Essere transitivo - Emanuela Ceddia

3 Gennaio Gen 2018 1324 03 gennaio 2018 3 Gennaio 2018 - 13:24

Leggo da sempre libri di poesie e ho finito per costruirmi preferenze ma per molto tempo ho guardato alla poesia come a un quadro che trasmette emozioni di cui però non si sa parlare perché indispensabili sono le competenze per poter dire di rime o comunque di versi.

Le poesie che sto “imparando” a leggere negli ultimi anni però sono poesie che invitano all’azione, poesie che non vogliono essere contemplate e quelle di Emanuela Ceddia raccolte in Essere Transitivo, sono poesie che spingono il lettore dritto nella “materia della vita”

Febbraio: un'aria fredda/ rimpiazza le foglie intorno/ai rami. Un silenzio terso/e cristallino sta in guardia,/ tiene il posto/ al brusio delle gemme, al brio/ andante dei fiori./ Un silenzio fratello/di quell'altro, sta/ nel cielo interiore,/ tra le costole spoglie/ dell'inverno. Anch'io/ sono parte/dell'attesa.

Quante letture ci possono essere per questa poesia? Cosa ispira dal punto di vista visivo? L’ho scelta perché febbraio è il mese della mia nascita e quel silenzio che “tiene il posto al brusio delle gemme” l’ho trovato magnifico, ancor più se immaginato “nel cielo interiore” dove l’attesa rallenta lo scorrere del tempo e prepara al dopo.

Di certo il cielo è il correlativo oggettivo a cui Emanuela Ceddia sembra ispirarsi, è un “cielo dichiarato”, un “cielo antico”, un “giovane cielo”, è un cielo che ha le fauci, e c’è il “cielo della vita” e il “cielo interiore”; mi ha fatto pensare ad un’altra poesia questo parlare di cielo:

“Da qui si doveva cominciare: il cielo./Finestra senza davanzale, telaio, vetri./Un’apertura e nulla più,/ma spalancata. (…) Wisława Szymborska

Cielo come trascendenza e terra materica zavorra

Stagliarsi in celeste/sospensione – astrarsi/dal grave della terra.

Molto belli i versi brevi, Emanuela Ceddia, pur essendo alla sua prima prova come autrice di poesie, ha dimostrato un naturale talento che le ha permesso di arrivare al lettore con uno stile già maturo.

Interessante anche l’uso delle ellissi e del linguaggio diretto che coinvolge e porta ad un confronto serrato con l’universo interiore (qui mostrato, esposto) dell’autrice.

Che miseria le categorie./ Le sartorie dell’ordine./ Il doveroso logoro/ridire/piegato e ripiegato, stirato,/tirato/fuori dai cassetti/gretti di naftalina.

Emanuela Ceddia – Essere transitivo – Lieto Colle 2017