I ragazzi del 99 (1899-1999)

2 Gennaio Gen 2018 1623 02 gennaio 2018 2 Gennaio 2018 - 16:23

Circa un secolo fa, il 4 novembre del 1918, si concludeva la Prima Guerra Mondiale. L'esercito italiano infliggeva a quello austro-ungarico la sconfitta definitiva a Vittorio Veneto. Protagonisti di quella vittoria furono quei grandi fanciulli che erano nati l'ultimo anno dell'Ottocento, da qui il nome che li avrebbe consegnati alla storia: "I ragazzi del 99".

Le giovanissime reclute chiamate e istruite in fretta e furia, non ancora diciottenni e inviate al fronte dopo la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917) in un momento di gravissima crisi per l'Italia furono protagonisti di tre battaglie decisive che hanno capovolto l'esito del conflitto tra cui quella di Vittorio Veneto nella quale ebbe luogo l'epica battaglia del fiume Piave che incise il nome di quei ragazzi imberbi e coraggiosi all'immortalità e alla mitologia moderna quel fiume che scorre in Veneto e che sarà ricordato come "il fiume sacro della Patria". Il tutto è mescolato in maniera meravigliosa dal maestro Ermete Giovanni Gaeta in quella marcia militare dal titolo "La canzone del Piave".

Il prossimo 4 marzo un'altra classe 99, cioè quelli nati nell'ultimo anno del Novecento, quando Micheal Jordan a quasi 36 anni lasciava definitivamente lo sport di cui sarà per sempre icona globale, il basket, "La Vita è Bella" di Roberto Benigni vinceva tre Oscar, Liga, Jova e Pelù cantavano "Il mio nome è mai più", andranno a votare. Sarà la prima volta per loro e lo faranno in un periodo storico dove i venti di guerra soffiano minacciosi. Noi più giovani abbiamo avuto la fortuna di vivere, in Europa, settant'anni di pace, siamo cresciuti senza frontiere spostandoci con i voli low cost e parliamo le lingue grazie al progetto Erasmus. Se quei ragazzi del 99 hanno difeso la Patria a questi ragazzi del 99 spetta il compito di proiettarla nel futuro.

Mai come in questo momento storico la scelta non è banale.

L'Unità d'Italia, valore antico ma quanto mai moderno al tempo dei nazionalismi e degli indipendentismi, dovrebbe renderci orgogliosi della storia di un popolo che superate infinite difficoltà e diversità ha saputo trovare elementi di unità per diventare più cosciente delle proprie virtù.

Un popolo unito non per la guerra, ma per una sicura pace tra i popoli europei per dare un esempio di fratellanza possibile agli altri paesi del mondo.

Se i ragazzi del 1899, obbligati ad andare al fonte, hanno dimostrato il loro coraggio, ai ragazzi del 1999 spetta la scelta di contribuire per riaffermare un sano patriottismo ed europeismo per fare dell'Europa un baluardo di pace, non solo per l'assenza di un conflitto armato ma anche per la capacità di generare pace sociale.

Secondo Ipr marketing i giovani tra 18 e 20 anni che si recheranno alle urne il prossimo mese di marzo saranno solo il 30% e i dati non si fanno molto più incoraggianti se guardiamo i 25/30enni. Una sfiducia generazionale verso la politica e soprattutto i politici anche dopo cinque anni del Parlamento più giovane della storia repubblicana.