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Più Europa, ma non per tutti

Dal summit europeo di Bruxelles emerge un accordo a tarda notte che prevede un’unione fiscale e regole di bilancio più stringenti per quasi tutti i Paesi Ue. Escluse Inghilterra e Ungheria. Durissima polemica tra Nicolas Sarkozy e David Cameron. Il fondo salva-Stati Efsf sarà potenziato attraverso il Fondo monetario internazionale e sarà gestito direttamente dalla Bce. Dopo la chiusura in negativo dei mercati asiatici, aprono male anche le borse continentali, con Milano che cede lo 0,6 per cento, ma poi recupera. 

Negoziato difficile tra Sarkozy e Cameron ieri notte
Negoziato difficile tra Sarkozy e Cameron ieri notte

Ci potevamo svegliare con una nuova Europa. Non è stato così. Le modifiche ai Trattati deliberate ieri a notte fonda dagli euroministri saranno applicate solo a 23 dei 27 Paesi membri. Escluse Inghilterra, Ungheria, Svezia e Repubblica Ceca. Un fallimento che sancisce la nascita di un’Europa a due velocità. Colpa della perfida albione, ha detto Nicolas Sarkozy, che non ha accettato la regolamentazione sui servizi finanziari, considerata contraria agli «interessi nazionali» britannici come piazza finanziaria di riferimento in Ue. «Si facciano il loro trattato» è stata la risposta del premier inglese David Cameron. Non è stata l’unica impasse nella piovosa nottata di Bruxelles, in cui i negoziati a oltranza hanno evidenziato, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, i limiti di un’unione monetaria senza alcuna sovranità sovrastatale. Palpabile la delusione nei volti del presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompouy, nel corso della conferenza stampa, alle 5.30 di stamani. Brutta la reazione dei mercati asiatici, che hanno aperto in rosso e continuano in territorio negativo. Alle 7.50 Hong Kong cede il 2,41% e Tokyo 1,48%, mentre sul fronte valutario l’euro cede a 1,3334 sul dollaro, ai minimi da inizio settimana.

Nasce l’unione fiscale. I capi di Stato e di Governo dei 23 Paesi firmatari si sono accordati su una bozza che prevede l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, un rapporto deficit/Pil allo 0,5% e un non meglio definito «meccanismo di correzione automatica» che sarà attivato in caso di deviazione che sarà disegnato da ogni Stato membro «sulla base dei principi proposti dalla Commissione europea». D’ora in poi tutto sarà concordato con Bruxelles: i Paesi che rientrano nella Procedura per deficit eccessivo dovranno stabilire un programma coordinato con le autorità sovranazionali per effettuare le riforme strutturali necessarie ad «assicurare una correzione duratura del deficit in eccesso». Qualsiasi mossa sarà monitorata dalla Commissione e dal Consiglio europeo. Altra novità non da poco, è prevista l’introduzione di un meccanismo che prevede un’azione coordinata ex ante nella comunicazione delle emissioni obbligazionarie per rifinanziare il debito dei singoli Stati. Infine, si prevede un rafforzamento dell’articolo 126 dei Trattati, relativo alla procedura di rientro per deficit eccessivo, tramite un meccanismo sanzionatorio automatico e delle penali anche in caso di voto cotnrario della maggioranza degli Stati membri, qualora non si rispettino i parametri del Trattato di Maastricht. Il quale, come ha ricordato Mario Monti alla sua prima uscita europea da premier, non è stato rispettato per la prima volta da Germania e Francia, Paesi che sono peraltro esclusi dal nuovo quadro normativo.

Potenziamento del fondo salva-Stati. La contrapposizione tra Cameron e Sarkozy non è stata l’unica. Angela Merkel ha rifiutato ancora una volta, nel corso della nottata, gli eurobond, proposti invece da Mario Monti con il supporto di Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, e di Christine Lagarde, numero uno del Fmi. Berlino non gradiva nemmeno il potenziamento a leva del fondo Efsf, né affidare la licenza bancaria al nuovo meccanismo per aiutare i Paesi in difficoltà Esm (European stability mechanism). La soluzione emersa alle prime luci dell’alba invece prevede che l’Efsf potrà operare a leva e sarà gestito direttamente dalla Bce nelle sue operazioni di mercato. L’entrata in vigore dell’Esm è stata anticipata al luglio 2012, mentre l’Efsf rimarrà attivo fino alla metà del 2013, al fine di concludere i programmi di salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo. Entro marzo 2012, inoltre, la dotazione del nuovo strumento Efsf/Esm – che comunque non avrà licenza bancaria – sarà ampliata a 500 miliardi di euro, ai quali si andranno ad aggiungere altri 200 miliardi che la Bce presterà al Fmi, e a sua volta l’istituzione di Washington girerà agli Stati membri sotto forma di prestiti bilaterali. In seno al Fmi si cercheranno altri fondi provenienti dalle economie emergenti: ieri il ministro delle Finanze brasiliano ha espresso la volontà di aiutare l’Europa. 

Il ruolo della Bce. Come si suol dire, il diavolo sta nei dettagli. I Trattati europei vietano alla Bce di erogare aiuti diretti ai Paesi in difficoltà, per questo è fondamentale il coinvolgimento del Fmi. Ieri il presidente della Bce Mario Draghi ha introdotto nuove misure di allentamento della politica monetaria di Eurotower, tra cui l’abbassamento ulteriore dei tassi d’interesse all’1%, tagliandoli quindi di 25 punti base, l’erogazione di due operazioni di rifinanziamento illimitate della durata di 36 mesi alle banche in difficoltà e l’allargamento degli strumenti finanziari accettabili come collaterale. Tuttavia, Draghi ha ribadito che l’acquisto dei bond dei Paesi periferici non sarà permanente. Come scrive il Financial Times, la posizione di Draghi rimane allineata con quella tedesca, ma l’affidamento alla Bce della gestione del fondo Efsf assomiglia al Tarp, il piano di salvataggio messo in atto nel 2008 dall’amministrazione Bush e dalla Federal Reserve per fronteggiare la crisi legata ai mutui Usa. «Si è arrivati a conclusioni che saranno dettagliate e attuate nei prossimi giorni, siamo vicini all'accordo per il patto fiscale, una buona base per una disciplina nella politica economica dei paesi membri» ha detto Draghi stamani, seguendo la linea tedesca. 

Coinvolgimento dei privati. Ribadendo quanto deliberato al Consiglio europeo dello scorso 21 luglio, quando è stato messo nero su bianco il secondo piano di salvataggio della Grecia, il coinvolgimento dei privati nei bailout seguirà la linea del Fmi. Lo ha detto presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, spiegando: «Il nostro primo approccio al coinvolgimento del settore privato è definitivamente tramontato». Spinta da Angela Merkel ma criticata da Eurotower, l’ipotesi prevedeva una ristrutturazione volontaria dei titoli periferici iscritti a bilancio dagli istituti di credito comunitari. Tuttavia, per i bond greci l’accordo sull’haircut, cioè il taglio al valore nominale, non è mai stato trovato anche se le ultime ipotesi si assestavano al 60 per cento. Nessun riferimento nemmeno alla questione che da una settimana è sulla bocca degli investitori di tutto il mondo: la garanzia comunitaria in caso di fallimento dei singoli Stati. 

 

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Commenti

Ecco,mi era sfuggito questo commento. L'articolo è stato corretto adesso ma è rimasta una frase da correggere alla fine del terzo paragrafo: "Germania e Francia, Paesi che sono peraltro esclusi dal nuovo quadro normativo".

L'articolo è stato modificato rispetto alla versione di questa mattina che sottolineava la non applicazione delle nuove norme per Germania e Francia. La frase a conclusione del terzo paragrafo però rimane "Germania e Francia, Paesi che sono peraltro esclusi dal nuovo quadro normativo". Non trovo conferma di questa notizia su nessun altro mezzo. A quanto mi risulta la modifica è stata concordata da tutti i 17 paesi dell'Eurozona più sei, o vero, tutti i 27 membri tranne Inghilterra, Repubblica Ceca, Ungheria e Svezia, come scritto nella seconda versione di questo articolo. Qualcuno può fornire un chiarimento al riguardo?

La BCE è stata creata e limitata di alcuni poteri al fine di non favorire alcuni stati piuttosto che altri. Quindi se la BCE in caso che uno degli stati europei avesse dei grossi problemi economici, intervenisse direttamente per salvarlo, farebbe un'azione contraria alla volontà dei trattati. Per non fare un'azione non consentita, come quella di girare direttamente dei fondi, dovevano riscrivere alcuni trattati, non avendolo fatto la BCE girerà al FMI tot miliardi di euro che poi saranno messi a disposizione dei singoli stati tramite il FMI.

Da un punto di vista meramente politico ed economico questo significa il fallimento del progetto europeo. Il coinvolgimento del FMI nel fondo salva stati significa il fallimento dela BCE e il successo della linea anglosassone di attacco e di sfondamento della linea Maginot Bruxelles-Francorte eretta dai franco-tedeschi. Del resto la nomina di Mario Draghi a Francoforte era un segnale forte per i franco-tedeschi. Purtroppo la BCE strutturalmente non potrà mai essere come la FED (e in questo i tedeschi hanno ragione) perché non esistono i "petroeuri" mentre esistono i "petrodollari". In sintesi, l'euro senza un mercato della materie prime e delle fonti energetiche come quello di Wall Street e della City sarà sempre una valuta di second'ordine rispetto al dollaro. Se la BCE si dovesse trasformare come la FED (come vogliono gli anglosassoni) significherebbe la fine dell'euro. L'attacco speculativo delle agenzie di rating anglosassoni al debito sovrano dei paesi dell'eurozona è un attacco all'euro per ristabilire gli investimenti in dollari e in titoli di stato americani da parte di cinesi, nipponici e latinamericani. Significa un'Europa sempre divisa e dipendente da Washington che è la princiapale finanziatrice del FMI. Certo, un'Europa unita sotto la leadership franco-tedesca mi terrorizza alquanto. L'Italia da quest'Europa franco-tedesca che viene ridimensionata dagli anglosassoni non conterebbe nulla, ma in questo modo oggi come oggi forse potrebbe contare un po' di più anche se noi siamo e saremo sempre un paese periferico. Quindi da una parte noi italiani dovremmo essere anche soddisfatti, dall'altro no. Perché questo è un successo di Washington e Londra e l'intervento del FMI (che in pratica presterebbe denaro alla BCE che a sua volta li presterebbe ai paesi dell'eurozona) ridarà ossigeno alla disastrata e superindebitata economia USA e britannica in primis strangolando nell'asfissia della recessione per oltre dieci anni i paesi PIIGS e non solo.

Si possono fare tutte le manovre che si vogliono ma non succederà nulla tranne che il nostro impoverimento. La politica come la finanza ha fallito ma non paga nessuno. Il debito, se fossimo un paese composto da gente di polso, lo faremmo pagare a chi lo ha creato e avallato da Andreatta a Ciampi e naturalmente Prodi compreso. Anche Berlusconi ha la sua parte. L'UE ha fallito e cerca di tenete alla canna un malato ormai terminale: IO NON CI STO!!!!! Le manovre fasulle di Monti ci stanno solo distruggendo, FERMATELO!!!!! UNA TRISTEZZA INACCETTABILE, QUESTO GOVERNO E' IL PEGGIORE CHE POTESSIMO AVERE!!!!! MEGLIO LA LIRA DA VIVO CHE L'EURO DA MORTO!!!!!!!!

La Francia e la Germania hanno aderito all'accordo!

"Entro marzo 2012, inoltre, la dotazione del nuovo strumento Efsf/Esm sarà ampliata a 500 miliardi di euro, ai quali si andranno ad aggiungere altri 200 miliardi che la Bce presterà al Fmi, e a sua volta l’istituzione di Washington girerà agli Stati membri sotto forma di prestiti bilaterali":

....non capisco bene forse la triangolazione , il senso e gli effetti...ma mi sembra che si faccia passare ossigeno vitale per i polmoni del malato nei polmoni peggio messi del cuginastro di wash. ...qualcosa non mi quadra ma il senso è della solenne fregatura...

qualcuno può meglio approfondire, grazie

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