Trovato l'accordo sulla legge elettorale: sì al comando ai segretari di partito e all'opposizione ora e sempre ai 5 Stelle

31 Maggio Mag 2017 1510 31 maggio 2017 31 Maggio 2017 - 15:10

Eccolo lì, Luigi Di Maio, il penastellato, il più giovane vicepresidente della Camera della storia, quello che siccome ha la faccia da eterno adolescente sempiternamente sormontante una cravatta ed un bavero grigio pare che dica cose diverse dal: «Li manderemo tutti a casa», e invece dice solo quello, l'ha esplicitato ieri a proposito dell'accordo sulla legge elettorale tra Pd, Forza Italia e il suo partito: «Votiamo e poi la manovra economica la faremo noi, stavolta li mandiamo tutti a casa».

La base borbotta, impreca: non si fanno alleanze con la gentaglia. Però Di Maio, che già si vede premier, lo sa che se si vuole governare gli accordi si devono fare eccome. E allora eccolo, questo primo accordo. Solo che lo sbaglia, e il M5S starà all'opposizione da qui all'eternità.

Perché l'accordo lo hanno fatto su una legge elettorale "alla tedesca", cioè proporzionale. E Pd e Forza Italia metteranno ora e sempre i grillini all'angolo.

Non è tanto lo sbarramento al 5%, su cui i media insistono. È che sta tornando l'era del primato dei segretari di partito, degli inciuci – del resto mai realmente terminata – e dell'ingovernabilità.

Alle urne ci si dovrebbe andare tra il 24 settembre ed il 22 ottobre. Deciderà Renzi, cui il Cavaliere sembra avere dato carta bianca.

Se consideriamo che subito dopo l'estate il Parlamento dovrà approvare il Def e la Nota di variazione (per l'esattezza entro il 27 settembre) e che entro il 15 ottobre dovremo trasmettere la Legge di stabilità a Bruxelles, lo capiamo subito che, nell'idea del bambin prodigio, il nuovo esecutivo trasmetterà solamente una bozza: alla maniera solita, che tanto poi una soluzione la si trova. E se verrà una procedura di infrazione gonfieremo il petto e la vinceremo. Dove sta il problema?

Che l'Italia sia di nuovo in balia di questo ottimista della volontà e della presunzione, è cosa da non destare più scalpore, ma uno spesso e profondo sconforto sì.

Sono sempre più convinto che occorra un movimento di popolo e che dalle segreterie dei partiti non passi più briciolo di democrazia.

A presto.