“Corrotti e nepotisti”: ecco come i cinesi parlano di noi
Yang Mei Ping
Le aziende italiane sono per lo più a conduzione familiare, la famiglia così prevale ma «fare affida
(Articolo originariamente apparso sul quotidiano cinese «Xin Wen Wan Bao» del 22 luglio intitolato: «La cultura Italiana influisce sul suo declino economico? - I business a conduzione familiare guidano l’economia; il nepotismo pervade le imprese». Il giornale è basato a Shanghai, ha circa 3 milioni di lettori su carta e alcune decine di milioni di lettori online a livello nazionale)
Da un certo punto di vista, la crisi del debito Europeo è unica, e riflette l’instabilità dei membri di un’unione economica che si rifiuta di agire in modo unitario. Tuttavia il Washington Post suggerisce che in realtà la crisi del debito in Europa potrebbe anche essere frutto della manifestazione di molteplici crisi verificatesi simultaneamente in diversi Paesi, in seguito a fenomeni quali la bancarotta delle banche, lo scoppio della bolla immobiliare, l’assenza di controllo sui mercati finanziari e disavanzi di bilancio.
Nel caso Italiano, si tratta di una crisi della produttività. Questa situazione si protrae da molto tempo, è radicata nel tessuto economico dell’Italia e minaccia la vita economica delle imprese.
L’Italia ha due tipi di economia
L’economista Francesco Giavazzi dell’Università Commerciale Luigi Bocconi ha affermato che in Italia esistono due diversi tipi di economia. Una è composta da decine di migliaia di imprese medio grandi, per la maggior parte localizzate nel Nord Italia, innovative, efficienti e competitive a livello internazionale. Esse sono in grado di generare ricchezza nel Paese e supportano ingenti volumi di esportazione; il livello del salario corrisposto ai loro dipendenti è abbastanza elevato e il numero di questi ultimi, parallelamente al volume di caratterizzata produzione, è in costante crescita.
L’altra economia, da imprese a conduzione familiare, imprese statali, istituzioni pubbliche, banche e grandi imprese, è radicata prevalentemente nel sud Italia. Tali entità operano per la maggior parte in contesti economici protetti o nel mercato domestico, dove la competizione non è particolarmente forte; inoltre la loro produttività è costantemente diminuita negli ultimi anni. Questi due tipi di economia, se osservati nel loro complesso, restituiscono un’immagine stagnante dell’economia Italiana, che in questo modo è incapace di rispondere ai bisogni sociali di una popolazione sempre più vecchia e di creare sufficienti opportunità d’impiego. Non è neppure in grado di fornire valide opportunità formative ai giovani né di mantenere l’attuale tenore di vita della classe sociale media.
A peggiorare ulteriormente le cose, sembra che la situazione si stia evolvendo nella direzione sbagliata: le imprese che mancano di produttività pressano costantemente quelle di successo, forzandole ad abbandonare il paese. Da quando l’Italia è entrata a far parte dell’Eurozona, la sua produttività è rimasta indietro del 30% rispetto a quella tedesca. Dalla recessione economica del 2008, il volume di produzione industriale italiano è sceso quasi del 25 per cento.
Monti, senza background politico, è stato messo al potere
Verso la fine dello scorso anno, a causa della crisi del sistema produttivo, e non di quella del debito Europeo, nel contesto politico italiano si sono verificati una serie di episodi straordinari. Il primo ministro Silvio Berlusconi è stato estromesso dalla propria carica e rimpiazzato da “Super Mario” Monti, il quale non ha alcun background politico. Quando Berlusconi venne eletto, promise che avrebbe riformato il sistema economico italiano. Con l’aiuto del ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, provò quindi a riformare il sistema tributario e quello pensionistico e anche a tenere sotto controllo il deficit del paese. Tuttavia, Berlusconi fu in grado di mantenere la sua carica solo attraverso la corruzione dei gruppi di interesse, il cui unico obiettivo era quello di mantenere lo status quo.
Alla fine, l’Italia ha lasciato da parte tutti i partiti e i politici e ha scelto Monti, un economista di prestigio famoso per la sua integrità che viene considerato il miglior regolatore anti trust in Europa.
Nel corso dei primi due mesi da primo ministro, Monti è riuscito a colmare i buchi in continua espansione del bilancio, incrementando l’imposta sul valore aggiunto, la tassa patrimoniale e la tassa sugli immobili. Ha cercato di porre fine alla dualità del mercato del lavoro esistente in Italia per cui i dipendenti più anziani possono beneficiare di un impiego a tempo indeterminato indipendentemente dalla propria performance, mentre i giovani hanno la possibilità di accedere solo a contratti d’impiego a breve termine. Monti ha inoltre dato una spinta alla riforma del sistema pensionistico innalzando l’età minima per il pensionamento. Ha inoltre emanato un decreto di riforma del lavoro al fine di aumentare l’occupazione, salvaguardare la giustizia e migliorare la competitività del mercato del lavoro Italiano. Ha inoltre preso misure per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale.
Allora, l’indice di gradimento del primo ministro superava il 70%; attualmente, invece, si trova al di sotto del 30 per cento. Non è chiaro se il declino dei consensi verso l’operato di Monti sia connesso ai compromessi rispetto ai suoi intenti originari o sia dato dal fatto che è mancato il supporto delle parti politiche e i gruppi di interesse. Alcuni si chiedono se Monti abbia commesso un errore a non minacciare i partiti politici che lo hanno portato al potere di dare le dimissioni nel caso in cui essi avessero smesso di sostenere le sue politiche.
Attualmente Monti si trova in una situazione contraddittoria. Le elezioni in Italia si terranno tra un anno. Tutti i politici ed i relativi partiti sanno di poter prendere tempo per evitare ulteriori riforme da parte di Monti. Se Monti organizzasse un nuovo partito politico per partecipare alle elezioni in maniera tale da prolungare il proprio mandato, si allontanerebbe dalla propria posizione originaria mostrando che non è altro che un politico astuto e ciò eroderebbe ulteriormente il suo indice di gradimento.
Uno dei più grandi sostenitori di Monti è Giuliano Amato, due volte Primo Ministro Italiano. Amato ha affermato che ciò che è necessario al fine di promuovere un’economia italiana maggiormente produttiva non è solo una riforma delle leggi, ma un cambiamento della cultura imprenditoriale.
L’impresa a conduzione familiare guida l’economia
Il cambiamento della cultura italiana dovrebbe partire dalle famiglie, poiché sono queste che dominano l’economia Italiana e molti aspetti della vita degli Italiani.
Rispetto ad altre realtà economiche, quella italiana è ancora dominata da imprese a conduzione familiare nei settori dell’agricoltura, della ristorazione, nelle catene di supermercati, nei gruppi industriali e nella moda. Avviare un’impresa in Italia è un fenomeno estremamente comune. L’Italia è uno dei Paesi con maggior spirito imprenditoriale nel mondo. Tuttavia queste imprese raramente si sviluppano e crescono. E quelle in grado di portare avanti un business di successo, protendono ancora per la conduzione familiare, permettono a membri della famiglia stessa di ricoprire le cariche più importanti e hanno l’abitudine di non reinvestire gli utili facendo quasi esclusivamente affidamento sui prestiti bancari per alimentare le proprie operazioni .
Un operatore finanziario italiano ha affermato: «C’è una battuta in Italia: il numero ideale di investitori è un numero dispari e minore di 3».
Il beneficio derivante dal rafforzamento della proprietà e della gestione familiare è quello di mantenere la stabilità e la continuità del business in Italia. Alcuni credono che la lealtà dell’impresa a conduzione familiare nei confronti dei propri dipendenti e delle comunità in cui si collocano sia maggiore. Tuttavia, questo tipo di concezione del business ha in sé dei limiti. Fare affidamento sul nepotismo spesso porta alla mediocrità del livello di management dell’impresa e ostacola opportunità di sviluppo e crescita dei talenti. Inoltre, tali imprese tendono a rifiutare l’immissione di capitale di rischio esterno, perdendo in tal modo occasioni di rapida espansione. Pertanto è difficile che esse raggiungano un ruolo competitivo a livello internazionale.
Nelle imprese familiari è difficile separare la vita privata da quella dell’azienda, e anche questo ne limita lo sviluppo. Molti imprenditori credono che dopo avere trovato lavoro e dato una casa ai loro figli, essere diventati proprietari di ville a Capri o sulle Dolomiti , e avere milioni di euro depositati su un conto in una banca svizzera, non ci sia ulteriore necessità di assumere nuovi rischi per una maggiore espansione. Nel momento in cui, invece, l’impresa verrà quotata o accetterà capitale di rischio esterno, essa perderà la propria privacy ed il controllo assoluto, che è inaccettabile per la maggior parte degli imprenditori Italiani.
Il mercato dei titoli in Italia è uno dei più piccoli tra i Paesi sviluppati e sia i fondi di private equity che di capitale di rischio sono di difficile accesso. La maggior parte dei depositi degli Italiani circolano esclusivamente all’interno del sistema bancario domestico e le banche stesse sono avverse al rischio, concedendo prestiti solo al governo o alle imprese più conosciute, che comunque possono ottenerli solo presentando adeguate garanzie o attraverso la costruzione di relazioni col management della banca.
Anche i dipendenti fanno affidamento sul nepotismo
In Italia il nepotismo non esiste solo nelle imprese a conduzione familiare. Prendere il posto del padre nella società è una legge naturale ed è dato per scontato che i genitori trovino un buon lavoro ai loro figli. Il padre dell’economista Marco Pagano è avvocato, ma egli non ne ha seguito le orme. Anche se ora ha 60 anni, quando gli amici dei suoi genitori lo incontrano, gli chiedono ancora come va il suo studio legale.
L’economista della Bocconi Tito Boeri ha raccontato che una grande banca voleva ridurre il personale e alla fine ha trovato un compromesso coi i propri dipendenti per cui sarebbero stati assunti i loro figli se il business si fosse espanso in futuro. Questi legami familiari hanno ostacolato la flessibilità del mercato del lavoro italiano.
L’80% degli Italiani possiede una casa di proprietà, ma ciò è dovuto al fatto che i genitori hanno comprato la casa ai propri figli per fare in modo che essi e i nipoti potessero vivere nelle vicinanze. Ma ciò ha significato anche il mancato spostamento verso luoghi con maggiori opportunità d’impiego. Il mercato del lavoro italiano pecca inoltre di un sistema di gestione dei talenti.
Le raccomandazioni e le conoscenze sono ancora il modo più sicuro per trovare lavoro. Anche in settori al di fuori dal business a conduzione familiare, il nepotismo è estremamente comune e non viola la legge. Ciò è particolarmente evidente nel sistema dell’educazione. Secondo quanto divulgato da un report condotto da un media Italiano, il direttore di una storica università romana prima di lasciare la propria carica avrebbe trovato un occupazione per moglie e figlio all’interno del personale medico operante nell’istituzione, anche se questi ultimi non possedevano alcuna specializzazione né precedenti esperienze lavorative in quel campo.
Dal punto di vista finanziario, gli italiani sono molto diffidenti verso la meritocrazia. Al fine di migliorare la qualità dell’educazione nella scuola media, il governo Berlusconi aveva stanziato fondi addizionali ai poli scolastici in grado di offrire bonus agli insegnanti meritevoli. Ma pochi distretti accettarono queste risorse e la maggior parte di quanto stanziato rimase inutilizzata. Alcuni critici sostengono ora che quei fondi avrebbero dovuto essere indirizzati al miglioramento della qualità dell’insegnamento dei docenti meno preparati.
Mancanza di cultura civica
La società italiana è inoltre carente di cultura civica e virtù civica e ciò viene dimostrato in numerosi ambiti. Per esempio gli italiani non fanno mai la fila, vi sono graffiti dappertutto, molte città del Sud sono piene di spazzatura, l’evasione fiscale è un fenomeno comune, la mafia continua a prosperare e via dicendo. Gli italiani considerano solo le proprie responsabilità nei confronti della famiglia come principi di base. Non importa null’altro.
L’ostilità nei confronti del governo è normale per gli italiani, forse perché dalla caduta dell’impero romano l’Italia è stata governata da invasori stranieri e dal sistema feudale. Le tasse vengono considerate “tributi” e il sistema giudiziario come uno strumento del governo per tenere sotto controllo la società, piuttosto che garantire equità e giustizia.
Il problema è che se le persone non si aspettano correttezza e onestà gli uni dagli altri, non credono nel governo e nei tribunali, non considerano fare la fila e smaltire adeguatamente la spazzatura come una cosa reciprocamente positiva, è molto difficile che si possa creare un ambiente economico atto allo sviluppo e alla prosperità delle imprese.
Il presidente della facoltà di legge dell’Università Luiss di Roma Sergio Fabbrini ha affermato: «Come può esistere il sistema delle economie moderne senza iniezioni di capitale sociale?».
Ciò è ancor più evidente nel sistema giuridico. Secondo le statistiche, in Italia, servono in media 20 anni per un’udienza di un caso criminale e 10 per risolvere una disputa civile. Ma nonostante il lavoro arretrato, i giudici prendono vacanze di tre mesi ogni estate. La lunghezza delle vacanze è solo un piccolo problema. Il problema più grande è che per ogni caso ci sono infiniti appelli e la legge italiana è complessa e ricca di contraddizioni. Un uomo d’affari disse: «Il nostro sistema giudiziario ha solo avvocati, non leggi».
La mancanza di cultura civica è presente anche nelle file dell’elite economica Italiana. Molti imprenditori si tengono in disparte dalla politica con un senso generale di apatia. È difficile stabilire se ciò sia dato da una sorta di arroganza aristocratica, dal desiderio di proteggere la propria privacy o dalla paura di attacchi e controlli fiscali da parte delle autorità finanziarie. Ma quello che è certo è che il loro tacito consenso ha consentito al “comico” Berlusconi di rimanere a capo del governo italiano anche dopo gli scandali per corruzione. Ora Monti sta cercando di contrastare la resistenza degli opponenti politici che invocano il liberalismo. Ha bisogno di supporto, ma il silenzio dell’elite imprenditoriale gli sta dando il colpo di grazia.
Destinati a un declino senza sosta?
Nonostante i numerosi ostacoli di natura legale e culturale, esistono migliaia di imprese Italiane di successo. Il problema è che queste imprese sono rare e che il loro sviluppo si scontra spesso con gli ostacoli posti dalla cultura imprenditoriale italiana. Troppi talenti vengono persi, troppe eccellenze tecnologiche vengono cedute a poco prezzo e troppe risorse sono investite altrove. Se Monti vuole davvero realizzare le riforme in programma avrà bisogno di compiere le seguenti azioni: attirare l’attenzione pubblica e quella dei politici sulle aziende competitive a livello internazionale pubblicizzandone il successo; introdurre capitali e talenti in queste imprese e costruire una rete di politiche economiche che possano favorirne l’ulteriore sviluppo. Ma la cosa più importante è ottenere il consenso degli imprenditori, facendoli divenire i fondatori di un nuovo sistema economico e politico.
Senza questo cambiamento, senza riforme culturali e politiche, sarà difficile per l’Italia riuscire a riprendersi dalla crisi del debito europeo, e sarà difficile per la sua economia avere un futuro brillante. Roberto Perotti, un economista dell’Università Bocconi ha affermato: «Odio ammetterlo, ma temo che l’Italia sia destinata al declino. Il problema sta nell’atteggiamento degli italiani e dell’intera società».
(Traduzione curata da Jesa Investment)

Comments
C'è chi deve tornare a zappare e nn studiare x niente...andate nei campi a zappare,coi cinesi
Bha è già un po di tempo che l' imprenditoria italiana forte dell' eccellenza dei suoi prodotti vede il mercato Cinese come un' occasione da sfruttare non avendo rivali in alcuni settori quali moda enogastronomia ecc.ecc.,se a ciò si aggiunge che nelle grandi città si è avuta:1) Forte emancipazione e ricerca sfrenata di beni li lusso. 2)Crescita enorme di nuovi milionari con previsione da qui a 10 anni di quadruplicare il loro numero,è chiaro che potenzialmente per l' Italia è il miglior mercato possibile..
Ecco Italicus, sei la dimostrazione di quello che ho scritto sotto. Attaccare, delegittimare ma mai discutere i temi.
Sono sicuro che in Cina non ci sei mai stato, ma sei come tutti gli altri italiani: tutti pronti a criticare, tutti ingegneri, tutti statisti, tutti economisti. Tutte capre.
Parla dei temi dell'articolo, non della 'sporcizia'.
P.S. Per tua informazione l'articolo e' stato scritto dal washington post e tradotto in cinese. Dunque? Gli inglese bevono troppa birra?
I cinesi?????????? Ma non sono loro che hanno invaso il mondo con le loro porcherie fatte da milioni di schiavi..... e la mafia cinese non e famosa quanto quella di Chicago? e la loro conosciuta sporcizia?
mah!!!!!
Come al solito gli italiani non sono capaci di analizzare e giudicare qualcosa senza prima delegittimare chi ha scritto o chi ha detto.
Andate pure avanti cosi' ma quando arrivate alla terza settimana del mese e avete finito lo stipendio ricordatevi che tutto quello che sta succedento ve lo meritate.
È ovvio che questo tipo di stampa globalizzata, la quale si basa su assurdi criteri di superficialità e generalizzazione, purtroppo ahimè, sta facendo un danno molto grave alle masse.
Il giornalista cinese ha scopiazzato un po' qui e un po' lì da fonti che probabilmente si basano su dei criteri che si accostano ai suoi: superficialità e cliché.
È vero, l'economia italiana non sta andando bene se si guarda all'insieme dei numeri. Si potrebbe anche dire che questo declino sia incominciato da quando l'Italia è entrata nell'euro, ma questo è discorso molto complesso, quindi è più semplice parlare di "nepotismo". Credo che alcune parole che spesso vengono utilizzate come "nepotismo"- "conduzione familiare"- "menefreghismo"-"Germania", siano una buona maniera per non affrontare un discorso che è molto più articolato è complesso.
È vero, in "alcune" realtà italiane, vengono tirete in ballo persone senza la giusta esperienza che manovrano situazioni creando spesso gravi danni. Ma è anche vero che se l'Italia è la sesta esportatrice di beni nel mondo, vuol dire che qualcuno da queste parti ci deve saper fare. È vero, a Napoli c'è il problema dello smaltimento dei rifiuti(come del resto anche nella capitale e in quasi tutto il meridione, in termini di separazione e riciclaggio dei composti), ma parlare del sud come una discarica a cielo aperto è la cosa più cliché che può esistere ormai sulla stampa internazionale. Napoli non rappresenta tutto il sud dell'Italia. Puglia e Basilicata sono regioni molto virtuose ed è molto difficile imbattersi in città sporche nei loro territori (Il problema dell'inquinamento dell'ILVA è un altro discorso: sostenibilità ambientale, un problema che definirei globale e no solo del sud Italia). Come è anche un gran cliché dire che un sistema d'impresa che sia un sistema famiglia sia fallimentare. Il sistema delle aziende familiari esiste dai tempi del medioevo in Italia, e non solo; ha avuto alti e bassi ma non credo che questo rappresenti la radice dell'attuale crisi dell'economia italiana, Altrimenti bisognerebbe dire che negli anni 60 sarebbe stato il sistema famiglia a creare la richezza del miracolo economico. Praticamente una stupidaggine, come del resto è una stupidaggine dire che un sistema famigliare non possa essere competitivo. Guardiamo ad un paese come gli Emirati Arabi. Un sistema famiglia gestisce l'intera nazione e non mi sembra che la loro economia vada tanto male. Con questo non voglio difendere il sistema famiglia ma solamente evidenziare che non è il sistema famiglia un problema di per se. Il privato ha tutto il diritto di potersi scegliere i suoi collaboratori nel modo che lui ritiene il più giusto, ciò che conta sono i criteri di sviluppo della sua iniziativa.
Germania 30% avanti l'Italia. Beh per prima cosa è giusto ricordare che la Germania ha una popolazione di 80 milioni di abitanti, circa 20 milioni di persone in più dell'Italia. Tuttavia indubbiamente la Germania è una nazione molto produttiva, ma non crediate che non abbia alcun debito pubblico. Beh forse alcuni di voi sono già informati, ma la Germania ha un sistema nazionale in cui parte del suo debito pubblico non viene calcolato. Ebbene si un trucco! un escamotage, un imbroglio bello e buono. Andatevi a cercare che cosa è il "Kreditanstalt für Wiederaufbau".
In Italia ci si lamenta tanto ma in realtà l'Italia è una nazione in cui viene prodotto di tutto e di più (aerei, elicotteri, componenti per navicelle spaziali, navi, tecnologia industriale, robotica medica e chi più ne ha più ne metta). Molti dei prodotti italiani non vengono fabbricati in quantità esuberanti ma la loro qualità è riconosciuta in tutto il mondo per per l'eccellenza con cui vengono realizzati . Questo ci rende ancora, con i nostri miseri 15-17 milioni di lavoratori attivi, tra i primi dieci paesi del pianeta economicamente sviluppati.
Se parliamo di lobby e di grandi interessi economici, vorrei avere il nome di un paese nel mondo in cui tale situazione non esiste. La realtà è che l'Italia può e deve fare molto di più per migliorare il suo sistema ma non sarà certo un giornalista cinese che scrive articoli senza sapere di quello che parla a dare un aiuto al sistema italiano, ma neppure a mettere in cattiva luce i suoi problemi, dato il basso livello di analisi critica applicato.
Bisogna informarsi bene prima di avere delle opinioni o arrivare ad avere dei giudizi.
Parlare senza essersi informati considerevolmente è un attività che manifesta solamente superficialità e noncuranza.
Una operaia di una ditta di Quarrata mi raccontò un giorno " arriva il titolare di una ditta cinese che ci portava del materiale suo in lavorazione ( SEMPRE POCO, DI FRETTA E PUZZOLENTE), e ci dice con aria di superiorità, " a voi italiani non piace lavorare, non lavorate mai di sabato, non lavorate mai di domenica, non lavorate mai per natale o ferragosto, volete lavorare solo otto ore....." in compenso viviamo oltre i 45 anni e se ci nasce una bambina non la affoghiamo perchè non la consideriamo una sciagura....aggiungo io......
Una operaia di una ditta di Quarrata mi raccontò un giorno " arriva il titolare di una ditta cinese che ci portava del materiale suo in lavorazione ( SEMPRE POCO, DI FRETTA E PUZZOLENTE), e ci dice con aria di superiorità, " a voi italiani non piace lavorare, non lavorate mai di sabato, non lavorate mai di domenica, non lavorate mai per natale o ferragosto, volete lavorare solo otto ore....." in compenso viviamo oltre i 45 anni e se ci nasce una bambina non la affoghiamo perchè non la consideriamo una sciagura....aggiungo io......
Non so che giornale sia ma... per quanto per gli standard cinesi questo sia un "giornalino di provincia" devo dire che questa analisi sull'Italia è molto migliore delle analisi sulla Cina che pubblicano il "Corriere della notte della Repubblica". "La Repubblica degli amici di dell'Ing" e "Il sole 24 ore per capire quanto sono ignoranti i suoi giornalisti".
Articolo pieno di luoghi comuni con traduzione interessata ( andatevi a vedere cosa fanno Jesa e Saro Capozzoli: promuovono investimenti in Cina). Sentire parlare di etica dell'impresa dai cinesi mi viene da ridere..... Ma l'autore della rubrica c'e' mai stato in Cina? ecco sarebbe bene che approfittasse delle ferie per farci un salto e rendersi conto almeno un po'. Se gli italiani hanno un difetto in questo momento e' di non credere abbastanza nelle loro capacita', al contrario di quanto pensano ( e fanno di conseguenza) i cinesi.
è realista , il problema è come vediamo noi i cinesi?
Mi fa sorridere chi dice (chissa' se lo pensa davvero?) che il problema e' la "classe dirigente". Quasi che questi fossero degli alieni sbarcati da qualche galassia remota e non nostri concittadini... Come sempre, la classe dirigente altro non e' che l'espressione della cultura (in senso antropologico) presente nella societa' di cui e' l'espressione. La "Casta" altro non fa che riprodurre quello che -mediamente- farebbe qualsiasi altro concittadino posto nella stessa posizione di privilegio. Consiglio ai cinesi di imparare l'italiano e visionare tutta la filmografia di Alberto Sordi....
Loro sono.....dopati e falsi comunisti
Ah! Perche' le aziende del nord Italia non sono a conduzione familiare? Sono ad azionariato diffuso? Sono delle PLC? Macche'! Cosa diamine scrivono dunque?
Ottimo articolo, serve a ricordarmi di non fidarmi mai di nulla che abbia a che fare con la Cina, a cominciare dai loro prodotti tossici. Adesso me lo scrivo sulla: STARE ALLA LARGA DA TUTTO CIO' CHE E' CINESE. Che vadano a ramengo! Cordialmente!
AI CINESI: DA CHE PULPITO VIEN LA PREDICA!!! non fateci ridere!
Magari fosse solo familismo, amorale o meno.
Qui abbiamo un sistema di corporazioni eredeitato dal fascismo e che nè la resistenza nè l'industria borghese-capitalistico ha eliminato.
Queste anno occupato lo Stato e sono dediti alla sua mungitura. Questa è la vera base culturale e sociale di berlusconi e non solo.
Stiamo parlando di avvocati, medici, farmacisti, ingegneri, baroni universitari, massonerie, mafioserie, partiti, notai, CL, esercito,coop, ecc. ecc.
In italia si ha diritto di cittadinanza solo all'interno di qualche corporazioni, fuori di esse si è solo dei sudditi.
E molte imprese, e anche grandi, molti figli di capitalisti si sono inseriti in questo alveo di "mungitori" dello Stato, di un capitalismo che vive SOLO all'ombra dello Stato, stiamo parlando di Autostrade Spa, di Sip, di Enel, di Eni ed IRI, di Alitalia, di Ansaldo, Acea ecc. ecc. Che macinano profitti in condizione di monopolio.
Da noi LIBERALIZZARE alla Giavazzi, alla Berlusconi, o alla Amato vuol dire dare agli "amici" in condizione di monopolio delle "industrie", una imprenditoria facile a reddito garantito. Altro che concorrenza ed efficienza!!
Questo è il nostro capitalismo!!!!
"capitalismo straccione" si diceva dei padri, i figli incredibile a dirsi, sono riusciti a fare peggio!!
IL NOSTRO PROBLEMA E' LA CLASSE DIRIGENTE!!
(anche di chi scrive certe analisi sui difetti degli italiani)
Magari fosse solo familismo, amorale o meno.
Qui abbiamo un sistema di corporazioni eredeitato dal fascismo e che nè la resistenza nè l'industria borghese-capitalistico ha eliminato.
Queste anno occupato lo Stato e sono dediti alla sua mungitura. Questa è la vera base culturale e sociale di berlusconi e non solo.
Stiamo parlando di avvocati, medici, farmacisti, ingegneri, baroni universitari, massonerie, mafioserie, partiti, notai, CL, esercito,coop, ecc. ecc.
In italia si ha diritto di cittadinanza solo all'interno di qualche corporazioni, fuori di esse si è solo dei sudditi.
E molte imprese, e anche grandi, molti figli di capitalisti si sono inseriti in questo alveo di "mungitori" dello Stato, di un capitalismo che vive SOLO all'ombra dello Stato, stiamo parlando di Autostrade Spa, di Sip, di Enel, di Eni ed IRI, di Alitalia, di Ansaldo, Acea ecc. ecc. Che macinano profitti in condizione di monopolio.
Da noi LIBERALIZZARE alla Giavazzi, alla Berlusconi, o alla Amato vuol dire dare agli "amici" in condizione di monopolio delle "industrie", una imprenditoria facile a reddito garantito. Altro che concorrenza ed efficienza!!
Questo è il nostro capitalismo!!!!
"capitalismo straccione" si diceva dei padri, i figli incredibile a dirsi, sono riusciti a fare peggio!!
IL NOSTRO PROBLEMA E' LA CLASSE DIRIGENTE!!
(anche di chi scrive certe analisi sui difetti degli italiani)
Analisi lucida e spietata. Complimenti.
controllate bene le fonti: cinesi hanno copiato il pezzo pubblicato sul Washigton Post diverse settimane fa a firma di Steven Pearlstein
https://apps.facebook.com/wpsocialreader/me/channels/76421/content/uXtp6
Ora, capisco la pessima situazione politica italiana, capisco alcune orrende abitudini e i serissimi problemi strutturali del nostro paese, ma sentirsi riprendere dalla Cina è decisamente assurdo: unico partito corrotto e repressivo, senso civico della popolazione pari a quello di un frigorifero (se qualcuno è mai stato in Cina, altro che file, è una giungla), mafia presente quasi quanto qui e una serie di scandali che stanno travolgendo il fantastico Partito. Per non parlare delle condizioni lavorative...
Per favore, finché sono i tedeschi a farci la morale benissimo, ma i cinesi...
Roberto Perotti, un economista dell’Università Bocconi ha affermato: «Odio ammetterlo, ma temo che l’Italia sia destinata al declino. Il problema sta nell’atteggiamento degli italiani e dell’intera società».
Se si continua di questo passo ha ragione Perotti.
Ed in effetti se dovessimo fare un paragone storico con L'Italia attuale, a me viene in mente l'Italia tra 400' e 500'. Muore Lorenzo il Magnifico, finisce la politica di equilibrio tra gli Stati Italiani, Carlo VIII invade l'Italia, il baricentro dei commerci si sposta dal Mediterraneo all'Atlantico, Gutenberg inventa la stampa, i lanzichenecchi scendono in Italia ed a Est si fa sempre più insistente la minaccia ottomana.
Portate tutto ai nostri tempi e troviamo un'Italia che se pur unita dal punto di vista territoriale è divisa in tremilaa campanili, ora il baricentro dei traffici si è spostato nel Pacifico, Guteberg è diventato Zuckeberg, l'Impero Ottomano non c'è più ed al suo posto c'è la Turchia laica, ed infine i lanzichenecchi non scenderanno a fare un nuovo sacco di Roma, ma ci pennserà lo spread a saccheggiare Roma.
Negli anni 80' abbiamo vissuto un nuovo Rinascimento, in termini di sviluppo e clienterismo, ora tutto cio' è finito. Siamo entrati nell'euro con la speranza di far pagare il nostro debito agli europei e sperando che l'Europa facesse in Italia quello che da soli non eravamo riusciti a fare. La crisi di questi ultimi anni ci ha messo di fronte alla dura realtà di un Nord Europa che (giustamente) non vuole pagare i nostri debiti e con la prospettiva di una fallimento dell'euro.
Ora l'Europa si unisce nel vero senso della parola, oppure per noi sono dolori, visto che non abbiamo ancora sviluppato una nostra linea politica, economica e geopolitica.
e dovevano venire i cinesi a dirlo? Hanno scoperto l'acqua calda...
beh, duro, triste ma molto vicino al sentito di molti di noi.
Ci sono molte verità in questo articolo. Peccato soltanto che il suo autore non abbia parlato del comportamento dei suoi connazionali in Italia. Che sfruttano il lavoro dei connazionali introdotti clandestinamente in Italia, non rispettano una regola che sia una, evadono regolarmente il fisco, hanno importato da noi la loro mafia, controllano il business della contraffazione, etc. Non c'è che dire, un bellissimo esempio da imitare.
Nell'articolo ci sono alcune verita' sulle quali sono d'accordo.Per il resto concordo pienamente con quanto detto.Da quale pulpito viene la predica.Il comportamento cinese mi fa venire in mente un detto siciliano che recita : " U granchio trizzia la tartaruga".Non so se e' scritto correttamente,sono nata e cresciuta a Bergamo.Per fortuna non sono cinese!
Splendito articolo!
Slendito articolo!
Condivido pienamente l'analisi.....siamo un paese ridicolo che e' andato avanti solo facendo debito.se non si cambia subito,ma dubito anzi lo ritengo impossibile a causa di una mancanza reale di concretezza e capacita' e cultura sopratutto nelle classi politiche,finiremo nel giro di poco tempo come Grecia e Spagna.E' imbarazzante vivere in un paese cosi' illogico,di morale falsa,del dire e non dire,di nascondere sempre le cose,un paese di pagliacciate. Emblematico di questa mentalita' e' anche l'esempio della chiesa,persa nei suoi segreti e meandri.Un paese senza guida e senza cultura civica e scolastica,dove tutto sa di marcio e corrotto,che fine puo' fare????me lo chiedo da un po'.
gli autori cinesi hanno chiaramente letto gli articoli in inglese pubblicati sul sole 24 ore e corriere e ne hanno fatto un riassunto
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