Cosa succede se LinkedIn dovesse chiudere il mio account?

23 Giugno Giu 2017 1019 23 giugno 2017 23 Giugno 2017 - 10:19

Attenzione: non c'è alcun motivo per avere paura o pensare che LinkedIn faccia scherzi. Non succede ma se succede? Qui alcuni consigli per ragionare in maniera diversa, ottimizzare i ritorni sulla piattaforma ed avere un piano F se qualcosa dovesse andare male.

Mi hanno appena fatto questa domanda: “Hai mai pensato che succede se LinkedIn ti chiude l’account?”
Certo che ci ho pensato, ci penso continuamente. Qui alcune risposte che ho cercato di dare e che guidano di conseguenza il mio approccio sulla piattaforma.
Anche se si tratta di un’eventualità remota, o se può non interessarti minimamente cosa sarebbe della mia vita e del mio lavoro, sono convinto dovresti pensarci. Cosa succede invece se chiudono il tuo di account? E se chiudesse proprio LinkedIn?

Se LinkedIn fallisce >>> considerazioni (quasi) inutili

Da un punto di vista razionale, stiamo perdendo tempo.
LinkedIn dal 2003, un anno prima di Facebook, ha visto una crescita vertiginosa e si è attestato come il social dei professionisti per eccellenza. L’acquisto di pochi mesi fa da parte di Microsoft per oltre 26,2 miliardi di dollari, ha fatto storcere il naso a qualcuno ma dovrebbe essere un’adeguata rassicurazione.
Viene difficile credere che un social in crescita, collegato a piattaforme in crescita, possa sparire. Potrebbe forse calare in termini di appeal, di redditività, potrebbe cambiare faccia, padrone, ma scomparire credo proprio sia fantascientifico.
Dal punto di vista irrazionale invece, beh perché mai dovrebbe succedere!?

Se LinkedIn chiude il mio account

Eventualità spaventosa ma più probabile. Purtroppo su questo punto abbiamo effettivamente molto meno controllo.
Possiamo seguire un comportamento rispettoso, seguire le policy della piattaforma, e sperare di contro nel buon senso della piattaforma.
Cosa succede ad esempio se tot persone iniziano ad indicare il nostro account come fake o spam?
E’ una riflessione importante ed in un certo senso è la stessa sensazione e condizione di molti esercizi la cui reputazione è in base al buon senso degli utenti; sto parlando dei sistemi di recensione on line.
In questo caso però sono abbastanza ottimista, mi piace credere che fortunatamente, ad oggi, ci siano ancora persone che decidano anziché macchine.
Un addetto potrebbe monitorare lo storico della persona segnalata, guardare i messaggi, il coinvolgimento ed i feedback ricevuti e dire “Ok, non succede niente, era solo qualche pirla che ce l’aveva con te!”
Spero sia così ed in un certo senso in questi anni ne ho avuto prova.
Per oltre 5 volte in due mesi un mio cliente ha visto limitare la sua attività nella piattaforma (insomma non poteva accedere ed il suo profilo era sparito da LinkedIn) inspiegabilmente.
Ogni volta dopo alcuni giorni la situazione è stata ripristinata con tanto di scuse. La motivazione in questi casi era un’attività sospetta nella visualizzazione dei profili degli utenti e la possibilità si stesse ricorrendo a tool automatici non permessi.
Da quella storia ho imparato anche una cosa: forse sono malizioso ma se hai un account premium, o hai spesso pagato servizi premium, l’assistenza diventa molto più cortese e tempestiva.
*non a caso anche i famosi tool (non permessi) suggeriscono di sottoscrivere un piano premium prima di usare i loro servizi.

Non succede ma se succede

Tuttavia è importante riflettere su questo punto: non è casa nostra, le regole non sono le nostre. Il “pallone” è di LinkedIn ed in qualunque momento potrebbe portarselo via. Sarebbe la fine dei giochi?
Ecco questa è una domanda decisamente più interessante. Non si tratta di essere pessimisti o ripudiare LinkedIn (Dio lo salvi insieme alla regina!) ma di comprendere qualcosa di più importante: non bisogna stare su linkedin per stare su linkedin.
Il consiglio più grande che si possa dare è capire che si tratta di un mezzo ed il fine è ben diverso. Il fine è entrare in contatto con le persone, non dico semplicemente “collegarsi”, ma instaurare un rapporto, rendersi importanti e riconoscibili agli occhi del nostro interlocutore.
Anche se oggi LinkedIn può incrementare i nostri fatturati, c’è qualcosa di più prezioso che possiamo conquistare: affermare il nostro marchio personale.
Se riusciamo a comprendere questo possiamo vivere più sereni anche l’eventualità (remota o fantascientifica) che tutto ciò che stiamo creando su LinkedIn possa terminare per una scelta arbitraria ed imprevedibile.
D’altronde è un pensiero abbastanza logico.

“Se io ed un amico facciamo ogni venerdì l’aperitivo al bar X ed il bar X chiude, che succede? Ci spostiamo da un’altra parte.”

La differenza tra spostarsi e perdere qualcosa di prezioso non è data da ciò che succede ma dall’essere ben collegati (anche emotivamente), dal fatto di avere un motivo valido per incontrarci.
Trasferendo lo stesso concetto sui social e su LinkedIn il discorso è più complicato ma segue le stesse dinamiche.

“Le persone con le quali parlo, mi relaziono, che mi ascoltano, lo fanno perché siamo su LinkedIn o perché sono io, siamo noi?”

“E le persone che ti ascoltano, ti seguono su LinkedIn, seguono il profilo Davide Cardile o seguono Davide Cardile?
Torniamo al punto importante, stiamo parlando adesso di avere un “marchio personale” forte, definito, riconoscibile.
Se hai lavorato bene puoi anche pensare di sopravvivere ad un eventuale chiusura di LinkedIn (o di un altro social), altrimenti no.

Una "prova "di ciò che dico è facilmente dimostrabile.
Marco Montemagno, come da lui ammesso, non ha alcuna strategia su LinkedIn; non fa nulla di speciale, poco di buono, ma è seguito più e meglio di tantissimi altri. Perché?
Il motivo è semplice: le persone seguono Marco Montemagno perché è Marco Montemagno non il profilo linkedin/in…
Altra prova è il fatto che all’aumentare dei followers, ma diciamo meglio notorietà/influenza su un social, aumentano anche i followers su altri social.

O pensiamo al Principe appena sbarcato su LinkedIn. Cosa ha fatto di straordinario? Nulla. Se domani nasce un nuovo social per lui è sufficiente iscriversi ed il gioco è fatto. A torto o a ragione funziona così!

Non pensare che sia tutto social (o pensalo davvero!)

Non bisogna infine credere che il successo su un social sia sempre legato a dinamiche social. Partecipare a convegni, essere attivi nella vita di tutti i giorni è ancora il modo migliore per creare connessioni di qualità e redditizie.
Una delle dinamiche più frequenti è infatti quella di aggiungere/seguire su LinkedIn (ed altri social) le persone incontrate nella vita off line.
Altro aspetto è che la comunicazione, il mondo on line, più o meno per gli stessi motivi, risente di segnali e messaggi veicolati tramite altri canali: radio, giornali, tv. “Hai visto ad esempio quanti negozi hanno oggi una vetrofania con il proprio sito web e canali social? Ecco parlo proprio di questo.”

A Maggio quando su Milionaire è uscita una mia intervista è successa una cosa che non mi sarei mai aspettato (o quasi): + 450 follower in pochi giorni su LinkedIn, 250 richieste di amicizia su Facebook, 100 persone hanno iniziato a seguirmi su Twitter. Lo stesso fortunato meccanismo è in moto da quando scrivo qui su Linkiesta.

Vuoi un consiglio? Sii fluido come l’acqua che scorre

Infine il consiglio più potente: essere fluidi, non rischiare di fossilizzarsi. Non fare insomma la fine di Blockbuster :)

Anche se la chiusura di LinkedIn è davvero remota bisogna capire che non è casa nostra. Bisogna dunque iniziare a pensare in modo davvero diverso, sfruttare il mezzo senza pietà (non le persone!) ed essere pronti a spostarsi velocemente.

A Gennaio di quest’anno ho dovuto, per pochissimo tempo fortunatamente, pensarci in modo concreto.
Forse ricorderai che con il nuovo design di LinkedIn ci sono stati problemi con gli articoli Pulse (publishing). Ecco per me è stata una vera tragedia.
Non poter pubblicare i miei articoli per oltre un mese è stata una mazzata in termini morali ed economici. Certo potevo pubblicare sul mio blog personale ma sino a quel momento non avevo mai avuto grandi risultati ed ormai era più di un anno che non lo utilizzavo, affidandomi completamente a LinkedIn.
Una pacca sulle spalle me l’ha data come molte volte in questi anni Riccardo Scandellari.

Mi ha detto una volta Riccardo: dobbiamo essere fluidi come l'acqua amico ;)

Avevo chiesto a Riccardo se poteva far valere la sua influenza per accelerare una soluzione ma ha fatto di più: mi ha fatto capire quanto ho detto sin ora, mi ha fatto capire l’importanza di essere fluidi.

p.s. Lo stesso consiglio con parole diverse ma altrettanto efficaci me lo ha dato Rudy Bandiera. Poteva essere diversamente???

Per la cronaca ho lavorato una decina di giorni per creare un nuovo blog ed ho avuto una sorpresa straordinaria: il lavoro fatto su Linkedin non riguardava LinkedIn ma il rapporto che avevo creato con le persone. Hai la minima idea di quanto sia prezioso?

L'articolo pubblicato sul mio blog fu un successo. Da allora ho capito ancora due cose:

1) Non mi interesse affatto LinkedIn ma le persone che ci sono dentro.
2) Piano B? Oggi se non hai almeno un piano F non sei nessuno:)