Quando sento parlare di equità intergenerazionale metto mano al Def

13 Febbraio Feb 2018 1552 13 febbraio 2018 13 Febbraio 2018 - 15:52

Proverbio del 13 febbraio Ci vuole tutta la vita per capire che non serve capire tutto

Numero del giorno: 3 Tasso di inflazione in UK su base annua a gennaio

Oggi le comiche del Cronicario cominciano prima del solito, più o meno alle 11, quando ancora il cazzeggio vola basso per evidenti motivi legati al bioritmo sociale.

Insomma a una cert’ora leggo la seguente perla rilasciata dall’augusto eminentissimo presidente della Corte dei Conti, che non sono nobili decaduti, ma magistrati con la passione della ragioneria, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018, evento che nel nostro paese è sempre prodigo di grandi soddisfazioni e sfoggio di toghe.

Quanto alle soddisfazioni, leggete qua: “”Il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come non più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico. Una via preclusa non tanto dagli obblighi che ci provengono dall’esterno, dagli accordi europei, quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri”.

Cedo all’entusiasmo per tre secondi netti, ma solo perché non sono ancora lucido. La mia condizione di aggrava quando, poco dopo, nel cronicario globale risuona, dopo la clamorosa affermazione del presidente dei magistrati ragionieri, la nenia del presidente dei consiglio, il gentile Gentiloni, che comunica la seguente notizia: “All’incoraggiante situazione della crescita corrisponde un andamento positivo dell’avanzo primario: è dell’1,7% nel 2017 e potrebbe ulteriormente migliorare superando il 2% nel 2018”. Mi stropiccio gli occhi e d’improvviso mi ricordo della collezione completa dei Def, il documento di economia e finanza che il governo aggiorna due volte l’anno con grande spreco pagine, che custodisco nei recessi dell’hard disk come rimedio per gli eccessi di entusiasmo. Inizio a scorrerla e improvvisamente la realtà irrompe nella giornata. Scopro la notizia: per la prima volta nella storia repubblicana recente, al netto dei condizionali, il governo ha azzeccato una previsione sul DEF. Ecco il quadro del DEF 2017 aggiornato a ottobre.

Avanzo primario 2017 all’1,7% del Pil e del 2018 al 2%. E giù applausi. Tanto chi se lo ricorda cosa diceva il Def 2016, o gli altri DEF prima di lui?

Perché se uno se lo ricorda allora la notizia non è tanto che il governo abbia azzeccato una previsione, quanto il fatto che abbia rivisto parecchio al ribasso il risultato che pensava di raggiungere nel 2016 (avanzo primario al 2,4% pil nel 2017 e al 3,3 nel 2018).

e che siamo quasi a metà di quello che sperava nel 2015.

E concludo col 2014 non perché sono sadico, ma per farvi capire che abbiamo un serio problema di memoria. Per noi quattro anni sono un’era geologica.

Cioé nel 2014 il governo ha messo per iscritto che saremmo arrivati a fine 2018 con un avanzo primario del 5% (e non eravamo neanche in campagna elettorale) e un debito pubblico lordo del 120% sul Pil. E vi faccio grazia dell’avanzo di bilancio dello 0,3%, che vuol dire in pratica che avremmo raggiunto e superato l’agognato (e promesso) pareggio di bilancio. Siamo arrivati dove siamo, invece, malgrado la ripresa economica, i tassi bassi, la ripresa del commercio estero eccetera eccetera. Ora capite perché quando sento parlare di equità intergenerazionale e dell'opportunità di non aumentare il debito metto mano al Def.

A domani.