Renzi, la pesante sconfitta (e una serie di perché )

26 Giugno Giu 2017 0757 26 giugno 2017 26 Giugno 2017 - 07:57

Un crollo elettorale annunciato al primo turno e materializzatosi poche ore fa. Le amministrative dell'estate 2017 sanciscono la vittoria del centrodestra unito, che trova una quadra per il governo locale e aspira ad un'intesa per le politiche. Specularmente, si parla di flop per il Partito Democratico che perde città storiche come Genova e Sesto San Giovanni nelle quali il centrosinistra perde anche quando è unito, non trascina al voto il suo stesso elettorato storico e collezionando un filotto di errori strategici. A mio avviso e su tutto, perde Matteo Renzi: come chioserebbe il segretario Pd, queste elezioni sono state la versione beta di un software che già non funziona dopo il re-boot, e la domanda su come andrà il device è d’obbligo. Ma a volte non serve cambiare un glossario per edulcorare la cicuta. Serve a sinistra un'operazione verità.

Ci vorrà per davvero un'analisi della sconfitta (che peraltro doveva iniziare il 5 dicembre e non è detto che ci sarà anche stavolta ) e Renzi - con tutto il suo Pd - dovrebbe chiedersi anzitutto come sia possibile perdere in così molti capoluoghi, o come auto-flagellarsi a Trapani non portando alle urne nemmeno i propri elettori per raggiungere il quorum che avrebbe eletto l’unico candidato in lizza, proprio quello del Pd. Renzi poi dovrebbe spiegare che differenza passa tra l’entusiasmante giro nei territori in vista delle primarie di partito e poi l’imperdonabile abbandono degli stessi territori per queste elezioni. Viene il sospetto - e lo dico con tristezza - che si parli un giorno di quanto sia bello visitare circoli, iscritti e elettori mentre poi l'indomani ci si chiude negli studi del Nazareno andando in onda magari alle OreNove - tra un caffè e i quotidiani - oppure trasmettendo dalla terrazza - davanti ad un drink - per due chiacchiere sui dossier scottanti. Questo nuovo mood di guida del partito chiave della legislatura tradisce un sorprendente radical chic 2.0, il quale avrà certamente infastidito l'elettore del centrosinistra e che non ha premiato nelle urne. Esiste - a mio avviso - una proiezione nazionale dell'elezione locale e la responsabilità sta proprio in chi è stato sordo alle necessità concrete delle città magari scaricando il barile della propria incompetenza politica a chi sta in alto (il comune scarica alla provincia, che scarica alla regione la quale scarica ai Palazzi romani e viceversa).

Poi ci si chiede se l'elettore cambia schieramento quando tocca con mano una brutta amministrazione.

E poi ancora, l'errore (quasi imperdonabile) di Renzi è stato un certo snobismo (forse inconsapevole) che separa le tornate elettorale in quelle di serie A (le politiche che conducono al governo nazionale) e quelle di serie B dove ci vogliono corde vocali a suon di comizi, chilometri di strada e strette di mano, pacche sulle spalle, ascolto continuo e stress da vero leader-segretario di un partito.

Non stupisce allora l'imbarazzo delle parole ma anche quelle servono se si è leader. Se a urne chiuse e a débacle conclamata il massimo della linguistica è un post su facebook nel quale si scrive che i risultati sono a macchia di leopardo” piuttosto che dire di aver perso pesantemente, allora comincio seriamente a pensare che nel Pd di Renzi qualcosa stia andando a ramengo.

I risultati delle amministrative 2017 sono a macchia di leopardo. Come accade quasi sempre per le amministrative. Nel...

Pubblicato da Matteo Renzi su Domenica 25 giugno 2017