribuiscono a far crescere il suo egocentrismo e la gelosia per tutto e tutti ma è l’unico caro Jude che per tutto il tempo resterà indenne, riuscirà a sfuggire alle tue sabbie mobili e a me piace per questo, perché io l’ho visto rimanere lucido nei tuoi confronti. Lui vuole diventare un grande pittore.

Poi ci sono le persone che vi gravitano attorno e che per tutta la vita saranno parte delle vostre storie:

Harold, tuo professore di diritto e sua moglie Julia,

Andy tuo medico personale

Richard, amico della maturità

E molti altri.

Tutti voi siete riusciti ad eccellere nei vostri rispettivi campi, pagina dopo pagina le vostre carriere sono decollate fino a portarvi nell’olimpo che avevate desiderato e tu, Jude, tu sei stato quello che può dire più di tutti di aver vissuto una vita miracolosa! Nella realtà non accade quasi mai che un orfano vissuto come hai vissuto tu riesca a studiare e a raggiungere certi livelli, in America non è possibile, neppure se arriva Ty di “Extreme makeover home edition” che ti regala una casa e ti paga l’università, a te però è successo.

Eppure Jude non ho mai visto nella tua vita mai un solo vero gesto di generosità verso i tuoi amici (forse solo quando hai cercato di aiutare JB che guarda caso è quello che meno di tutti sei riuscito a sottomettere e che ti ha ferito, ma ci sta! Rientra perfettamente nella tua logica), sei stato impegnato per tutto il tempo a lustrare quella tua aureola di martire, incapace di tenerezza vera, con quella tua diffidenza e quei tuoi demoni sempre presenti hai avvelenato tutto e tutti.

L’espressione più ricorrente nei vostri dialoghi è “mi dispiace” e ancora più frequente è l’espressione “mi dispiace tanto” ho contato almeno un centinaio di “mi dispiace” e nella stragrande maggioranza dei casi era per qualcosa che ti riguardava Jude.

Numerose altre espressioni di rammarico farciscono le pagine delle vostre vite; siete ricchi, appartenete ad un mondo fatto di viaggi costosi, case bellissime che comprate nei posti più esclusivi, avete quello che il 90% delle persone non possono neppure sognare eppure passate il tempo a scusarvi. Gli Stati Uniti in cui vivete voi è un Paese con un grande divario tra poveri e ricchi, è un Paese in mano ad una oligarchia di cui tu e i tuoi amici fate parte, that’s it!

Non c’è un mondo al di fuori di voi, non c’è nessuno e niente che sia degno di entrare in questa vostra cerchia esclusiva in cui la devozione reciproca, la “misericordia” è il carburante che alimenta e fa crescere le relazioni. Quanto ha sacrificato quello per quell’altro? Chi ha dato di più chi ha dato di meno e a quale prezzo? E tu Jude sei sempre stato al centro, la devozione nei tuoi confronti vale molti punti, pensare che nessuno di loro, per gran parte della vita ha saputo nulla di te.

Io ti ho trovato irritante Jude, con la tua arroganza da vittima, ho trovato fastidiosa la tua, la vostra, convinzione che povero ed emarginato significa sicuramente cattivo, malvagio, mentre ricco e di successo no, significa per forza capacità di comprendere, capacità di mettere a frutto principi etici che un povero non può conoscere e quindi è condannato a compiere atti malvagi.

Classisti, anche tu Jude, bravo a cancellare le origini e gli anni orribili, i primi quindici della tua vita ma l’etica, la morale che cercavi in ogni persona, i processi alle intenzioni vere o false che ponevi in essere di continuo non erano mai rivolte a quel mondo patinato di cui hai fatto parte Jude, il mondo privilegiato di completi sartoriali, regali costosi, opere d’arte, ristoranti eleganti da quel mondo ti sei sempre aspettato la capacità di tirare fuori solidarietà e affetto, fuori da quel mondo solo orrore e tradimento. Ma gli altri cosa potevano aspettarsi da te?

Ma che razza di mondo è il vostro Jude? Un mondo possibile solo nelle favole e quindi tu che ci vivi dentro Jude, mi spieghi perché non riesci a provare un po’ di vera riconoscenza per la vita? Mi spieghi perché anche a 50 anni, dopo trentacinque anni dai fatti che ti hanno segnato la vita non arrivi ancora a capire che l’unica cosa sensata e giusta che puoi fare è passare oltre? Fare quello che le persone che ti amano ti chiedono di fare e scendere da quel piedistallo? Anche perché, caro Jude, non hai diritto di far parte di quell’altro mondo, quello dei diseredati, quello dei poveri, degli emarginati a cui invece sembri voler rimanere attaccato, non puoi, sorry! Non ti appartiene più, nonostante tutto, nonostante il tuo passato.

il tuo nome Jude, io non l’ho inteso come il martire biblico Giuda Taddeo, tu sei il Giuda Iscariota perché tradisci tutti con i tuoi gesti plateali che per me hanno smesso di essere credibili da un certo punto in poi. Tradisci le aspettative di chi ti sacrifica la vita in cambio di cosa? Niente Jude.

Tu sei l’emblema del masochismo, come Caleb quello del sadismo, lui, unico ricco “cattivo”.

JB no, nel suo sano egoismo ed egocentrismo si è tenuto fuori e ogni suo atto, bello o brutto è stato un atto reale ma tu non lo hai capito perché come hai detto tu stesso ti sei potuto concedere il lusso di dubitare dell’amore e delle buone intenzioni di chi si è sacrificato per te, ti sei concesso l’esonero dal “giudizio” avendo invece passato tu tutta la vita a giudicare gli altri.

Ti saluto Jude St Francis, con rammarico, perché è così, con te, con voi, è un sentimento che non si può fare a meno di provare.

P.S. per chi legge: nel mondo di Jude e dei suoi amici le donne hanno poco spazio, l’amore fisico che è soprattutto omosessuale (quello etero è appena accennato quando si fa cenno alle relazioni etero di Willem) è sempre collegato a soprusi o comunque a qualcosa di sporco, i buoni sono sempre ricchi, i poveri sono sempre cattivi. Il libro è diventato un libro cult per la comunità gay anche se io non ho visto dare importanza particolare a questo mondo ma tant’è! Ho trovato asfissiante la discesa agli inferi del mondo di Jude, sono stata costretta a saltare alcune pagine per me eccessivamente dure e il fatto che spesso l’autrice abbia ripetuto ad oltranza certe descrizioni ai limiti dello splatter mi ha fatto pensare che probabilmente qualche taglio avrebbe reso più fluido e più credibile il racconto. Infine ho trovato in questa storia una sorta di “socialismo privato”, tutto a favore di questo piccolo mondo, anzi di queste, non questa (come vuole il titolo originale A little life) piccole vite.

Leggete il libro, ne vale la pena.

Il perché non ha nulla a che vedere con la prosa, anzi, non credo sia un capolavoro di stile, al contrario, sono d’accordo con Luca Briasco che lo ha tradotto, penso sia un “romanzo imperfetto” ma ciò che vince qui è la storia che in qualche modo travolge e non concede scampo a chi vorrebbe smettere preso dall’ansia e dagli incubi che arriva a provocare e io lo ammetto: ho pianto.

Una vita come tante Hanya Yanagihara

Traduttore: L. Briasco

Editore: Sellerio Editore Palermo

Anno edizione: 2016