Macron e la super intervista in tv: "Io so' io, e voi non siete un cazzo"

16 Aprile Apr 2018 1042 16 aprile 2018 16 Aprile 2018 - 10:42

Ieri sera, il Presidente francese Emmanuel Macron è stato protagonista di un esperimento inedito: a un anno dal suo ingresso all’Eliseo, come uno studente modello davanti a una commissione d’esame, si è sottoposto al fuoco incrociato di Jean-Jacques Bourdin - probabilmente uno dei migliori “intervistatori” politici di Francia - e Edwy Plenel, fondatore del giornale indipendente Mediapart, famoso per le sue inchieste al vetriolo. A riflettori spenti, quella di Macron si è rivelata una scelta molto più furba che coraggiosa, visto che il Presidente ne è uscito come un impavido lottatore in un’arena televisiva che voleva il suo sangue, pur senza aver concesso ai francesi la benché minima risposta concreta ai problemi che, soprattutto in queste ultime settimane, attanagliano il Paese: dallo sciopero dei ferrovieri alle occupazioni nelle università.

È la politica spettacolo, insomma, e niente di più. Un puro show di intrattenimento che è durato più di due ore e mezza - esattamente come un programma di varietà di prime time - e il cui senso si potrebbe riassumere con la celebre frase del Marchese del Grillo: “Io so’ io, e voi non siete un cazzo”.

1) Sulla Siria, Macron sostiene l’assoluta legittimità dell’intervento francese, ma non porta nessuna prova né sull’effettivo uso di armi chimiche da parte di Assad, né sull’effettiva riuscita dell’operazione militare. Dice che ora è il momento di passare alle vie diplomatiche, ma accusa la Russia di essere “complice” degli attacchi di Assad sui civili - un bel modo per distendere gli animi, insomma.

2) Sui ferrovieri dice che sono buoni e bravi, ma che c’è un debito da risanare e, in pratica, li ricatta: se accettano l’apertura alla concorrenza, lo Stato si farà carico di una parte di quel debito. Forse. Come rifiutare una proposta così allettante? Gli scioperi, infatti, continueranno.

3) Sui regali ai ricchi, invece - riforma dell’imposta sulla fortuna e flat tax al 30% sui redditi da capitale, senza parlare degli occhi chiusi sull'evasione fiscale delle grandi multinazionali -, dice che in effetti non è detto che sia la strategia giusta per tornare a far circolare la ricchezza nel Paese (la cosiddetta théorie du ruissellement, o trickle-down), ma ‘sticazzi. E, come se non bastasse, poco dopo ammette: è vero, ho chiesto ai pensionati di fare dei sacrifici. Ai pensionati.

4) Sulle università dice che non sono gli studenti a manifestare e a occupare gli atenei, ma dei "professionisti del disordine", quindi il discorso è chiuso e la riforma si farà.

5) Sugli ospedali, strozzati dai debiti, dice che la colpa non è sua, ma che, nonostante tutto, il Governo investirà in futuro. Quanto e quando, non si sa. Ma bisogna fidarsi di lui. Intanto gli infermieri continuano a tentare il suicidio perché non riescono a sopportare i ritmi di lavoro imposti dalle aziende ospedaliere.

6) Sulla “guerriglia civile” a Nôtre-Dame-des-Landes, dove i manifestanti che si erano opposti alla costruzione del famoso aeroporto - un po’ come i nostri No Tav - intendono continuare a occupare la zona nonostante il progetto sia stato abbandonato dal Governo, si continuerà con il pugno duro: lo Stato non cederà fino a quando gli occupanti non avranno levato le tende - anzi, le baracche.

7) Cerchiobottista come sempre sulla questione della laicità: il velo è contrario al principio repubblicano di uguaglianza uomo-donna, ma si può indossare se la donna non sta svolgendo delle funzioni legate allo Stato, ma sarebbe bene che sia una scelta volontaria della donna e non un’imposizione. Ok.

8) Solito bla bla conclusivo pseudo-femminista su quanto sono importanti le donne, su quanto è stato importante il #MeToo, su quante donne ci sono nel Governo e all’Assemblea nazionale, mentre paradossalmente l’appuntamento politico-mediatico più importante dell’anno è il trionfo del testosterone, con tre uomini seduti attorno al tavolo che per più di due ore giocano a braccio di ferro, con tanto di chiosa da bar dello sport sul Paris Saint-Germain che ha vinto il campionato. Ma le donne sono importanti.

Insomma, il concetto è: la maggioranza del popolo francese mi ha eletto perché io porti avanti il mio programma, quindi eventuali critiche sono gentilmente rimandate al mittente o comunque alla fine del quinquennio. Uno dei due giornalisti presenti ha provato a dirgli che in realtà solo il 18% dei francesi ha votato per il suo progetto al primo turno, cioè meno di un quinto dei francesi, ma tanto basta, a Sua Maestà Macron, per continuare a fare quello che vuole, a modo suo. "Sono il Presidente di tutti i francesi", ha ribadito. Certo, non fa una piega.