News

Chicago, il giornale doveva farlo un software ma erano filippini sottopagati

Luciana Grosso

Journatic è un service che, almeno in teoria, forniva le notizie di cronaca locale al Chicago Tribun

Per i pochi che ancora non si fossero accorti di quanto sia profonda la crisi (di mezzi ma soprattutto di identità) dell’editoria di inizio millennio, è arrivato a rendere definitivamente chiare le cose lo scandalo Journatic. Si tratta di un service, come ce ne sono tanti. Fornisce contenuti a clienti e testate varie. In particolare, fino a pochi giorni fa, il suo cliente di punta era il Chicago Tribune, in nome e per conto del quale seguiva le notizie per i fogli di cronaca locale (un circuito di 90 siti cittadini e 22 edizioni cartacee settimanali), curando notizie come le vittorie sportive delle squadre scolastiche, le riunioni cittadine, le comunicazioni dei lavori in corso e brevi casi di cronaca nera.

Le notizie venivano cercate e selezionate da un algoritmo ben congegnato in grado di fare un primo lavoro di redazione e poi la stesura dei pezzi era affidata a alcuni dipendenti di Journatic. Si trattava di un esempio, un po’ spregiudicato ma economicamente funzionale, di giornalismo senza giornalisti. Molti, in teoria, i vantaggi: il Chicago Tribune avrebbe continuato pubblicare i suoi fogli di cronaca locale, a un costo sensibilmente ridotto; i giornalisti professionisti, almeno stando a quanto dichiarato dal ceo di Journamatic, Brian Timpone, «avrebbero avuto più tempo e risorse per occuparsi di cose più importanti, invece che di notiziari di routine» e Journatic avrebbe permesso a giovani e volonterosi giornalisti di crescere e imparare. In teoria.

In pratica le cose sono andate un po’ diversamente: il Chicago Tribune non ha deciso di impiegare i suoi cronisti per altre più succulente storie, ma semplicemente ha preferito lasciarli a casa e le storie prodotte in serie da Journatic, alla prova dei fatti, si sono rivelate meno affidabili del previsto. Dopo aver scoperto (aiutato dal programma This American Life che ha dedicato a Journatic un servizio di 23 minuti) che alcuni pezzi pubblicati erano copiati, altri riportavano virgolettati che erano copia di un'altra copia e che in molti casi (pare più di 350) le firme in calce ai pezzi erano fasulle, il presidente del gruppo del Chicago Tribune, Vince Casanova, ha rescisso il contratto. Non senza
un certo ben ostentato sdegno.

Non solo. È emerso anche che Journatic assegnava la scrittura dei suoi pezzi a giovani asiatici chiusi in alcuni ‘notizifici’ che con Chicago e i suoi sobborghi avevano ben poco a che fare, dal momento che si trovavano nelle Filippine e che venivano retribuiti tra i due e i quattro dollari a pezzo (in base al tempo richiesto dalla stesura: dieci o venti minuti). La reazione allo scandalo è stata fragorosa: il direttore del settore news di Journatic, Michael Fourcher, si è dimesso per divergenze etiche con il suo ceo Timpone. Journatic ha perso rapidamente buona parte delle sue commesse e si è ritrovato al centro di un ciclone mediatico tale da dover offrire, con una comunicazione riservata, soldi ai suoi dipendenti a condizione che rifiutassero di parlare con i «giornalisti che stanno ficcando il naso qui intorno».

Nonostante la gravità dei fatti denunciati e il polverone che si è sollevato, è probabile che il caso Journatic segnerà uno spartiacque nel giornalismo, soprattutto per aver dimostrato, piaccia o no, e comunque con molti limiti, che un giornalismo senza giornalisti può esistere. Se solo i redattori di Journatic fossero stati un po’ più accorti e non si fossero fatti ‘beccare’ a copiare, molto probabilmente i lettori dei dintorni di Chicago starebbero ancora leggendo articoli scritti nelle Filippine e nessuno si sarebbe accorto di niente. Se non del fatto che, strano, nessuno conosceva di persona quei cronisti tanto bene informati.

Piaccia o no, comunque, la strada potrebbe essere questa e il giornalismo potrebbe presto diventare un lavoro come tutti gli altri: delocalizzabile, automatizzato e, di conseguenza, fatto non lì dove serve ma lì dove la manodopera costa meno. Un patto col diavolo che potrebbe consentire ai giornali di restare in vita, anche a prezzo di morire dentro. «Sarebbe bello - ha commentato Business Week in un articolo molto critico sulla vicenda – se i giornali potessero permettersi il lusso di continuare a finanziare piccoli uffici locali in ogni piccola città, con cronisti che conoscano le persone e le loro storie e siano presenti a ogni riunione cittadina. Sarebbe bello ma non è economicamente sostenibile».

 

Comments

Marco Vezzano's picture
Inviato da: Marco Vezzano
3 August 2012 - 11:56

Da cittadino trovo queste trovate per risparmiare sulla raccolta delle notizie francamente terrifincanti. Massimo rispetto per i filippini ma come fanno a capire quello che accade a Chicago, se magari non ci sono neppure mai stati? In realta' nulla di nuovo sotto il sole. Come dice Alessandro gia' negli anni scorsi si era sentito di server indiani pronti a sfornare articoli in serie per siti britannici, americani ecc. Era meglio se il Chicago Tribune avesse semplicemente detto, signori noi l'informazione locale non la si fa più perchè mancano i soldi. E magari si sarebbe creata la possibilità per qualcun altro di creare un sito di news locali serio, è proprio a livello locale che i politici a tutte le latitudini intrallazzano a tutt'andare...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
3 August 2012 - 00:54

Journati e Chicago Tribune arrivano per ultimi!
L'Italia come al solito c'era già arrivata, e da tempo.
Mi risulta inoltre che la Fornero si sia rifiutata pochi giorni fa di togliere il finanziamento statale alle testate giornalistiche che pagano ai giornalisti precari 3/4 euro a pezzo (il cosiddetto equo compenso), così come le chiedeva l'ordine dei giornalisti.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136253/quel_sillogismo_dialetti...

Applausi!
Applausi a scena aperta!
Facciamole la Ola!
Bene, brava, bis!

anonimo's picture
Inviato da: anonimo
2 August 2012 - 18:25

Certo, così il loro giornale lo andranno a vendere ai filippini pagati 6€ all'ora.
Il capitalismo si sta mangiando la coda, non capisco che cosa deve succedere prima che se ne rendano conto...

Fabio's picture
Inviato da: Fabio
2 August 2012 - 11:49

Che la stampa sia in crisi è purtroppo un dato di fatto, ma la notizia mi sembra più "Il giocatore di scacchi" di Poe. Journatic ha frodato di fatto il Chicago Tribune, le premesse però (più tempo a disposizione per i giornalisti per le notizie importanti, magari inchieste) erano ottime. Ma anche il Chicago ha truffato i propri lettori (e inserzionisti) licenziando giornalisti invece di "riconvertire" la propria redazione. Ci sono casi in cui il lavoro uomo-algoritmo nella produzione di notizie sembra funzionare, penso ad es. a Stats Monkey (http://infolab.northwestern.edu/projects/stats-monkey/) ma anche ad a altri progetti simili (http://www.narrativescience.com/). Credo che semplicemente bisognerebbe imparare ad utilizzare bene, senza barare, strumenti nuovi.

@fabeor

Caber's picture
Inviato da: Caber
2 August 2012 - 11:46

Sottopagati?
quant'è lo stipendio medio alle filippine?

John Galt's picture
Inviato da: John Galt
2 August 2012 - 11:00

Il problema è la qualità degli articoli.

All'inizio per esempio Wired aveva dei contenuti di primissima categoria, che lo rendevano una rivista che avrei pagato anche 10 euro a copia.
Invece anche a 10 centesimi un giornale italiano come Repubblica o il Corriere, che fanno essenzialmente propaganda ai partiti, non lo comprerei mai.
Linkiesta per esempio è una ottima testata, il suo "difetto" è di essere ancora un po' giovane, ma col tempo se continua così diventerà di primissimo piano.

Alessandro Madeddu's picture
Inviato da: Alessandro Madeddu
1 August 2012 - 23:31

Mi chiedo perché si pensi che sia scandaloso leggere una notizia scritta da un Filippino ma non mangiare frutta coltivata agli antipodi o usare uno smartphone assemblato in Cina. Anche l'informazione è una merce.

Alessandro Madeddu's picture
Inviato da: Alessandro Madeddu
1 August 2012 - 23:31

Mi chiedo perché si pensi che sia scandaloso leggere una notizia scritta da un Filippino ma non mangiare frutta coltivata agli antipodi o usare uno smartphone assemblato in Cina. Anche l'informazione è una merce.

Fabio's picture
Inviato da: Fabio
1 August 2012 - 21:07

Perchè, voi quanto pagate i collaboratori? Circa un migliaio di siti/giornali in Italia quanto pagano i pezzi? E il nero sommerso di tantissimi "notiziari" online? E i giornali che CHIEDONO SOLDI per far diventare pubblicisti? 4 dollari mi sembrano anche tanti. So di giornali che pagano 1 euro e 50 per una breve a 500 battute. Non capisco proprio questo stupore fintissimo. Più che altro, direi... benvenuto Chicago Tribune nella realtà moderna del giornalismo (italiano).

Jacopo Barigazzi's picture
Inviato da: Jacopo Barigazzi
1 August 2012 - 23:41

Gentile Fabio, ci piacerebbe pagare di più ma non paghiamo tanto, però non abbiamo mai pagato 4-5 euro. Il minimo va da 15-20 euro a pezzo ai 40-50 a seconda della lunghezza dell'articolo e dell'esperienza del giornalista. Le inchieste ovviamente le paghiamo di più. Che il nostro mestiere sia moribondo non è una notizia. Gli ultimi dati che ho visto dicevano che in Italia su 80 mila giornalisti solo circa 15-16 mila sono assunti a tempo indeterminato. Secondo alcune stime nel giro di qualche anno il numero scenderà a circa 10mila, ma credo sia un dato ottimista. Grazie dell'attenzione. 

Fabio's picture
Inviato da: Fabio
2 August 2012 - 10:51

Jacopo, la mia era un provocazione, una domanda retorica, il dito non era contro voi in particolare. Posso ben immaginare che pagate di più. Non era quello il punto. Il punto è che si va "di scandalo" per una cosa che è assolutamente la regola in Italia. Anzi, ripeto: 4 o 5 dollari ad articolo va perfino di lusso. Il problema, vero, è che tutti vogliono fare i giornalisti. E nessuno l'infermiere, come da recente notizia. Con una manodopera disponibile di 100 unità, e una richiesta di 30, è ovvio che gli editori ci sguazzano. E mi viene da ridere sulle "sparate" sindacali per difendere la dignità giornalistica eccetera eccetera. Finchè ci sono ragazzini disposti a lavorare gratis, sarà sempre così. E' semplicemente il mercato. Non ci sono santi. Grazie a lei.

Alessandro Marzo Magno's picture
Inviato da: Alessandro Marzo ...
1 August 2012 - 20:13

Filippini pagati 2-3 dollari ad articolo? Oddio, non è che si arriverà mai a pagare gli italiani 2-3 euro ad articolo? No eh, vero ministro Fornero? In Italia non potrebbe mai succedere.
Comunque già da tempo in India vengono preconfenzionate pagine per quotidiani britannici, tipo le pagine della tv, o cose del genere.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
1 August 2012 - 18:21

Giusto. Bene. Ottimo. Ridurre il costo del lavoro. Aumentare la produttivita'. Globalizzare. Favorire La Crescita. Se l'articolo non lo vuole scrivere qualcuno qui, troveremo qualcuno in un bel paesotto con qualche miliardo di abitanti che abbia studiato l'italiano e sia disposto a scrivere per 30 centesimi la cartella. Non siamo mica comunisti, ohibo'!

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.