La marcia in più della cooperazione

22 Luglio Lug 2017 1330 22 luglio 2017 22 Luglio 2017 - 13:30

Sarà il caldo. Sarà l’estate e l’attesa delle meritate (quanto agognate) vacanze. Ho voglia di pensare positivo, sollevare il piede dall’acceleratore e rallentare l’andatura. Così, dopo settimane di post severi e ruvidi sui temi dell’ahimè doloroso mondo bancario, do uno sguardo d’insieme al Credito Cooperativo e alla mia Bcc. Beh, dove sta il lato positivo? Semplice, nel valore della cooperazione. Partendo da qui si possono superare le spaccature e si comprendono meglio le proprie forze.

Oggi l’economia cooperativa è un pezzo di Italia indispensabile

Sergio Gatti - Direttore Generale Federcasse

Il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, in un intervento sulla rivista “Credito Cooperativo” [http://www.creditocooperativo.it/news/dettaglio_news.asp?hNewsID=136060&i_menuID=35308 ] ha fatto un’interessante quanto utile analisi sui due gruppi bancari nascenti e sul futuro dell’intero movimento. Parte da un dato di fatto: «Oggi l’economia cooperativa è un pezzo di Italia indispensabile», scrive Gatti. «Ha soddisfatto almeno una parte degli auspici di Luigi Einaudi quando scriveva chesolo se le popolazioni oseranno trovare attraverso lo strumento associativo e cooperativo le soluzioni ai problemi della popolazione, del consumo e del credito potremo sperare di vedere sollevate dalle più basse e disperate condizioni intere aree della penisola”».

Già. Per la sua specificità e la sua storia, la cooperazione ha saputo osare vedendosi riconoscere un ruolo importante. «Non suonerebbe strano però saper vivere e dimostrare a livello di singola Bcc questa coerenza cooperativa e non riuscirvi invece a livello di relazioni fra i Gruppi Bancari Cooperativi?», si chiede Gatti. «Posta come inevitabile la concorrenza (possibilmente leale) nei mercati locali, sarà conveniente impostare la relazione tra i diversi Gruppi Bancari Cooperativi avendo in mente che si è uniti da radici comuni, obiettivi pure comuni e interessi almeno in parte comuni. Che il rispetto delle idee altrui è possibile, che forme alte di collaborazione sono realizzabili per difendere meglio quei princìpi e quegli interessi condivisi. Sempre ricordando la ragione della reale esistenza del Credito Cooperativo: creare vantaggi per soci e i clienti, portare cambiamento che generi sviluppo integrale e durevole».

...“solo se le popolazioni oseranno trovare attraverso lo strumento associativo e cooperativo le soluzioni ai problemi della popolazione, del consumo e del credito potremo sperare di vedere sollevate dalle più basse e disperate condizioni intere aree della penisola”».

Luigi Einaudi

Non è un invito ad abbassare la guardia. Quanto a valorizzare il comun denominatore: la cooperazione. E questa è materia che conosco perché sono stato invitato a sedere nel consiglio direttivo di Confcooperative Insubria e vedo tante cooperative anche dello stesso settore che, con ogni probabilità, si sono trovate - o si potranno trovare - su versanti opposti nell’aggiudicazione di una gara. In Confcooperative però dialogano e collaborano in modo “leale” su temi comuni per portare insieme linfa nuova alla cooperazione. Gatti la chiama «competizione di tipo cooperativo, di genere nuovo» inserendola tra gli obiettivi strategici dei Gruppi Bancari Cooperativi. È una sfida nuova, portatrice di stimoli innovativi che siano funzionali alla crescita di tutti, davvero. E siccome sono positivo di natura evidenzio una seconda nota positiva che arriva dai dati sull’economia. Leggo ovunque articoli di ottimismo per una ripresa che, finora tanto invocata, pare dare dei segni concreti. Bene, ne sono contento, che ci arrivino in tanti, ora. Devo dire, con una punta di orgoglio che da queste pagine ci ho provato da sempre a tener alta l’asticella della positività, anche quando i segni (e i decimali) non davano i segnali di conforto che leggiamo oggi sui giornali.

...il vero nodo dei Gruppi Bancari: non tradire la propria storia. Non tradire la propria identità. E ciò vuol dire innanzitutto attivare tavoli che siano “… confronto su tematiche di reciproco interesse, intendendo con ciò tutti i temi, senza preclusione alcuna …” .​

Se a questo uniamo il valore aggiunto che la mia Bcc ha saputo dare nel tempo con un concreto sostegno alle famiglie, è chiaro che l’umore migliora. Gli ultimi dati ci portano infatti ad un notevolissimo 38% di credito alle famiglie sul totale dei nostri impieghi. Numeri ben al di sopra delle medie del sistema bancario. Abbiamo saputo dare benzina al più importante motore che rischiava di incepparsi: la famiglia, cellula base del sistema economico. Che cosa è questo se non fare cooperazione locale e sostenere il consumo e il credito delle proprie comunità? Possono così dire tutti? Noi la nostra parte l’abbiamo fatta. E siamo pronti a farla ancora nel nostro ruolo di banca locale rinnovando già a settembre, quando ci ritroveremo rinvigoriti nel fisico e nella mente, il nostro impegno con il territorio.

Ed è qui il nodo della questione; il vero nodo dei Gruppi Bancari: non tradire la propria storia. Non tradire la propria identità. E ciò vuol dire innanzitutto attivare tavoli che siano … confronto su tematiche di reciproco interesse, intendendo con ciò tutti i temi, senza preclusione alcuna …” . Se questo non sarà allora vorrà dire che qualcuno insegue la sola grandezza per mere e pelose questioni di potere, come avevo già scritto in passato ( http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/12/29/la-cooperazione-perisce-nellitalia-delle-signorie/24992/ ). Io ci credo. E ci credo fortemente perché la cooperazione ha una marcia in più.