Bull Mountain di Brian Panowich

14 Aprile Apr 2017 0739 14 aprile 2017 14 Aprile 2017 - 07:39

Mi raccontava un amico che vive a Los Angeles, che qualcuno ha definito questo libro una sorta di “The Godfather set in North Georgia” e che Panowich, ha ammesso di essere un fan sia di Puzo che del film di Francis Ford Coppola. In effetti, leggendo Bull Mountain, è facile trovare molti “principi” che erano alla base delle famiglie del Sud descritte dal nostro autore nel famigerato Il Padrino.

L’inizio di questo libro contiene, secondo me, l’essenza principale dell’intera storia.

Cooper Burroughs ha appena ucciso a sangue freddo e a tradimento suo fratello Rye, colpevole di voler “vendere” la montagna per denaro. L’omicidio avviene davanti allo sguardo incredulo di suo figlio di appena nove anni.

Ti sembra di sentirlo quell’attimo di silenzio assoluto dopo lo sparo, subito dopo lo sputo di Cooper che indifferente mastica tabacco.

Suo figlio Gareth deve imparare la sua prima lezione di vita, deve capire i valori che suo padre intende trasmettergli e il valore principale, quello più importante, è che la casa non si tocca, la casa è la montagna.

Gli verrà consegnata una pala e, sotto gli occhi vigili di suo padre, scaverà la fossa per suo zio, cadavere nel fango, in quel momento gli viene passato il testimone, di padre in figlio i Borroughs ereditano l’obbligo di proteggere la montagna e di fare qualunque cosa per mantenere tutto immutato, dal 1949.

Quella che ci racconta Panowich non è una storia di violenza e sopraffazione volta a costruire un “impero” economico (i Borroughs spacciano droga e distillano alcool lo faranno per decenni evolvendosi con i tempi ) è la storia di una famiglia che mette davanti a tutto un qualcosa che va oltre la famiglia stessa: l’attaccamento alla terra d’origine, il controllo di un territorio. Come si può definire questa storia? Volendo usare l’inglese "country noir"?, "Southern noir"?, "hillbilly noir?", ve lo dirò più tardi… è sicuramente un viaggio intergenerazionale, il racconto di un rapporto simbiotico con un luogo e con le persone che lo abitano.

"Quassù esiste una sottile simbiosi tra la terra e chi la considera casa propria, [...] Lei può sentirsi orgoglioso di una moto rossa nuova di zecca o di una promozione. Qui è diverso. È qualcosa di viscerale. Qualcosa che gli abitanti non si sono guadagnati né hanno dovuto lottare per ottenere. È un diritto di nascita e sono pronti a combattere fino alla morte se qualcuno minaccia di sottrarglielo."

Dice Clayton a Simon Holly, l’agente federale che sta cercando di incastrare suo fratello.

Il protagonista principale della storia è Clayton che ha voluto prendere le distanze dalla famiglia diventando sceriffo (in realtà lui dice che è stato eletto perché non c’erano altre candidature, sminuendo quindi la scelta dei cittadini che avrebbe implicato una attestazione di fiducia verso di lui ) di un paesino proprio a ridosso della montagna, protegge i suoi concittadini dalla violenza della sua stessa famiglia verso cui però chiude un occhio lasciando che i fratelli continuino indisturbati i loro traffici, è una sorta di “ricompensa” per averli delusi discostandosi dal loro mondo.

Clayton è il fratello “buono” (il concetto di bontà in questa storia non è quello ortodosso), lui cerca tutta la vita di salvarsi ma il suo è un destino maledetto e forse a chiedere il sacrificio di ogni Barroughs è la montagna stessa che qui io ho interpretato come il simbolo della natura intesa anche come natura umana.

Ci sono molte vittime in questa storia, le donne ad esempio (anche se in fondo non lo sono più degli uomini), vivono ai margini delle vicende ma non sono fuori dal circolo vizioso della violenza.

La matriarca, Annette, ha partorito i suoi tre figli con la consapevolezza che non avrebbe mai avuto alcun controllo su di loro, che erano predestinati ad altro, c’è un brano che rende perfettamente l’idea: sono tutti a tavola, i bambini Annette e Gareth:

“La sera che Gareth le tirò un ceffone a tavola, di fronte ai bambini, Halford soffocò a stento una risatina coprendosi la bocca con le mani. Le venne quasi da vomitare”.

Annette capisce che non ha nessuna possibilità di essere madre, che il suo compito si è esaurito con il metterli al mondo e che non ha più neppure un ruolo di moglie .

Kate invece è la moglie di Clayton e fa di tutto per tenere il marito lontano dalla famiglia, si è presa il difficile compito di salvarlo e diventa, in qualche modo, una sorta di “eroina” nella storia, prova un grande disprezzo per questi “bifolchi” assassini.

Dentro la cassa, un uomo ammazzato da altri uomini con un’uniforme identica a quella di Clayton. Halford aveva gli occhi rossi e gonfi di pianto, ed era forse la prima volta da quando aveva conosciuto la famiglia del marito che Kate vedeva un’emozione diversa dagli immancabili disprezzo e insolenza” .

Al funerale del fratello (il secondo) ucciso dalla polizia Clayton decide di andarci con la sua uniforme, pensa sia suo dovere e crede possa essere un segno di rispetto verso il fratello morto ammazzato, così non la pensa ovviamente Halford, Clayton è il nemico.

C’è la prostituta Angel che vorrebbe rifiutare l’eredità della violenza, ci proverà in effetti. Questo personaggio riserverà delle sorprese.

Panowich descrive gli abusi perpetrati su queste donne da parte degli uomini di Bull Mountain quasi come fossero parte della natura degli uomini del Sud (siamo in Georgia), la descrizione di questi personaggi rientra in pieno in uno stereotipo che io però non sono in grado di valutare se risponde perfettamente alla realtà anche se girovagando nella provincia americana (lo scorso anno ho vagato in lungo e in largo nel Far West) non stento a credere che possa essere davvero così.

In ogni caso, curiosando sui social mi sono accorta che il libro è stato spesso citato tra i “10 Southern Releases not to be missed” per cui immagino che in fondo lo stereotipo delle famiglie e della mentalità del Sud non abbia offeso più di tanto i concittadini di Panowich…

Analizzando questi personaggi l’autore obbliga il lettore ad interrogarsi su questioni che in realtà vanno oltre la cultura del posto dove si svolgono. Cosa ci affascina nelle loro storie? Potremmo forse arrivare ad essere altrettanto cattivi in certe condizioni? Vien da chiedersi e non vi escludo che potrebbe succedervi di giustificare l’ingiustificabile. Ma se errare è umano, perseverare è diabolico! E qui si persevera per decenni senza possibilità di sfuggire alla propria sorte.

Si evolveranno i Borroughs nel tempo ma è difficile non riflettere su quel meccanismo ricattatorio degli obblighi verso i padri che non sempre generano bene.

Caino e Abele, Clayton e il fratello cattivo Halford, l’ultimo sopravvissuto.

I flash back tra passato e presente, gli intrecci delle vicende porteranno il lettore alla fine della storia senza possibilità di abbassare la guardia.

Questo è il primo libro di Panowich, posso dire che ha seminato bene per far crescere una curiosità verso quelli che saranno i suoi prossimi passi, sempre in montagna?

Comunque no, non è un noir. Forse un hard Boiled... per rispondere all'editore che giustamente me lo ha chiesto!

Brian Panowich – Bull Mountain – NN editore - 2017