La prima banca glocalizzata

21 Ottobre Ott 2017 1400 21 ottobre 2017 21 Ottobre 2017 - 14:00

Giovedì 19 ottobre ho partecipato anch’io al convegno del costituendo gruppo bancario cooperativo Iccrea. Un gruppo che nasce solido e con le idee ben chiare: quarta realtà bancaria in Italia, la più grande banca locale che non vuole tradire i principi della cooperazione. Sulla carta nulla di nuovo. Concetti che avevamo già sentito dal presidente Giulio Magagni nella visita che ci fatto proprio a Busto Garolfo. Ma sentirseli ripetere fa sempre bene.

Iccrea. Un gruppo che nasce solido e con le idee ben chiare: quarta realtà bancaria in Italia, la più grande banca locale che non vuole tradire i principi della cooperazione.

Quindi le Bcc in Iccrea continueranno a fare le Bcc. Dov’è la novità? Dov’è il titolone sui media?, mi chiederebbe qualche amico giornalista. Di fatto non c’è. Ma è proprio questo l’elemento che scardina. Il Credito Cooperativo, almeno in una sua parte, non cambia anche se ragiona in termini di Gruppo. Che vuol dire, avere il coraggio di affermare un modello diverso di fare banca in un mondo che si sta omogeneizzando, o peggio ancora omologando. Mi piace allora il coraggio di continuare a fare banca avendo come obiettivo la crescita di valore del sistema che ruota attorno ad una Bcc. Insomma la bussola non è la massimizzazione del profitto a breve termine, ma la sostenibilità di un sistema nel lungo termine.

...avere il coraggio di affermare un modello diverso di fare banca in un mondo che si sta omogeneizzando, o peggio ancora omologando. Mi piace allora il coraggio di continuare a fare banca avendo come obiettivo la crescita di valore del sistema

«Saremo la prima banca locale del Paese, il terzo gruppo per numero di sportelli e il quarto per attivi. Con questa forza continueremo a fare la differenza nel panorama bancario italiano, mantenendo saldi i nostri principi di mutualismo e cooperazione e stando vicini ai territori». In poche righe Magagni ha riassunto tutto. Dimensioni, scopi e modalità. Focalizzo sulla modalità perché qui c’è la vera sostanza. Riprendo ancora Magagni: «Non abbiamo nessuna intenzione di quotarci in Borsa. Lavoriamo per avere un azionariato così come abbiamo sempre avuto. Quotarci e l’ingresso di soci esterni snaturerebbe la nostra storia». Agli shareholder preferisce, anzi posso dire preferiamo (perché il Gruppo è già partito), gli stakeholder, ovvero i soci, le famiglie e le imprese del territorio. Le cooperative appartengono ad un mondo che nulla centra con la quotazione in Borsa!

Insomma la bussola non è la massimizzazione del profitto a breve termine, ma la sostenibilità di un sistema nel lungo termine

Come condensare tutto? Mutuo il sociologo Zygmunt Bauman: glocalizzazione. Valorizziamo le persone, le comunità locali, i territori in una dimensione più ampia. Ecco perché oggi possiamo dire, e con la stessa punta di orgoglio di qualche anno fa, che ci troviamo davanti alla prima “banca locale del Paese”. Il passaggio è quasi impercettibile. È stata solamente introdotta una “P” maiuscola che però trasla ogni Bcc dalla galassia della periferia a quella del Paese. Ma questo cambia la prospettiva, non il contenuto.