Cyberbullismo: si poteva fare di più?

19 Maggio Mag 2017 1832 19 maggio 2017 19 Maggio 2017 - 18:32

Diciamolo subito: la legge sul cyberbullismo non è proprio quello che ci si aspettava all'inizio. Ma è comunque un primo, importante, passo per iniziare a lanciare una controffensiva efficace contro una delle degenerazioni più odiose tra quelle che hanno accompagnato l’avanzare di Internet nelle nostre società. La violenza è di per sé una cosa deprecabile, ancora peggio se si attua nascosti nell’ombra, dietro uno schermo di un pc o di uno smartphone, senza che la vittima sappia chi sia il suo aggressore. Doveva essere un provvedimento generale e invece è uscito, rispetto all’impianto iniziale, decisamente depotenziato. Voleva essere una legge dai tempi di approvazione rapidissimi ma, tra cambi di governo e emergenze politiche, ha trovato più di un ostacolo sul suo percorso, impiegando quasi due anni per vedere finalmente la luce. Doveva attaccare e invece ha badato di più a difendere. Ma, per ora, va bene così; soprattutto dal nostro punto di vista.

Perché, in questi anni, Skuola.net è stata il megafono attraverso il quale i ragazzi bullizzati hanno potuto gridare il proprio disagio, il luogo in cui raccontare le loro storie, l’arena in cui ci si è confrontati su come affrontare l’emergenza. Ospitando il parere degli esperti, effettuando ricerche tra i giovani, raccogliendo migliaia di dati che dessero un quadro approfondito dei mille volti del cyberbullismo abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio di chiunque altro cosa pensano gli adolescenti, come vivono il fenomeno, quali soluzioni adottare per arginarlo. Per questo consideriamo la legge votata l’altro giorno anche una nostra piccola vittoria. Perché a un certo punto abbiamo temuto si trasformasse in un’occasione persa. E, invece, con tenacia anche noi abbiamo contribuito a ‘spingere’ il provvedimento fino al traguardo.

Lo dovevamo alle tante vittime del bullismo e del cyberbullismo. A iniziare da Carolina Picchio, il simbolo della lotta alla ‘gogna virtuale’. Senza la sua tragica vicenda e la costanza dei suoi genitori, probabilmente, il fenomeno non sarebbe mai emerso mediaticamente in tutta la sua potenza. Questa legge, quindi, non può che portare idealmente il suo nome. Perché, nei quattro anni che sono passati dalla sua morte – si suicidò nel 2013 lanciandosi nel vuoto, non riuscendo a sopportare un video che girava in Rete e che la ritraeva molestata da alcuni coetanei mentre era visibilmente ubriaca – le cose sono notevolmente peggiorate. E cercare di porvi un freno è il minimo che si poteva fare.

Noi lo sappiamo bene che la battaglia è di quelle difficili, i numeri parlano chiaro: secondo una delle nostre ultime ricerche l’8,5% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni è stato almeno una volta vittima di bullismo attraverso Internet. Con il diminuire dell’età il rischio aumenta ulteriormente: nella fascia 11-13 i casi di cyberbullismo investono il 10% dei ragazzi. Statistiche impressionanti: in pratica circa due alunni in ogni classe sono potenziali vittime. E poi c’è il problema degli esiti, strascichi a volte drammatici che sono la conseguenza diretta dell’azione dei cyberbulli: crisi di pianto, autolesionismo, disturbi alimentari. Il 59% delle vittime sistematiche di offese online arriva addirittura a pensare di farla finita.

Per questo non consideriamo questa legge un punto di arrivo ma di partenza. Vedendola da questa prospettiva allora sì che diventa qualcosa d’importante. Non fosse altro per il fatto di definire, per la prima volta, cosa vuol dire cyberbullismo: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo. Almeno a parole sembra esserci tutto.

Certo, di fronte all’impossibilità di scrivere un testo generale, che coprisse l’intera problematica, la politica ha fatto una scelta: limitarne il campo d’azione ai minori, vittime e carnefici. Studiando delle norme che servissero non tanto a punire quanto a educare. In primis il cyberbullo: nessuna sanzione pesante ma un ammonimento; una specie di sospensione della pena fino al 18esimo anno d’età, dopodiché si finisce tra i grandi e non si scherza più. Ma la legge ha voluto responsabilizzare pure le famiglie: anche loro, in parte, avranno il compito di far capire ai figli la gravità dei propri comportamenti, accompagnandoli in questura e iniziando un percorso di ascolto, comprensione e intervento. Così come centrale sarà il ruolo della scuola: i presidi dovranno vigilare sulle dinamiche ‘sospette’ e in ogni istituto dovrà essere individuato un docente – formato ad hoc – per raccogliere le segnalazioni e aiutare le vittime.

E poi la cosa fondamentale: i contenuti. I ragazzi bullizzati (o le loro famiglie) potranno segnalare i video, le immagini e i commenti vessatori e richiederne la rimozione immediata - entro 48 ore - ai gestori del sito internet (o del social network) su cui sono stati pubblicati o, in caso d’inerzia di questi ultimi, rivolgendosi direttamente al Garante della Privacy. Infine il tavolo tecnico istituto presso la Presidenza del Consiglio, che coinvolgerà i principali attori di questa vicenda, a partire dai ministeri (dell’Interno e dell’Istruzione su tutti), per adottare le strategie più opportune per sconfiggere la piaga del cyberbullismo. L’obiettivo è creare una rete all’interno della quale imbrigliare un fenomeno colpevolmente ancora poco conosciuto. Se, da domani, si riuscirà a far crescere i più piccoli con l’idea che la violenza (di qualsiasi forma, non solo fisica) è sempre sbagliata e che il rispetto dell’altro si dimostra attraverso qualsiasi mezzo (web compreso) allora sì che potremo dire che questa sarà stata un’ottima legge.