I maggiori rischi: populismo e poche idee concrete

L’ombra della sindrome greca sulle elezioni italiane

Proprio come Atene l’anno scorso, dal voto di domenica dipende gran parte del futuro dell’eurozona.

Graffito ad Atene

Come la Grecia. Le elezioni italiane sono lo spartiacque di quello che sarà il futuro dell’eurozona e, di riflesso, dell’Europa. Da un lato, il populismo. Dall’altro, la pochezza di idee concrete per gestire le sfide che attendono l’Italia. In mezzo, l’incertezza e la sensazione, bruciante, di aver perso l’ennesima occasione per presentare qualcosa di realmente nuovo. Sullo sfondo, gli investitori e il resto del mondo, cioè coloro ai quali il Paese deve dare un segnale. Un cenno che, oggi più che mai, deve guardare non tanto ai prossimi cinque anni, ma ai prossimi dieci.

Il paragone con la Grecia non deve spaventare. Se si guarda ciò che successe l’anno scorso, è facile trovare dei parallelismi. Come in Italia la vera novità è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, in Grecia lo è stato il Syriza di Alexis Tsipras. Rinegoziazione dei patti europei, rifiuto delle politiche di austerity, smisurato desiderio di nazionalizzazione delle banche, parziale rifiuto della moneta unica: i punti base fra i due partiti sono vicini, come ha ricordato una nota di J.P. Morgan degli ultimi giorni.

Poi ci sono Partito democratico e Popolo della Libertà, con i loro corrispettivi in Grecia, cioè Pasok e Nea Dimokratia. In questo caso, la principale differenza è data dalla figura di Silvio Berlusconi. Al contrario del numero uno di Nea Dimokratia, ovvero Antonis Samaras, il leader del Pdl ha adottato una linea dura, sia con l’Europa sia con il precedente governo di Mario Monti. Paradossalmente più vicina a Grillo, e quindi al Syriza di Tsipras, che ai classici stilemi del Partito popolare europeo. Infine Monti. Definire la discesa in campo del presidente del Consiglio non è facile. Forse solo dopo il voto si sapranno le vere ragioni per una scelta che ancora adesso fa discutere, anche in ambito europeo.

Se l’ambiente politico è simile - facce simili, idee poche, alcune di queste distruttive (almeno a parole) - anche la congiuntura economica è analoga. La Grecia è andata al voto dopo la più prima ristrutturazione del debito sovrano nella storia dell’eurozona, 206 miliardi di euro su circa 360 miliardi di debito complessivo. Non solo. Ha votato con una recessione alle spalle, e con la prospettiva di un altro anno di crescita negativa del Pil. Allo stesso modo, l’Italia ha vissuto sulla propria pelle cosa significa essere il focolaio della crisi dell’eurozona. Essere additati come una delle causa dei mali dell’euro è stato tanto pesante quanto significativo. È arrivato, sia per la Grecia sia per l’Italia, il sostegno incondizionato della Banca centrale europea. Del resto, non era possibile che l’istituzione guidata da Mario Draghi potesse lasciar cadere la sua stessa base fondante, l’euro.

Come l’anno scorso ad Atene, quest’anno a Roma sono transitati i leader europei in cerca di risposte. Il quadro è stato piuttosto desolante. Le rassicurazioni di Monti e Bersani si sono contrapposte alle sparate populiste di Berlusconi e Grillo. E in questa bizzarra dicotomia, in cui gli apparenti estremi si avvicinano, c’è tutta la campagna elettorale italiana. Di fronte a questo scenario, non deve sorprendere che ci sia un terzo degli aventi diritto al voto che non ha ancora deciso cosa votare.

L’obiettivo minimo dovrebbe essere quello di avere una maggioranza abbastanza forte per continuare con la strada fatta finora. C’è infatti una grande differenza fra l’Italia e gli altri membri forti dell’eurozona (e non solo). La strategia politica di un governo, che comprende anche la politica economica, è in genere orientata su obiettivi di breve termine e target di lungo periodo. Per raggiungere quest’ultimi è necessario una continuità di fondo che in Italia, negli ultimi 20 anni, non si è mai vista. Fare un confronto con quello che è l’esempio della Francia, della Germania o del Regno Unito è quasi impossibile. Il lavoro riformatore fatta da un governo non può e non deve durare solo una legislatura. In genere sono necessari due mandati prima che gli effetti delle politiche economiche si vedano. Lo è stato per la Gran Bretagna di Margaret Thatcher come per la Francia di Jacques Chirac o per la Germania di Helmut Kohl.

L’Italia è stato invece un Paese diverso. La debolezza strutturale dell’economia è data da un sistema burocratico troppo legato agli interessi di pochi, piuttosto che quelli della collettività. Sono 20 anni che si discute di riforme, liberalizzazioni, misure per liberare il potenziale di crescita del Paese. Eppure, la sensazione che si sia perso un ventennio è molta. Soprattutto, è legittima. Andando a riprendere gli editoriali del maggiori quotidiani ellenici prima del voto, non sarà difficile trovare più di un’analogia con questo sentimento.

Come la Grecia, l’Italia ha di fronte una sfida che è doppia. Da un lato deve dimostrare di credere in se stessa, cercando di darsi un futuro migliore con quello che ha a disposizione tramite il voto. Come ha ribadito la Commissione europea, il tempo dell’austerity è finito. Ora deve iniziare quello della crescita. Come farlo, tuttavia, in assenza di una continuità di fondo?

Dall’altro lato ha però di fronte un progetto ben più ampio. Quando analisti e investitori affermano che dalle elezioni italiane dipende un pezzo del futuro dell’eurozona (e dell’Europa), hanno ragione. Come è possibile essere forti fuori dai confini nazionali, nei vari summit europei e internazionali che si susseguiranno, senza esserlo all’interno del proprio territorio? Come è possibile negoziare, al fine di ottenere il massimo risultato dati gli interessi particolari, nella stesura dei trattati europei se poi non si riesce a governare nemmeno nel proprio Paese? Il risultato, e lo so è visto in Grecia, è quello del commissariamento.

Dopo il governo tecnico di Lucas Papademos è arrivato Antonis Samaras. L’emergenza non è certo finita, ma non grazie ai politici ellenici, bensì alle misure adottate dall’alto, ovvero Bruxelles. L’Italia, per la sua storia e per il suo ruolo a livello internazionale, non può essere paragonata alla Grecia. Eppure, fatte le dovute proporzioni, lo scenario potrebbe essere quello.

La pressione degli investitori internazionali potrebbe fare il resto. A fronte dell’incertezza politica, la scelta dei risk manager potrebbe ridursi a due opzioni: attendere o vendere i bond governativi che gli operatori finanziari hanno in pancia. In quest’ultimo caso, potrebbe aprirsi una crisi di fiducia tanto intensa quanto distruttiva sia per l’Italia sia per l’eurozona.

Proprio come successo nel Paese che ha messo in luce tutte le lacune europee nella gestione delle crisi, l’Italia che va alle urne si chiede cosa deve fare. E lo fa dopo una campagna elettorale fra le peggiori degli ultimi 20 anni. Del resto, quello che è successo da dicembre a oggi non è altro che lo specchio di un Paese che non ha ancora espresso tutta la sua rabbia. Colpa forse dell’ammorbamento nei confronti di una classe politica che è diretta espressione della società. Date le premesse, e le analogie, c’è poco da stare tranquilli.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

argomenti: recessione / Euro e BCE / elezioni

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
4 March 2013 - 18:21

ARRENDIAMOCI ci hanno circondato, CI hanno messi al muro, pronti per la fucilazione.TUTTI perchè tanto quì il più pulito ha la rogna.e io con loro non ho niente ha che fare,la rogna con loro non la condivido ognuno a casa sua.per questo in vita mia non ho mai dato un voto a nessuno
nessuno mai si è ricordato che esisto!ho 2 bambini e non sò se il prossimo mese avremo i soldi
per sopravvivere loro si saziano di cibo e potere,è inutile che dicono seguiamo loro che ci libereranno vogliamo capire che quì c'è un intero sistema dà cambiare l'uomo si dovrebbe rassegnare alzare gli occhi al cielo e capire di più, di tutto quello che stà succedendo chi è la causa e dovè il rimedio la via d'uscita. metterci il cuore calpestando orgoglio e filosofie....ma perchè qualcuno fà credere ancora ai bambini che esiste babbo natale senza documentarsi quale sono le origini e il significato.....con questo che voglio dire?che finchè esisterà qualcuno che ama rimanere nell'ignoranza cioè nella non conoscenza o qualcuno che ostinatamente vuole negare l'evidenza dei fatti di tutto un sistema marcio allora l'uomo veramente non potrà mai essere la soluzione, la soluzione ce la ma non la vuole vedere,riconoscere,accettare è accecato troppo dall'orgoglio.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
25 February 2013 - 21:14

L'uomo non sarà mai capace di governare l'uomo....mà governerà sempre l'uomo a suo danno. La politica mi dà un senso di qualcosa di sporco, che mi sporca le mani . Di amaro ......sono sempre arrabbiati,l'uno contro l'altro,sono un esempio di odio,cattiveria allo stato puro, UN cattivo esempio da tenere distante....SONO polvere e cenere e non riusciranno mai a cambiare il sistema con tutte le buone intenzioni che possono avere.LA politica è triste, non confiderò mai nell'uomo perchè l'uomo è imperfetto.LA politica? un'insieme di veleni letali, una macchina infernale, una PIRAMIDE di macerie ........un mare di ingiustizie se la conosci la eviti se sei un masochista la cerchi! io la evito.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
25 February 2013 - 19:58

su sky tg e compagnia bella stanno ancora a domandarsi se M5S sia un movimento di protesta. Il 25% degli italiani li ha votati e questi stanno ancora a chiedersi roba del genere... certa stampa fa ridere davvero.

maverichs's picture
Inviato da: maverichs
24 February 2013 - 23:01

L’emergenza non è certo finita, ma non grazie ai politici ellenici, bensì alle misure adottate dall’alto, ovvero Bruxelles.?!?!?!?!?!?!? ho forti dubbi su questo anzi se continua così la situazione può solo peggiorare.

tigellino's picture
Inviato da: tigellino
25 February 2013 - 10:43

Concordo con il fatto che l'emergenza non sia finita, anzi, peggiorerà.
E questa, oltre che colpa della nostra incapace classe politica, è colpa soprattutto di questa Europa dell'alta finanza, che lavora per affossare la classe media.
Grillo e Berlusconi hanno per la colpa di non dirlo in modo più chiaro ed esplicito, altro che basarsi sulle iniziative di Bruxelles, decise dalle commissioni guidate dall'alta finanza

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
24 February 2013 - 18:41

Il ceto politico non fa niente per diminuire la burocrazia e rendere piu forte la economia italiana. berlusconi aveva promesso a trichet di fare le riforme, Monti le ha di seguito annunciate ma non attauate. all ultimo momento poi si e visto addirittura una controtendenza. La riforma forense e un esempio che in fondo la classe politica non vuole riforme e non attua le liberalizzazioni necessarie.
Anziché di liberalizzare i servizi legali sono stati introdotti nuovi ostacoli.
Ora lo scenario greco sta dietro l'angolo.

@claugros's picture
Inviato da: @claugros
24 February 2013 - 09:10

Concordo genericamente con molti aspetti.
Significativo il primo commento anonimo: anche questo è vero.

Vorrei aggiungere solo che queste elezioni potrebbero essere un'interlocuzione necessaria, ne avremo bisogno presto di altre e speriamo che l'intervallo sia fruttifero e consenta modifica della legge elettorale, la sostanziale scomparsa del fenomeno Berlusconi e la maturazione nella società italiana di valori di riferimento alternativi a quelli fallimentari della seconda repubblica

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
23 February 2013 - 18:04

Le analogie con la Grecia lasciano il tempo che trovano. I greci hanno tutti i nostri stessi difetti moltiplicati per due, eccetto le mafie che non hanno, così come non hanno un vero apparato industriale.
Ma quì desidero entrare nel merito dell'affermazione circa i veri motivi della candidatura di Monti, come dice l'articolista.
Francamente trovo stucchevole agitare ancora questo tema, come chissà cosa ci fosse dietro. La spiegazione dell'impegno politico di Monti è abbastanza lineare.
Una persona che si era vista offrire la candidatura a presidente della repubblica, e non solo da Bersani, ha messo da parte una legittima aspirazione personale per condurre una operazione politica di rinnovamento della destra italiana.
Oggi a campagna elettorale conclusa e con i sondaggi che circolano possiamo tranquillamente valutare come fallito l'obiettivo che si era proposto.
I motivi di questo fallimento (al di là delle percentuali di voti che prenderà) sono da addebbitarsi alla scelta di puntare ad un partito "di centro", equidistante da PD e PDL, con l'aggiunta di due personalità della politica italiana ormai cotte, Casini e Fini.
Se Monti facendo a meno dei due, come voleva C. Passera, si fossse messo apertamente a fare la guerra a Berlusconi, dichiarando di volerlo sostituire come nuova destra europea, invece di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, con la benedizione del Vaticano, forse oggi i commenti sarebbero stati diversi. Insomma ha dato l'impressione di voler ricostruire la vecchia DC e questo non è stato gradito.

leo reitano's picture
Inviato da: leo reitano
22 February 2013 - 23:40

sottoscrivo parola per parola Fabrizio.
Siamo sull'orlo di una nuova Weimar....il problema è che manca ancora l'analisi del cui prodest

gattaccio's picture
Inviato da: gattaccio
22 February 2013 - 21:59

Politicamente, in Italia è peggio che in Grecia: Tsipras si assumeva in prima persona la responsabilità di realizzare le sue promesse mentre Grillo è solo un profeta o meglio Il Profeta: butta fuori la gente dal partito, determina la futura poitica, parla e straparla ma non si umilia scendendo nel campo della politica concreta. Qualsiasi cosa facciano i suoi Lui avrà sempre e comunque ragione, non avrà comunque alcuna colpa e quelli continueranno ad obbedirgli come hanno già fatto. Siamo alla barbarie pura, se questa è l'Italia ultramoderna ridatemi il Medioevo

Gladiatore's picture
Inviato da: Gladiatore
23 February 2013 - 23:21

.....".... La debolezza strutturale dell’economia è data da un sistema burocratico troppo legato agli interessi di pochi, piuttosto che quelli della collettività. Sono 20 anni che si discute di riforme, liberalizzazioni, misure per liberare il potenziale di crescita del Paese. Eppure, la sensazione che si sia perso un ventennio è molta. Soprattutto, è legittima....." BASTA CON LE SOLITE FACCE che hanno costruito questa situazione.

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.