Il carcere per Lula una pagina vergognosa nella storia del Brasile

7 Aprile Apr 2018 1951 07 aprile 2018 7 Aprile 2018 - 19:51

La vicenda giudiziaria che oggi vedrà l'ex presidente del Brasile Luiz Inacio Lula Da Silva (nella foto di Francisco Proner, di Farpa Fotocoletivo, circondato dai suoi sostenitori ieri al Sindicato dos Metalurgicos di S. Bernardo do Campo) varcare le porte del carcere è costellata da una lunga serie di abusi perpetrati contro di lui personalmente, il suo partito, le persone a lui vicine.

Benché ovviamente nel descriverli sia difficile separare i fatti dalle opinioni di chi scrive, si tratta - come si vedrà - per lo più di elementi oggettivi, che danno il senso di una campagna orchestrata attentamente, che ha a lungo lavorato sotto traccia per far digerire all'opinione pubblica brasiliana quello che fino a due anni fa pareva impossibile, la carcerazione di un uomo che a fine 2010, al termine del suo secondo mandato presidenziale, aveva un indice di gradimento superiore all'80%, caso unico in una democrazia occidentale.

Quelle che seguono sono considerazioni che ovviamente nulla hanno a che vedere con il giudizio politico su di Lula, sulla sua carriera, sul suo governo e sulla sua eredità politica.
Lula presidente, Lula leader del Partido dos Trabalhadores ha certamente fatto tanti errori. Impossibile non farli, quando si governa un paese continente, che conta oltre 200 milioni di abitanti. Il principale su tutti, aver accettato - pur di realizzare il programma di riscatto delle classi meno abbienti - di scendere a compromessi con il peggio della politica brasiliana, i suoi modi opachi, gli accordi sottobanco con un sistema di potere arcaico. Un errore difficile, forse impossibile da evitare, in un sistema istituzionale perverso, il presidente capo dell'esecutivo eletto direttamente dal popolo ha un mandato fortissimo, ma per realizzare il suo programma deve vedersela con un parlamento polverizzato in una miriade di sigle, dove il PT non ha mai superato il 25%. D'altra parte è stato sempre il punto di forza di Lula, trovare mediazioni impossibili, quando era a capo del sindacato così come quando è diventato l'indiscusso leader del partito che contribuì a fondare nel 1980, mediazioni fatte con ogni mezzo, anche quelli meno ortodossi. Sono errori politici, come tali destinati a essere giudicati dagli elettori alle elezioni, o dagli storici, negli anni a venire. Sono errori cui però fa da contraltare l'aver realizzato la più grande operazione di mobilità sociale mai vista in un paese afflitto da una secolare disuguaglianza, che vanta aree di straordinaria modernità e lande di disperante povertà. Ed è forse questa la ragione vera dietro la campagna contro l'uomo Lula, che si conclude oggi.

Perché le accuse per cui oggi Lula varca le soglie del carcere nulla hanno a che vedere con tutto ciò. In un paese dove i fondi neri che finanziano la politica si conteggiano in cifre a nove zeri, disperdendosi in mille rivoli personali fra conti cifrati, valigie di contanti, benefici illeciti di ogni genere a favore di tantissimi personaggi anche di secondo e terzo piano, Lula, per oltre dieci anni arbitro della politica nazionale, ha superato un ossessivo setaccio sulla vita privata sua e dei familiari senza che sia stato trovato un centesimo fuori posto, un arricchimento sospetto, e oggi va in galera accusato di aver "accettato" un modesto appartamento in una mediocre località balneare, accusato in base a elementi pressoché solo indiziari, il principale dei quali è la "confessione" di un imprenditore che ha visto così ridurre la sua pena da 23 a 3 anni ed ha per questo ottenuto gli arresti domiciliari, dopo che precedenti versioni della sua "delazione premiata", che non menzionavano Lula, non erano state accettate dagli inquirenti.

Lula varca le soglie del carcere oggi, quando mancano solo sei mesi alle presidenziali, in vista delle quali da due anni è saldamente in testa a tutti i sondaggi elettorali.
Varca le soglie del carcere al termine di un processo segnato da irregolarità e abusi di ogni tipo.

Abusi che iniziano il 4 marzo 2016, quando il giudice Sergio Moro decreta la "conduçao coercitiva" di Lula, sostanzialmente il fermo di polizia che nell'ordinamento brasiliano è destinato al testimone o all'indagato che si rifiuta di presentarsi spontaneamente. Si trattò di un atto di arbitrio perché in precedenza Lula aveva sempre puntualmente rispettato gli inviti a comparire rivoltigli. Quel giorno quindi l'obiettivo non era ridurre alla ragione un indagato riottoso, ma infliggere un colpo all'immagine del leader più popolare della sinistra brasiliana, e forse già allora - affermano i bene informati - condurre l'ex presidente in manette al cospetto del suo giudice, un piano mandato a monte solo dall'immediata reazione dei militanti del Partido dos Trabalhadores da un lato, subito riunitisi a migliaia presso l'aeroporto cittadino di San Paolo, e da quella del comandante della guarnigione dell'Aviazione dello scalo dall'altro, restio ad assistere passivamente a un forzatura della legge. Ma il colpo all'immagine era andato a segno, e forte, quel giorno i notiziari di tutto il mondo raccontarono l'accaduto.

Allora peraltro colpire Lula serviva prevalentemente a indebolire il governo di Dilma Rousseff, alle prese con il processo di impeachment che a fine agosto 2016 avrebbe portato alla destituzione della sua delfina, per labili se non inesistenti accuse di aver manipolato i bilanci dello stato, fatto che sarebbe stato impossibile senza una campagna di criminalizzazione del suo partito e del suo leader carismatico.
Per questo un altro grave abuso giunse pochi giorni dopo, quando sempre Moro divulgò in tempo reale, consegnandone copia al telegiornale serale della Globo, una conversazione tra Lula e Dilma da lui illegalmente fatta intercettare, in cui questa annunciava all'ex presidente l'invio del decreto di nomina a ministro "da usare in caso di necessità", una scintilla che tornò a incendiare le piazze brasiliane, assestando il colpo quasi definitivo al già traballante governo di Dilma.

Un altro elemento critico del processo a Lula è l'applicazione a dir poco approssimativa delle norme sulla competenza, è stato giudicato a Curitiba, capitale del Paranà, da Sergio Moro, il Torquemada brasiliano, per fatti asseritamente commessi nello stato di San Paolo, dove si trova appunto Guarujà, la città del triplex, sulla base di elementi di connessione con l'inchiesta Lava Jato poi sconfessati apertamente dallo stesso giudice nella sentenza di condanna.

La condanna poi parte da una richiesta di rinvio a giudizio estremamente generica, accettata sempre da Moro, che nell'arcaico sistema processuale penale brasiliano - di tipo inquisitorio - è allo stesso tempo GIP, GUP e Giudice del dibattimento (cioè dall'inizio delle indagini va a braccetto dell'accusa), che nella sentenza non si è peritato neppure di individuare gli specifici atti corruttivi che Lula avrebbe commesso in cambio dell'immobile (mai pervenutogli in proprietà, nel quale non ha mai soggiornato, e che prima della condanna di Lula è stato pignorato da un altro giudice in capo alla società costruttrice, come a dire quel che per Moro è di Lula per un altro giudice brasiliano continua a essere del costruttore), l'ex presidente infatti è stato condannato - come si legge testualmente nella sentenza - per "atos indeterminados".

Per finire, il giudizio sull'habeas corpus dell'altro giorno davanti al Supremo Tribunal Federal per sei voti a cinque ha deciso - con un verdetto preceduto di poche ore da un singolare quanto inquietante "avvertimento" del comandante in capo dell'esercito, che invocava la "fine dell'impunità" - che la presunzione di innocenza scolpita nell'art. 5, alinea 57 della Costituzione brasiliana ("ninguém será considerado culpado até o trânsito em julgado de sentença penal condenatória") non si applica a Lula, cui oggi viene imposto di inziare a scontare la pena dopo la sentenza di secondo grado, con il voto decisivo della presidente della Corte, Carmen Lucia, quello stesso voto decisivo per scarcerare pochi mesi prima Aécio Neves, senatore del PSDB, candidato sconfitto da Dilma, gli elementi contro il quale non erano semplici indizi, ma la registrazione della sua stessa voce che negoziava ingenti dazioni di denaro con il magnate della carne Joesley Batista.

Si potrebbe continuare a lungo, sono stati tanti gli elementi a dir poco discutibili di questo processo (non si può non accennare al power point con cui il capo dell'accusa si coprì di ridicolo in una conferenza stampa del settembre 2016, con il nome di Lula al centro di una ragnatela e intorno tutti i mali secolari del Brasile, una slide all'origine di migliaia di meme su internet), quello che è certo è che l'obiettivo finale delineato mesi addietro, rendere Lula incandidabile (scopo raggiunto con la condanna in secondo grado, secondo la "Lei da Ficha Limpa", una sorta di Legge Severino brasiliano), si era rivelato gravemente insufficiente, da tempo era chiaro che sarebbe stato necessario togliere fisicamente l'ex presidente dalla circolazione, perché il suo consenso elettorale non smetteva di crescere, e chi da oltre due anni non ha lesinato colpi bassi allo stato di diritto non poteva correre il rischio di aver tramato con ogni mezzo per riconsegnare il paese su un piatto d'argento al leader delle sinistre.

Un accanimento che da mesi anche in Brasile ha destato la crescente indignazione di commentatori come Reinaldo Azevedo, della destra liberale a lungo ferocemente critica di Lula e a favore del discutibile impeachment di cui è stata vittima Dilma Rousseff.

Tutto si è svolto nella più apparente regolarità istituzionale, come è nella tradizione della destra golpista brasiliana, che anche negli anni della dittatura ci ha tenuto a far svolgere "libere" elezioni, nel senso che era libero di candidarsi solo chi era gradito al tiranno di turno e guarda caso vinceva sempre il partito dei militari.

L'ultimo insulto all'intelligenza dei brasiliani, la performance da Superman di Moro, che - come registrato dal sistema telematico della giustizia federale - giovedì ha emesso l'ordine di carcerazione di Lula 19 minuti dopo aver ricevuto la notifica dell'esaurirsi dei ricorsi in secondo grado. Una performance da Superman, o - molto più realisticamente - l'ennesima pagliacciata di questa farsa, il provvedimento era già pronto, perché in nessun momento la difesa di Lula ha avuto alcuna chance di vedere accolte le sue tesi, neanche quando ha invocato la lineare applicazione di una norma della Costituzione.

Un grande paese come il Brasile non si merita tutto questo.

Per saperne di più:

http://www1.folha.uol.com.br/poder/2018/01/1950297-lava-jato-tem-17-reus-soltos-apos-condenacao-em-tribunal-que-julgara-lula.shtml (non tutti i condannati della Lava Jato iniziano a scontare la pena dopo il secondo grado)

https://brasil.elpais.com/brasil/2018/04/06/politica/1522966312_016125.html?id_externo_rsoc=FB_CC (gli abusi di Moro, raccontati dalla versione brasiliana del Pais)

https://odia.ig.com.br/brasil/2018/03/5520467-em-quatro-anos-de-lava-jato-nenhum-politico-do-psdb-foi-preso.html#foto=1 (in 4 anni di Lava Jato, nessun esponente del PSDB, il partito antagonista del PT di Lula, quello di Aécio Neves, è stato arrestato, salvo uno, arrestato proprio giovedì)

https://paranaportal.uol.com.br/politica/moro-levou-22-minutos-para-decretar-prisao-de-lula/ (l'ordine di arresto di Lula emesso in 22 minuti; secondo un'altra versione, riportata nel testo, sono stati in realtà solo 19)

https://www.nytimes.com/2018/01/23/opinion/brazil-lula-democracy-corruption.html (opinione ospitata dal NYT, dove si leggono passi come "The trial judge, Sérgio Moro, has demonstrated his own partisanship on numerous occasions", "The evidence against Mr. da Silva is far below the standards that would be taken seriously in, for example, the United States’ judicial system", e infine "The evidence against Mr. da Silva is based on the testimony of one convicted OAS executive, José Aldemário Pinheiro Filho, who had his prison sentence reduced in exchange for turning state’s evidence. According to reporting by the prominent Brazilian newspaper Folha de São Paulo, Mr. Pinheiro was blocked from plea bargaining when he originally told the same story as Mr. da Silva about the apartment").