Back to school: le novità in arrivo per l'anno 2017/2018

11 Settembre Set 2017 1646 11 settembre 2017 11 Settembre 2017 - 16:46

L’anno scolastico è ormai in partenza; ad inizio giugno, per gli studenti, questo momento sembrava lontanissimo. Ma, come sempre, quando ci si diverte il tempo scorre sin troppo velocemente. Se, però, i ragazzi si sono goduti queste settimane dedicandosi alle cose che più preferivano, il mondo scuola non si è fermato affatto. Mai, forse, come quest’anno c’è così tanta carne al fuoco. Ecco, dunque, tra presente e futuro le principali novità dell’anno scolastico 2017/2018 presentate da Skuola.net.

L’Alternanza scuola lavoro entra a pieno regime


Dopo la fase sperimentale, iniziata nell’anno scolastico 2015/2016 con il coinvolgimento delle classi terze di licei, istituti tecnici e professionali e proseguita in quello 2016/2017 con terze e quarte, il potenziamento dell’alternanza scuola lavoro – che interessa l’ultimo triennio delle scuole secondarie superiori – entra appieno in funzione. Da quest’anno, infatti, tutti gli studenti – nel 2017/2018 saranno più di un milione e mezzo - dovranno effettuare un periodo obbligatorio di formazione in azienda (200 ore nei licei e 400 negli altri indirizzi, in proporzione crescente a seconda dell’anno). In più, con la riforma dell’Esame di Stato – si parte con la maturità 2019 – il tirocinio entra di diritto all’interno delle prove: sarà oggetto di valutazione per l’attribuzione dei crediti formativi e la relazione sul periodo passato lontani da scuola sostituirà la tesina in fase di colloquio orale.

Scuole aperte anche di pomeriggio


Il progetto ‘Scuole al centro’, grazie al Fondo sociale europeo previsto dal Programma operativo Nazionale (PON), permette alle scuole di organizzare attività extra-curriculari da far svolgere ai ragazzi d’estate o durante l’anno scolastico. Già delle prime settimane di lezioni, gli alunni di oltre migliaia di istituti potranno ‘rientrare’ a scuola il pomeriggio. Si tratta in totale di circa un milione di ore in più, durante le quali le strutture scolastiche saranno animate da corsi di musica, teatro, attività sportive, lezioni di cittadinanza attiva e digitale.

La legge contro il cyberbullismo alla prova del nove


A fine maggio ha visto la luce un provvedimento che tutti, non solo nella scuola, attendevano da anni. Il parlamento ha definitivamente approvato la legge sul cyberbullismo. Com’è noto, i ragazzi sono i più esposti ai pericoli della Rete, all’ odio virtuale, alla vendetta online. Per questo le scuole sono state inserite tra gli attori principali di questa rivoluzione culturale. In ogni istituto, perciò, sarà individuato tra i professori un referente – debitamente formato - per le iniziative a contrasto del fenomeno. A lui si potranno denunciare episodi bullismo e cyberbullismo; sempre lui, dovrà informare le famiglie dei minori coinvolti e adottare le misure necessarie per aiutare le vittime e punire i colpevoli. Ma la scuola è un cardine centrale per la legge: al preside sarà demandato il compito di denunciare alle autorità i casi che costituiscono reato e di coordinarsi con la Polizia e le associazioni del territorio per promuoversi percorsi di educazione alla legalità.

Nuove norme sugli smartphone in classe


È forse una delle novità più attese dagli studenti. Tra qualche mese, infatti, potrebbero non aver dubbi su come utilizzare i dispositivi elettronici personali in classe (naturalmente solo a scopi didattici). Perché il Miur ha istituito un gruppo di lavoro che avrò il compito proprio di valutare come regolamentare questo aspetto: gli esperti si riuniranno il 15 settembre e, entro 45 giorni, dovranno comunicare le linee guida, da rendere il prima possibile applicabili. Anche perché le ultime regole (che vietano in qualsiasi caso, tranne che per motivi d’emergenza, di accendere i dispositivi in classe) risalgono al 2007, quando molti meno studenti avevano un cellulare personale e gli smartphone erano appena stati inventati (e non ancora commercializzati in Italia). Un aggiornamento reso necessario anche dal nuovo corso che la scuola sta prendendo. La digitalizzazione della didattica è una grande sfida per il futuro e l’uso di smartphone e tablet personali potrebbe essere un primo passo per avvicinare i ragazzi (ma anche i docenti) ad un uso non solo ludico dei dispositivi elettronici.

Arriva la Carta dei diritti e dei doveri dell’alternante


Per rendere lo strumento dell’alternanza scuola lavoro veramente concreto, e per tutelare i ragazzi quando sono fuori dalle mura di scuola, il Miur ha pensato di elaborare una Carta dei diritti e dei doveri degli alunni in alternanza. Dopo il giro di approvazioni degli organismi centrali e regionali, dovrebbe entrare in vigore già nei prossimi mesi. Lo studente, una volta entrato in azienda, dovrà essere considerato un lavoratore a tutti gli effetti, con la relativa formazione in tema di sicurezza e la copertura assicurativa del caso. Dal canto loro, gli studenti dovranno rispettare le regole interne all’azienda (su tutte, la segretezza di dati e informazioni), rispettare i luoghi di lavoro e garantire una presenza per almeno i tre quarti delle ore previste.

Le scuole medie fanno da apripista alla riforma degli esami


Nuovi criteri degli esami di fine ciclo: si parte dalle scuole medie. A giugno, chi dovrà prendere la ‘licenza’ si troverà di fronte un esame diverso (anche se non distante dalla tradizione). Sarà dato più peso al curriculum e meno alle prove. Si passa dalle ipotetiche sei prove attuali alle future quattro: la doppia lingua straniera viene accorpata in un unico scritto, rimangono ben salde al loro posto le prove di italiano e matematica nonché il colloquio orale. E l’Invalsi? La prova più odiata dagli studenti scompare dall’esame ma non viene eliminato del tutto: si svolgerà durante l’anno (con la parte in inglese, al debutto, standardizzata ed effettuata al computer) ma dalla sua valutazione dipenderà l’ammissione all’esame finale.

Nuovi criteri di valutazione alle medie


Come diretta conseguenza del maggior valore attribuito alla carriera scolastica degli studenti, sono stati rivisti anche i criteri di valutazione e quelli di ammissione alle classi successive. Il consiglio di classe, qualora decidesse di far ripetere l’anno all’alunno (o di non ammetterlo all’esame), dovrà motivarlo. Se, però, non ci dovessero essere lacune gravi, il ragazzo potrà andare avanti, ma la scuola dovrà predisporre percorsi di potenziamento individuale delle conoscenze. In caso di motivi disciplinari, invece, la bocciatura sarà quasi garantita.

Licei brevi: si aprono le candidature


Si parte dall’anno scolastico 2017/2018 ma, per gli istituti che vorranno inserire nel proprio ordine degli studi una sezione sperimentale di liceo breve, è questo il momento di candidarsi. Il decreto di inizio agosto, con cui la ministra dell’istruzione Fedeli ha dato il via all’operazione, prevede – per 100 classi, potenziando l’iniziale previsione di 60 classi - la riduzione da 4 a 5 anni della durata delle scuole superiori (sia licei che istituti tecnici e professionali). Queste classi saranno una sorta di laboratorio in cui testare alcuni cambiamenti: il monte ore, ad esempio, sarà identico a quello attuale ma spalmato sui quattro anni; almeno una disciplina non linguistica sarà insegnata esclusivamente in una lingua straniera (a partire dal terzo anno); saranno potenziate le attività di laboratorio e favorita la digitalizzazione delle classi; l’alternanza scuola lavoro sarà preferibile durante le pause (estiva e invernale) dalla didattica; nuove materie – come il diritto e la storia dell’arte – si affacceranno nel curriculum di tutti gli studenti.

A lezione di…Costituzione


Ne ha parlato direttamente la ministra dell’Istruzione nel suo saluto agli studenti per l’avvio del nuovo anno di scuola: nel 2017/2018 si celebrano i 70 anni dalla firma ed entrata in vigore della Costituzione italiana. Un testo a cui Valeria Fedeli sembra particolarmente legata. Per questo, probabilmente, nei corridoi del Miur la Costituzione è stata vista come lo spunto da cui partire per attuare quel percorso di cittadinanza attiva che vorrebbe coinvolgere i più giovani. Prevista la consegna, a tutti gli studenti, di una copia del testo fondamentale della Repubblica italiana e iniziative per spiegarla. Iniziare con la conoscenza del funzionamento delle nostre istituzioni per arrivare a comprendere le dinamiche socio-economiche e diventare veramente cittadini.