Il Nobel a Richard Thaler, che per l'Italia non è mai esistito

10 Ottobre Ott 2017 1648 10 ottobre 2017 10 Ottobre 2017 - 16:48

Mi sono occupato di libri di trading per tanti anni ed in parte me ne occupo ancora. Ma c'è stato un periodo piuttosto lungo della mia vita in cui iniziavo la giornata occupandomi di stocastici e la terminavo con la deviazione standard applicata alle Bande di Bollinger. E poi grafici su grafici, di ogni mercato, di ognuna delle maggiori borse al mondo. Fino a sera. Lo ammetto: sono arrivato a non vedere più il grafico ma le immagini psicoproiettive che queste stimolavano nella mia immaginazione, un po' come – esattamente come – le macchie di inchiostro nel test di Rorschach.

Be', per non farla lunga, leggendo e rileggendo libri di trading c'era una cosa che mi ha sempre fato ridere, ed è la storia della teoria dei mercati efficienti di Eugene Fama. L'idea è che i prezzi di mercato riflettano tutte le informazioni disponibili in maniera efficiente e, dal momento che i mercati sono fatti da uomini, l'dea è che tutti gli operatori di mercato si comportino sempre nella maniera migliore e più conseguente in relazioni alle notizie di cui dispongono.

Una follia, che pure ha tenuto banco per decenni. Mai nessuno al di fuor del contesto economico ha mai creduto che le emozioni non facessero la loro parte nell'agire umano, ma si sa, l'economia è una scienza triste ed a volte terribilmente sciocca.

Per rendersene conto basta considerare il sistematico scarto tra le previsioni dei centri studi e la realtà, tra le misure economiche adottate dai governi ed il loro troppo spesso disastroso effetto.

Ben venga dunque il Nobel per l'economia a Richard Thaler, il padre della finanza comportamentale, che postula la rilevanza del condizionamento esercitato sui prezzi di mercato dai pregiudizi. E non è tanto dei pregiudizi individuali che stiamo parlando, quanto piuttosto di quelli cognitivi, che uniti ad una contaminazione sociale fortemente emotiva agita dai due sentimenti tipici delle compravendite, avidità e paura, è in grado di produrre delle marcate distorsioni di percezione valoriale: è quanto viene solitamente chiamato "inefficienza di mercato".

È del tutto evidente che maggiori sono dette inefficienze e maggiori sono i possibili margini di guadagno. Bene, la finanza comportamentale, di cui intuitivamente cogliamo la veridicità – l'assunto che i comportamenti umani siano in maggioranza emotivi piuttosto che razionali è tra quelli immediatamente condivisibili – ebbe da subito una grande notorietà, al punto che i governi inglese e statunitense costituirono dei team di analisi comportamentale che potessero aiutarli nella programmazione e nella gestione degli effetti delle politiche economiche. La stessa cosa fecero tutti i paesi Ocse, tranne l'Italia, va da sé, per quel vizietto antico di privilegiare l'astrazione al pragmatismo, tipico di tutte le società sclerotizzate in cui si vede ogni cambiamento come possibile rischio sistemico.

Quando sento che siamo un Paese culturalmente avanzato mi viene da ridere. La cultura è porsi domande, le più varie ed inedite. Noi dalla Controriforma ci poniamo una domanda sola: cosa devo fare per guadagnarmi il culo al caldo e la pagnotta? E la risposta è sempre quella: genuflettersi.

A presto.