Rivedere i "diritti acquisiti" è una questione di equità

18 Maggio Mag 2017 1635 18 maggio 2017 18 Maggio 2017 - 16:35

Notizia di questi giorni, venti Millennials sono stati chiamati in Direzione PD per portare la voce dei giovani nel partito. Indipendentemente da cosa si pensi di questa mossa politica, ci siamo interessati a quel che questi Millennials hanno da dire, e abbiamo intervistato uno di loro.

Mirko Boschetti, 22 anni, studente di Giurisprudenza a Milano, è da sempre attivo in politica. Ci siamo visti davanti a una birretta sul Naviglio Grande e gli ho posto alcune domande sulle sue idee: generazioni a confronto, cambiamento e impegno. Ecco cosa mi ha risposto.

Venti Millennials nella Direzione PD: cambierà qualcosa?

Vorrei fare una promessa: i venti Millennials della Direzione vengono da storie e orientamenti politici diversi. Nonostante questo (o forse a causa di questo), basteranno 20 giovani per cambiare la storia politica del PD? No, ovviamente, ma con gli altri membri della direzione [200, NdR] potremo collaborare su temi che ci riguardano. Sul cambiamento in sé, penso comunque che sia necessario essere realisti e guardare alla situazione governativa attuale: abbiamo un governo di coalizione, stiamo andando verso la fine della legislatura, quindi temo che non ci sarà troppo spazio per politiche a favore dei giovani.

I temi che vorresti portare?

Uno dei principali temi è la riforma del sistema universitario. Sia per l’università che per la scuola bisognava guardare con più attenzione alla questione dell’alternanza scuola-lavoro: non come pensata ora, che non è molto costruttiva, ma da rendere una vera esperienza formativa, attinente al futuro lavorativo dei ragazzi/e. In pratica, uno studente non può finire un istituto tecnico senza avere alcuna praticità.

Dovremo inoltre cambiare il pensiero che ha sostenuto le recenti politiche giovanili. Prendi i bonus da 500 euro alla cultura per i 18enni: erano bonus che bypassavano questioni di merito e reddito: la politica dei bonus a me non convince. Eppure il centro-sinistra l’ha portata avanti parecchio in questi anni, e non è l’ottica in cui vorrei inserirmi. La coperta è corta per tutti e ora si spendono soldi un po’ per tutti, a pioggia; bisognerebbe fare interventi positivi, ma pensati meglio.

Vorrei parlare dei Millennials in senso di classe sociale e politica. C’è una questione generazionale?

È una domanda molto ampia, e come risposta direi dipende. Mentre all’estero una questione generazionale c’è ed è molto più evidente vedere i Millennials come classe sociale, in Italia non è ancora così visibile. E questo è dovuto anche all’eterogeneità delle “questioni giovanili” sul territorio nazionale: diversi territori del Paese presentano problematiche diverse, ambienti diversi e temi diversi.

Che definizione daresti quindi?

Io definisco questione generazionale l’insieme delle problematiche generazionali: un esempio sono tematiche pratiche come il caro affitto dei fuorisede, e altre più ampie come, ovviamente, il mercato del lavoro (a Milano le proposte di lavoro sono molto diverse rispetto a un qualunque altro posto al Sud del paese).

Riprendo un tema che sta a cuore al nostro blog: la questione generazionale per noi è l’iniquità del trattamento tra generazioni. La nostra idea è che ci sia una forte disuguaglianza tra chi è venuto prima e ha potuto ottenere certi diritti e chi è venuto dopo e questi diritti non li avrà mai (il caso pensioni è eclatante). C’è una questione generazionale nel senso di disuguaglianza di una generazione che è venuta prima e una che è venuta dopo?

Sì, è evidente che c’è una grande disuguaglianza. E negli ultimi anni con la crisi si è andata allargando, anche nella spesa pubblica. Pensate agli 1,5 miliardi di euro per il prepensionamento, mentre i fondi per il jobs act per le partite iva (il cosiddetto mini-jobs act) sono solamente 50 milioni nel 2017: da questi dati si vede che già dagli interventi governativi questa disuguaglianza non viene intaccata. Sarà che i giovani sono una classe elettorale inappetibile? Si dice che l’Italia è un paese per vecchi, e a me pare che spesso la politica aiuti a renderla tale.


Quindi possiamo dire che intervenire sulle pensioni sia una necessità?

Utilizziamo un termine di sinistra: sarebbe equo intervenire sulle pensioni. Spesso gli interventi degli ultimi anni su tutto ciò che riguardava i contributi pensionistici sono stati fatti sotto l’ombra della Consulta, che ha definito lo status quo “Diritti acquisiti” [RIDE] Molti interventi pensionistici sono stati fatti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale, come se la massima Corte intervenisse a spada tratta per difendere il pensionato che con la Fornero ha subito un colpetto… Mentre con la crisi abbiamo ricevuto tutti quanti un colpo, e non certo piccolo

Quindi risulta palese l’ingiustizia dei diritti acquisiti…

Sarò egocentrico, ma passami il termine. Noi Millennials questi diritti acquisiti non li vedremo mai. Quindi non vedendoli mai, dovremmo cercare di ristabilire una maggiore equità nella società. Se i nostri nonni hanno un trattamento che noi non vedremo mai neanche lontanamente, in una società eguale – come una persona di sinistra dovrebbe dire – dovremmo redistribuire diritti e possibilità. Perché queste non sono altro che opportunità tolte ai giovani.

C’è necessità di un sindacato dei Millennials?

Io non credo che questo sia un ragionamento che debba fare un partito, quanto le forze sociali, anche interne agli stessi sindacati. I tre maggiori sindacati di oggi sono costituiti quasi totalmente da pensionati e lavoratori non certo giovani, mentre le percentuali di Millennials iscritti sono minime. Personalmente sono contrario alla ghettizzazione, ma penso che facendo attività politica i giovani possano essere rappresentati da forze che non sono magari composte esclusivamente di giovani, ma che guardano ai giovani. L’idea di un sindacato di giovani non lo vedo come utile, né vedo una richiesta impellente da parte dei nostri coetanei. Servono più giovani in politica, questo sì, invece che nuove forze, nuovi simboli e nuovi nomi che vanno a raggrupparli. L’idea di un sindacato potrebbe essere anche una cosa figa, ma bisogna incidere alla fine, e con la politica lo puoi fare.


Alessio Mazzucco