LinkedIn avanza ma noi siamo indietro di almeno vent'anni

12 Maggio Mag 2017 0912 12 maggio 2017 12 Maggio 2017 - 09:12

LinkedIn è l'opportunità per affermare il proprio marchio personale. Quel personal branding del quale si parla da vent'anni. Era appena uscito Titanic al cinema, usavamo lo StarTAC e non c'era l'euro. Ah...non c'era nemmeno LinkedIn.

“Indipendentemente dall'età, indipendentemente dalla posizione, indipendentemente dal lavoro che ci capita, tutti noi abbiamo bisogno di capire l'importanza del marchio.
Noi siamo gli amministratori delegati delle nostre aziende: ed il nostro compito più importante è quello di essere il responsabile di marketing per il marchio chiamato Me Inc (si, il tanto inflazionato imprenditore di me stesso!).
E' così semplice - e così difficile. E’ inevitabile.
La buona notizia - ed è in gran parte una buona notizia - è che tutti abbiano la possibilità di emergere. Ognuno ha la possibilità di imparare, migliorare e sviluppare le proprie capacità. Ognuno ha la possibilità di essere un marchio degno di nota.” (“The brand called you”)

Era il 1997. L’anno in cui se ne andò Lady D e Madre Teresa di Calcutta. L'anno in cui vide la luce il primo capitolo di Harry Potter. Buffon aveva appena fatto la sua prima partita con la nazionale italiana e quando si diceva Ronaldo ci si riferiva al fenomeno brasiliano e non al portoghese di oggi. La colonna sonora era quella di Titanic (come abbiamo fatto?)
La play station aveva 3 anni e si divideva il mercato con il Sega Saturn ed il Nintendo 64 ma i ragazzini giocavano ancora in qualche campetto improvvisato per strada.
Per altri due anni non avremmo conosciuto l’euro e di crisi si parlava riferendosi ai litigi con la parabola per far funzionare Telepiù o Stream.
La maggior parte dei professionisti andavano avanti e indietro con i loro bigliettini da visita, i più innovativi sfoggiavano un avanzatissimo StarTAC prodotto da Motorola proprio nel 1997.
Il web non c’era. Non come lo intendiamo oggi. Google registrò il dominio proprio quell’anno, la Google Inc sarebbe stata fondata nel 98, LinkedIn sarebbe nato solo 6 anni dopo, nel 2003.
Mark probabilmente stava ancora cercando di dare il suo primo bacio e ci avrebbe regalato (si fa per dire!) Facebook solo nel 2004.

Vent’anni dopo: LinkedIn, il networking, il personal branding

Nella versione digitale di Fast Company dalla quale è tratto il brano iniziale appare in calce un pezzo di antiquariato “Tom Peters ha appena pubblicato un CD-ROM….”
Ad ogni modo quella fu una delle prime volte in cui apparve il concetto di Personal Branding, un termine che oggi sembra normale e scontato ma che ancora si fatica a capire e mettere in pratica.
Mentre per Tom sembrava tutto chiaro ed inevitabile, vent’anni dopo ancora non sembra così e l’inevitabile viene spostato di giorno in giorno.
I professionisti abusano del titolo “imprenditore di Me stesso” ma più per paura e confusione che per convinzione. Sono tantissimi quelli che seguono le vendite, la progettazione e rispondono al telefono ma continuano a dire “la nostra azienda” e parlano sempre dicendo “Noi”
La cosa paradossale è il fatto che le aziende, le grandi aziende, spendano milioni per apparire più umane e parlare con le persone. I professionisti, le persone, continuano invece ad andare nella direzione contraria: cercano di disumanizzarsi, farsi azienda, fare tutto e non parlare con nessuno.
Anche alla voce personal branding c’è tanta confusione. LinkedIn sarebbe il territorio, il social ideale dal quale partire. Sarebbe però…

Il problema è pensare che LinkedIn sia una questione di LinkedIn. In altre parole pensare che riuscire su questo social sia determinato esclusivamente o prevalentemente da dinamiche tecniche, algoritmi e trucchi da scovare.

In realtà come ogni altro social, anche Linkedin è un semplice mezzo per entrare in contatto con le persone, raccontare la propria storia, affermare il proprio marchio personale.
Ci vuole innanzitutto un pizzico di strategia, di marketing (ne basterebbe in quantità minima), di coraggio e di buon senso.
Il primo passo è capire come diceva Tom Peters nel 1997, ed oggi i tempi mi sembrano maturi, che a partire da questo momento “non sei definito dal titolo di lavoro o dalla descrizione del tuo lavoro. A partire da oggi sei un marchio”.

A partire da oggi sei un marchio

Semplificando si tratta di fare due cose molto semplici. Ed è molto più importante della giusta foto del profilo, di una headline magnetica o di decine di endorsement racimolate in modo casuale.

Fare una promessa > chiara, forte, unica
Il web può sembrare aumenti le opportunità, il che è vero, ma lo stesso si può dire della concorrenza. Mai come oggi c’è l’esigenza di essere un professionista unico e diverso da ogni altro. Nella strada che porta alla riconoscibilità, alla fiducia, all’essere scelti questo è un passo fondamentale.
Sforzarsi esclusivamente di apparire professionale o definirsi professionale non è una promessa, dovrebbe essere qualcosa di scontato ed è poco convincente. Ci vuole davvero qualcosa di più grande per conquistare le persone. Una dichiarazione esclusiva portata avanti in modo esclusivo.

Mantenere una promessa > ogni giorno, in ciò che dici ed in ciò che non dici
Qui non parlo di promettere un determinato servizio e svolgerlo bene o nei tempi, anche questo dovrebbe essere scontato. Si parla ancora delle dinamiche social e dei tempi che sono cambiati; del tempo che è troppo prezioso.
Nel web, su LinkedIn, il primo passo per parlare con qualcuno è sempre questione di tempo ed attenzione. Una mail, un post nel feed, un articolo, un messaggio, una richiesta di collegamento.
In questa fase rispettare le promesse significa rispettare il nostro interlocutore, far sì che ogni singolo minuto che ci viene dedicato sia stato degno e ben speso, in linea con le premesse e con le promesse. E’ ancora questione di “Più dai, più hai” e qui si parla di dare davvero.

Pensare bene, parlare bene, che gli altri ne parlino bene

Anche a distanza di 20 anni non c’è in fondo molto di nuovo, si tratta della solita storia. I migliori progetti non valgono niente sino a quando gli altri non li apprezzano, ne parlano e ne parlano bene.
Il passaparola non è morto, è più vivo e forte che mai.
Le persone scelgono ancora sulla base di ciò che altri dicono ed avviene non solo in fase di acquisto ma soprattutto di scelta.
Quale sito web visitare, quale professionista consultare, quale articolo condividere, dipende dalla percezione che c’è di te nell’aria.
Lo stesso algoritmo di LinkedIn si basa su questo: più qualcosa (un post, un articolo, il tuo profilo) appare coinvolgente ed interessante e più viene reso visibile. Da capire c’è solo che:

  • L’algoritmo > si basa sul comportamento e sulle azioni delle persone
  • Le azioni delle persone > si basano sulle tue promesse e su come le mantieni.

Ed infine bisogna imparare una parola magica: NO

LinkedIn ed il personal branding, una visione chiara del tuo marchio personale, sono strettamente correlati.
Se hai chiaro il tuo marchio sai bene cosa dire e cosa non dire, cosa fare e cosa non fare.

Riguardo al dire: finirebbero in un attimo le polemiche del tipo LinkedIn non è facebook semplicemente perché sapresti scegliere meglio chi seguire e cosa seguire. Sapresti che un like è più pesante di quanto pensi, che esprime e definisce Te Stesso più che esprimere un semplice apprezzamento.

Quanto al fare: è l’essenza di LinkedIn, si tratta del concetto e della realizzazione del networking.
Il networking è quell’attività in cui imprenditori e uomini di affari si incontrano per creare rapporti commerciali ed opportunità di business. LinkedIn è questo.

Requisito fondamentale però è che le opportunità siano reciproche, che uno venda una cosa ed uno un’altra, che il denaro e le opportunità circolino grazie all’impegno di tutti. Senza la parolina No, senza un marchio personale chiaro, tutti vendono tutto. Se su LinkedIn l’assicuratore fa corsi di marketing, il tizio del marketing vende assicurazioni sul blog, l’avvocato fa il recupero crediti e le lezioni per universitari, se tutti fanno tutto…è semplicemente guerra.
Non ci può essere networking se siamo tutti concorrenti. Bisogna dire di No. Dire “questo non lo faccio…ma lo fa il mio caro amico Tizio” e che Tizio dica lo stesso di Te.

E’ alla base del networking, di LinkedIn ed anche del personal branding del quale vent’anni fa parlava Tom Peters.

Vent'anni dopo. Oggi.

Mentre scrivo, nel 2017, Harry Potter è ormai qualcosa di vecchio. Il settimo libro “Harry Potter ed i doni della morte” è del 2007, di dieci anni fa. Google, Amazon e Facebook si stanno dividendo il mondo. LinkedIn ha compiuto qualche giorno fa, il 5 Maggio, 14 anni ed ha raggiunto 500 milioni di utenti, nel 2009 erano appena 30 milioni.

Insomma, a partire da ieri (anche su LinkedIn) sei un marchio. Adesso si tratta solo di metterlo in pratica. E’ inevitabile ed in gran parte è una buona notizia.