Fuori dall'Inferno, un libro per celebrare una città e lo sport più amato al mondo. Perché non è mai solo calcio

13 Giugno Giu 2018 1030 13 giugno 2018 13 Giugno 2018 - 10:30

Il testo pubblicato è tratto da "Fuori dall'Inferno" (Pubbli Press Edizioni, 2018), il libro che celebra la stagione 2017-2018 del Potenza Calcio tornato in Lega Pro dopo molti anni di attesa. Venerdì 15 giugno, ore 19, si terrà la presentazione del volume presso la libreria Ubik di Potenza (Via Pretoria, 50/52)

Today is The Day (Pag 85)
Potenza, 29 aprile 2018

Il sole di aprile è lungo e gentile. Questa domenica che si apre ai miei occhi ha il sapore della primavera e la luce dolce del risveglio, atteso dopo una lunga stagione invernale. Oggi c’è nell’aria qualcosa di diverso, si percepisce una tensione febbrile per la partita in casa con il Taranto. Della città dei due mari ho un bellissimo ricordo legato ai giorni trascorsi lì durante le riprese del cortometraggio “Thriller”che mi ha dato il piacere e l’onore di tenere in mano, in una notte surreale, la statuetta più ambita del cinema italiano: il David di Donatello. Ho incontrato molta fede in quei giorni trascorsi lì. L’ho incontrata nei gesti e nei volti, negli angoli più impensati di questa città e nel dolore degli occhi di chi la vive, la abita, la respira amaramente. Ho scattato foto durante quei giorni, per provare a rendere fermo e intenso l’odore del mare, quello delle polveri dell’IlVA e del dolore che piange lacrime rosse di paura e rabbia. C’è un Dio in ogni angolo che ho visto e respirato. C’è un “Personal Jesus” per ogni pezzo di Taranto e per ogni suo cittadino. Che sia l’icona del santo, che sia il mare, che sia il sole che splende caldo e dritto sulle mani e sulle finestre, o che sia il lavoro che fa paura, che non puoi non respirare, che colora di rosso il cuore e la memoria. Aver girato lì le scene di “Thriller”, provando a raccontare il riscatto di una generazione a cui il genio dell’artista affida la rinascita di quella terra è un fatto. Non scontato, non banale, non coraggioso ma di amore per la vita e della verità. Così come non può essere inutile parlare di Taranto anche quando le telecamere sono rivolte altrove. Non stanchiamoci di farlo. Come il respiro, lo sguardo, la gola che fa male e gli occhi che si gonfiano.

L’attesa, dicevo.
Una nota pubblicità ha mutuato una quote dello scrittore, filosofo e drammaturgo tedesco Gotthold Ephraim Lessin, “Und ein Vergnügen erwarten, ist auch ein Vergnügen” traducendola in italiano con “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere” e rendendola celebre. Non so se sia piacevole attendere e sperare nella vittoria del Potenza, in verità sono solo molto teso e nervoso, e non solo per colpa delle allergie di stagione. Quello che so è che vorrei fossero già trascorsi i 90 minuti e più e vivere la festa che tanto stiamo aspettando da molti anni. Esco di casa, in cerca di una farmacia aperta per comprare gli antistaminici. Arrivo in centro, parcheggio senza troppo stress e mi immergo in via Pretoria. Me ne accorgo subito di non essere il solo a vivere questa attesa: lungo il corso principale della città si snodano bandiere e magliette, sciarpe bicolori nonostante il caldo, bambini che giocano in piazza Mario Pagano fingendo di essere uno degli 11 leoni. Nei bar non si parla d’altro, ma è così da quando è iniziato il campionato. Il tempo sospeso si allunga, distendendosi dentro le case dei potentini ed in ogni conversazione. Con i giornali nella destra e gli antistaminici nella sinistra, entro in libreria per scambiare due chiacchiere con Sergio Mattioli, amico con il quale condivido la passione smodata per la lettura ed il tifo per i colori del Potenza. Ci abbracciamo, uno scambio di battute rapido e poi il saluto pieno di speranza. Squilla il telefono, è mio nipote Francesco che mi chiede se può portare con sé allo stadio la bandiera. Per un attimo ho ripensato me, alla mia infanzia, a quel Potenza - Latina di tanti anni fa e all’invasione di campo che sancì la vittoria del campionato. Ero con mio padre, me lo ricordo, oggi lui resterà a casa mentre io sarò lì, in tribuna stampa, a dare una mano ai colleghi ed amici di Ufficio Stampa Basilicata. Con loro ho attraversato i chilometri di questa geografia chiamata girone H della serie D. Ricordo ogni domenica vissuta con Simone Durante, Francesco Cutro, Giuseppe Cutro e la dolce Antonella Sabia, che lavora per un altro giornale ma è parte di questa storia. Così come lo sono Giuseppe Coletta e lo staff del Potenza Affari, Vito Lamorte, Alfonso Pecoraro, Sandro Maiorella, Nino Lamattina, Franco La Regina ed il decano Pino Marceddu. Per altri versi, in altri momenti, porterò nella scatola dei ricordi di questi anno calcistico i dialoghi e gli abbracci con Salvatore Guarino che nel suo Vintage ha ricreato le atmosfere mistiche e magiche dei club del football londinese, bagnandole di bollicine francesi e cibi sopraffini.

E’ quasi ora.
Torno in auto, scendo verso casa, un pasto frugale e poi verso il Viviani. La solita strada di sempre, il sigaro tra le labbra, nelle orecchie la solita musica di ogni domenica: Vinicius de Moraes con Maria Creuza e Toquinho, i The National, i Radiohead, e i Depeche Mood. Arrivo allo stadio, bevo un caffè con Nino Cutro e incontro Antonella Sabia. Ci dirigiamo verso la zona riservata ai giornalisti, facendoci spazio tra le tantissime persone che sono qui con noi per questa domenica di calcio. Ci mettiamo comodi, dopo qualche minuto mi raggiunge anche mio nipote Francesco che vuole veder con me almeno il primo tempo. La partita inizia, finalmente. Lui mi sta vicino, seduto sulle mie gambe perché non c’è nemmeno un posto libero. Arriva il gol di Russo, poi quello di Guaita e verso la fine dei primi 45 minuti di gioco c’è anche spazio per una nuova gemma di França. Io ed il piccolo Francesco ci abbracciamo, lui mi ricorda la prima partita vista insieme, a luglio, quando tutto ciò era solo un sogno. Nel secondo tempo lo accompagno dal padre, dall’altra parte della tribuna laterale. Quel sogno trasformatasi in ambizione sta diventando realtà.

All’inizio era solo entusiasmo, una sensazione positiva di novità per l’arrivo di una nuova dirigenza e qualche buon giocatore. Poi c’è stato il calcio, quello giocato, con le sue ansie e le sue liturgie. I primi successi, la classifica che metteva in testa il Potenza, la fine del girone di andata e le poche sconfitte maturate. I gol del brasiliano, quelli del siciliano, le corse intelligenti del numero 3 e quelle ubriacanti dell’argentino. Punti su punti. Gol su gol. Il cuore si era fermato in gola per la sconfitta nella semifinale di ritorno della Coppa Italia di categoria, ma oggi, domenica 29 aprile, finalmente la gioia è esplosa in tutta la sua forza e con tutta la sua bellezza.


Triplice fischio, invasione di campo.

La folla - unita ebbrezza - par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

(tratto da “Goal”, Umberto Saba)

La festa è adesso, l’attesa è finita.
Come quella volta, come quando mio padre mi regalò la prima maglia del Potenza. Generazioni insieme, in questa orchestra di cori e sorrisi, lacrime e abbracci. Ci cuori che battevano, mani che si agitano, occhi che lacrimano di gioia, bambini che si tuffano sul prato e ragazzi di ogni età che si riuniscono in piccoli capannelli per un selfie di rito. Con gli altri colleghi entriamo nell’area degli spogliatoi dove sta andando in scena una festa pazzesca con i giocatori che urlano a squarcia gola i cori della Curva Ovest. Abbraccio Ciro Panico, di cui un giorno sentiremo parlare in grandissime piazze del calcio italiano, poi Leo Guaita con il quale è nato in poco tempo un rapporto di amicizia bella e pura. Perché il calcio non è mai solo uno sport, ma è bellezza e sentimento, tempo e spazio, cuore e gambe, poesia e bellezza. Verso sera ce ne andiamo in centro, dove il corteo dei tifosi si era diretto per colorare di rosso e blu la città. Nella piazza fumogeni e bandiere colorano la notte. Due ragazzi si baciano nel centro della festa, in un tempo lunghissimo e gonfio di avvenire.

See the stars, they’re shining bright. Everything’s alright tonight.