Quel boomerang in pieno volto a Giorgia Meloni

13 Febbraio Feb 2018 1138 13 febbraio 2018 13 Febbraio 2018 - 11:38

Sulla figura che, per una scelta di sobrietà, definirò solo imbarazzante sebbene il lessico preveda termini più specificidi Giorgia Meloni in relazione alla campagna del Museo Egizio per gli arabofoni si è detto tanto. I pareri, seppur diversi, concordano sul fatto che l'ex ministra della gioventù ha fatto esibizione di un'arroganza e di un'insipienza che resteranno negli annali.

Il casus belli è la campagna promozionale del museo in questione, rivolta alle persone di lingua araba. Scelta che segue due criteri: uno economico, l'altro culturale. Riguardo al primo, l'offerta è la seguente: se parli arabo ed entri in coppia, la seconda persona non paga. Ora, se è vero che a Torino e provincia risiedono 35.000 arabofoni, Christian Greco (che è il direttore) sta mirando a una potenziale clientela di oltre 17.000 persone. Il che significa denaro per l'ente che espone i reperti egizi. Promozione che segue la logica del "prendi due e paghi uno" e che coinvolge anche altre categorie: domani, a San Valentino infatti, varrà anche per le coppie che vorranno visitare la struttura e la sua collezione.

Riguardo al lato culturale: ricordiamo che nei paesi arabi abbiamo un fenomeno detto Isis. Una delle cose che fa quest'organizzazione è quella di distruggere i monumenti dell'antichità, perché non rientrano nel dettato del Corano. Se lo avete dimenticato pensate a Palmira, per capirci. Avvicinare le persone di lingua e cultura araba all'arte antica rappresenta, a mio giudizio (e, credo, non solo mio), un potentissimo antidoto per dare strumenti culturali che allontanino sempre più "il califfato" da questa gente. Si chiama, appunto, integrazione. Ed è l'unica arma che abbiamo, tra quelle che non uccidono (e quindi tra le più efficaci), per evitare di dare nuove leve e nuovi martiti al Daesh. Ci arriverebbe anche un bambino delle elementari.

E a proposito di integrazione: la promozione non è, così come è stato raccontato, uno sconto senza se e senza ma agli arabi per andar contro agli italiani. È parte di un processo culturare di ampia portata e prevede, tra gli altri, due momenti. Come si legge sul sito del Museo, infatti, l'obiettivo è «stimolare la fruizione dell’offerta culturale della città per consentire ai cittadini di lingua araba di essere sempre più parte della comunità con cui hanno scelto di vivere e condividere il futuro». Avvicinare le differenze, per costruire una cultura comune che si basi sull'incontro e non sui divieti incrociati, insomma. Ma c'è di più.

Leggiamo ancora, infatti, che «tutti i sabati, dal 13 gennaio al 31 marzo 2018 alle ore 15:00» ci saranno le «visite guidate in lingua araba gratuite, a cura delle donne che hanno partecipato a “Il mio Museo Egizio”, progetto di mediazione culturale promosso da MIC, Mondi in Città con l’obiettivo di raccontare le collezioni museali attraverso le voci femminili della comunità nordafricana». Quindi, se vogliamo dirla tutta e vederla sotto la giusta prospettiva, quest'operazione mira anche all'abbattimento delle differenze di genere in un contesto, quello di cultura araba appunto, in cui molta strada deve essere ancora fatta.

Insomma, quando si va à la guerre su questioni che toccano il mondo della cultura e le sue dinamiche, si arrivi almeno preparati. Magari – come invece ha fatto la leader di FdI – senza far confusione tra etnia, lingua e religione, momento tra i più bassi di questa querelle e di cui si hanno anche prove video. E pure evitando di far la voce grossa, una volta fatta la figura dell'ignorante, minacciando epurazioni future (invano, per altro, perché il museo Egizio non dipende dallo Stato). Insomma, Giorgia Meloni dovrebbe prestare più attenzione a scegliersi nemici e obiettivi: perché a lanciare il boomerang, poi, il rischio è quello che ti arrivi in pieno volto. Ed è ciò che è successo, a ben vedere.